La bruschetta come street food

la bruschetta come street food

Lo street food non è una peculiarità italiana. Nel mondo ci sono molti piatti che possono essere catalogati come cibo da strada. E chi ama viaggiare si sarà imbattuto in tanti diverse opzioni, più o meno originali. Nel menù italiano però ci sono creazioni gastronomiche che possono benissimo essere pensate come street food. Una di queste è la bruschetta, che Brusco Lo Strabuono (il nome è già tutto un programma) ha eletto come nuova proposta della Capitale in fatto di street food. Aperto dal mese di luglio, grazie all’iniziativa di tre giovani amici, di cui uno solo nella vita di occupa di cucina, Brusco ha deciso di presentare questo nuovo format con varianti interessanti, alcune anche molto azzardate.

La bruschetta “ajo e olio”, o con pomodoro crudo, sedano e olio, è un piatto della tradizione, su questo non c’è dubbio. Romana di nascita, è ormai adottata da quasi tutte le altre regioni, per la sua facilità di preparazione, ma anche per essere gustosa e non impegnativa. Finora non è mai stata esplorata o pensata come cibo da strada. Diciamo intanto che parente dello street food a tutti gli effetti può essere considerato il pane bruscato e mangiato durante le nottate che seguono la spremitura delle olive, quando appunto ci si avventura ad assaggiare l’olio novello. Chi ha partecipato a questi rituali nei frantoi sa che la facilità di consumo della bruschetta, mangiata con le mani, in piedi e senza troppe formalità, ha in sé le potenzialità per diventare un piatto e un cibo da strada. Che la bruschetta possa essere un facile e intuitivo street food è chiaro anche per il fatto che al ristorante sono pochi i seguaci del Galateo che affrontano la bruschetta in maniera colta: ossia con forchetta e coltello.

Per questo, ritornando a Brusco Lo Strabuono, l’intuizione dei tre ragazzi, Valeria Bortolan, Stefano Bugoni e Alessandro Bursi, che stanno dietro al progetto gastronomico, è intrigante e geniale. Intrigante perchè abbina un elemento della tradizione italiana, il pane bruscato facile da preparare e comodo da mangiare, con un elemento di grande e indubbia attualità come lo street food. In pratica da Brusco potete entrare e scegliere la bruschetta che più vi appartiene e vi caratterizza, in un menù con ben 20 diversi gusti, e mangiarvela al volo appoggiati ad uno dei tavoli del piccolo locale oppure optare per un take away. Geniale perché la bruschetta ha infinite varianti e può diventare un piatto gourmet, arricchito con ingredienti di prima scelta. Può fare da Primo, Secondo – con la normale differenziazione tra secondi di carne e secondi di pesce – e Dessert. Tanto per fare degli esempi pratici, da Brusco si può decidere di mangiare una bruschetta con lasagne alla bolognese, una bruschetta alla Bismark, con uovo e salsiccia (non facile da addentare senza far colare il tuorlo dell’uovo), e in chiusura un bella bruschetta di crema pasticcera e pinoli, due ingredienti che rientrano nella preparazione della “torta della nonna” (e qui torna la tradizione).

La filosofia del locale prevede il cambio dei menù per seguire la stagionalità dei prodotti dell’orto. Si punta alla qualità e si vuole caratterizzare il posto non solo come una semplice bruschetteria da strada, ma come un locale gourmad a dispetto dei prezzi abbordabili. La variante più costosa si aggira intorno ai 3,20 €, anche se in qualche caso il menù può prevedere l’aggiunta di un ingrediente con soli 50 centesimi in più. Base di partenza da 2,50 €. Non una grande spesa se si pensa che le bruschette sono ben farcite e che le fette di pane sono tutte dello stesso formato, sia in grandezza che in spessore, a garantire una porzione abbondante per ogni variante. Già due sono più che sufficienti a saziare e chi scrive lo ha provato di persona. Forse l’unica pecca è proprio il pane. Sia lecito una piccola critica. Nelle varianti da dessert sarebbe meglio prevedere un tipo di pane dolce, perché quello senza sale contrasta con la crema pasticcera e quindi alla fine non lascia soddisfatto il palato.

Tornando a parlare del pane, siamo sicuri che qui ci saranno in futuro le maggiori novità. Perché se è vero che sulla fetta bruscata si possono servire piatti da menù gourmet – come la Pin Up (radicchio stufato, gorgonzola e salsiccia sfumata all’aceto balsamico), la Saint Tropea (cipolla caramellata, taleggio fuso e pancetta croccante), la Cacio e Pepe (spaghetti cacio e pepe), la Cacciatora (pollo alla cacciatora) e via dicendo -, anche la base potrà subire varianti, seguendo le mode della panificazione con fette integrali, farine speciali, al mais, al farro e altro ancora, offrendo menù sempre più sofisticati anche se stiamo parlando pur sempre di un cibo da strada.

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