Birra Gourmet: l’altro modo di bere a pasto

Birra Gourmet

Domenica 22 e lunedì 23 maggio scorsi si è svolta nella Capitale una bellissima kermesse dedicata agli accostamenti cibo birra. Il titolo non poteva essere tra i più intriganti e propositivi: Birra Gourmet. Sottolineando così fin dal naming scelto che lo splendido prodotto beverino, realizzato con il luppolo, il malto e i lieviti da oltre 1100 birrifici italiani, può benissimo essere portato in tavola e associato ai piatti di alta gastronomia. Quando si pensa alla birra si pensa ad accompagnamenti tipo la classica pizza (che in questo periodo di sperimentazioni però sta diventando anch’essa gourmet e sempre più ricercata, grazie allo studio sulle farine, i lieviti, alle tecniche di impasto e di lievitazione), oppure alle patatine, alle olive e agli snack che in genere la accostano. Invece, la ricerca dei mastri birrai italiani offre una gamma di prodotti di alta qualità dai sentori e dai gusti diversificati, eleganti e intriganti, con alcolicità tale da poter scegliere la birra come degno accompagnamento di tavole più o meno ricercate. Si può passare dall’aperitivo ai primi strutturati, dai secondi di carne ai dolci bevendo birra senza avvertire la mancanza del vino. Per esempio, forse non tutti sanno che con la cacciagione la birra artigianale non stona affatto, anzi può aiutare a mettere in risalto la cottura e la lavorazione di queste carni. L’unica avvertenza da usare, quando si cercano gli accostamenti cibo birra, è quella di tenere a mente che la birra porta sempre con sé un gusto amaro (è la sua caratteristica principale, anche se oggi si possono trovare birre artigianali dalla personalità più dolce), amaricante direbbero i bier sommelier, per cui nei piatti bisogna saper abbinare questo sapore. Per il vino invece bisogna tenere d’occhio l’acidità.

Tutto questo è emerso durante Birra Gourmet che come evento, organizzato da Pietro Ciccotti e il suo team di Excellence, editore anche di una bella rivista dedicata alla gastronomia e ai modi di bere, ha presentato show cooking con chef stellati e non, dove esperti sommelier di birra hanno lavorato proprio sugli accostamenti. I piatti, presentati e offerti a quanti, pubblico critici giornalisti, decidevano di partecipare agli assaggi prenotandosi, spesso sono stati elaborati utilizzando la birra come ingrediente. Che tale prodotto possa essere usato in cucina non è una novità. Da tempo chef e cuochi che amano fare ricerca e esplorare nuove possibilità, accompagnano i piatti con gelatine, spume o riduzioni di birra. Per non parlare poi di brasati e lessati o paste asciutte e risotti in brodi di birra. Il tema principale però qui è stato sdoganare la birra artigianale, specialmente quella italiana, per accompagnare un pasto completo. Perchè, come hanno testimoniato i vari chef che sono intervenuti alla manifestazione, tra cui Giuseppe Di Iorio, Massimo Viglietti, Davide Del Duca, Sandro Masci e altri, le produzioni brassicole sono ancora ritenute inferiori al vino, nel senso che il cliente nel momento che si rapporta con uno chef o con un ristorante stellato si aspetta che i maestri di sala o i sommelier consiglino un buon vino, piuttosto che una birra. E questo nonostante sia entrato l’uso di mettere una piccola selezione di birre accanto o sulla sulla carta dei vini. Certo è che come dice Paolo Gramaglia, chef stellato del President di Pompei, se si decide di offrire anche una carta delle birre bisogna davvero conoscerle e bene per poterle consigliare ai clienti, perché appunto – come si diceva sopra – gli accostamenti sono di diverso tipo.

Birra Gourmet è stata anche l’occasione per riunire e far discutere intorno ai temi di cucina gli chef romani. “Dialoghi della Cucina” è stato il format utilizzato, dove argomento principe era appunto la birra artigianale, la sua crescita qualitativa in Italia e il suo utilizzo in cucina. Da lì sono emerse importanti indicazioni per il futuro e comunque la consapevolezza che c’è un altro modo elegante e intrigante di accompagnare i pasti, che ormai non sono più monopolizzati solo dal vino. Sempre all’interno della manifestazione si è svolta la premiazione del contest, realizzato da Ramona Di Meola, food blogger, giornalista e organizzatrice di eventi, dedicato all’Olio Clara, che ha visto partecipare oltre 28 food blogger romani. Il primo premio se l’è aggiudicato Raffaella Caucci, superando il collega Andrea Zinno. Cosa interessante è stato lo show culinario finale dei due blogger, che hanno presentato una rivisitazione della cacio e pepe, tradizionale piatto romano, giudicati da una giuria di cuochi esperti. Per una volta insomma le parti si sono invertite e la cucina è tornata ad essere un gioco, un elemento conviviale unificante e non un luogo di sfide e di giudizi. Infine non va dimenticata la location scelta per ospitare questo primo evento di Birra Gourmet: l’Opificio Romaeuropa. Splendida struttura, situata nel cuore del quartiere Ostiense, vicino all’ex porto fluviale e a quella che avrebbe dovuto diventare la Ripa dei Teatri. Al suo interno nel piano superiore hanno trovato posto gli espositori di birre artigianali, che hanno presentato prodotti di equilibrio, qualità e gusto. Nel piano inferiore invece si sono tenute le esibizioni, gli incontri e i convegni. Vincente infine è stata l’idea di invitare e far esibire anche le scuole di cucina della Capitale. Si inizia da lì a promuovere l’uso e l’attenzione per la birra artigianale: dalla formazione degli chef del futuro.

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