“Dai una mano a un Romano”: il progetto per le “vittime silenziose” della Capitale

Dai una mano a un Romano

“Dai una mano a un Romano”. Questo è il nome dell’ultimo progetto dell’associazione no profit “Nove Onlus” . L’intento è chiaro: aiutare le famiglie e le persone residenti nella Capitale, messe in ginocchio dalla crisi economica. La perdita del salario o la sua sensibile diminuzione, così come l’importo sempre più esiguo della pensione hanno creato, negli ultimi anni, una grande “comunità” di persone che cercano di restare a galla senza perdere la propria dignità. Attraverso la collaborazione con i Servizi Sociali municipali e altre associazioni del terzo settore , “Nove Onlus” individua e fornisce assistenza a queste “vittime silenziose” non abituate a chiedere aiuto ma costrette a farlo a causa della difficile situazione attuale; non attraverso una donazione di denaro fine a se stessa seguendo lo schema benefattore-beneficiario, quanto tramite la formazione professionale e la fornitura di mezzi utili al lavoro, o grazie ad aiuti che permettano l’inserimento sociale, ristabilendo quindi una condizione di normalità sia a livello personale che economico. Partito nel Lazio, il progetto mira ad estendersi in altri capoluoghi italiani.

Nata nel 2012 da un gruppo di esperti di cooperazione internazionale, “Nove Onlus” impiega il 100% delle donazioni nei progetti a cui sono destinate (http://www.noveonlus.org/sostienici/diventa-sostenitore/). Per maggiore trasparenza, ha aperto due conti correnti in banche diverse: uno dedicato alle spese amministrative dell’associazione, ridotte al minimo anche attraverso il lavoro gratuito dei soci; l’altro riservato esclusivamente alla realizzazione dei progetti. Tra i quali c’è il Centro di formazione professionale femminile, avviato nel 2014 in Afghanistan, nazione in cui solo il 15,7% della popolazione femminile partecipa attivamente alla forza lavoro. I corsi offerti gratuitamente, mirati all’impiego o all’avvio di una attività autogestita per superare la ghettizzazione lavorativa delle donne afghane , comprendono Inglese, computer, cucina e scuola guida. Nei prossimi anni saranno integrati da corsi per operatrici di stampanti 3D e di tecnologia informatica e da questa iniziativa si prevede nascano anche modelli rivoluzionari per l’Afghanistan, come il primo servizio di “taxi rosa” e il primo “fab lab” femminile. Altro esempio delle attività estere di Nove Onlus, l’iniziativa in Etiopia che ha permesso a sei ragazze, appartenenti alla comunità dei lebbrosi di Kore, di seguire il proprio percorso accademico fino alla laurea, in un Paese in cui più del 50% delle donne è analfabeta.

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>