E’ italiano il più bravo cercatore di funghi

Cercatori di funghi

Si chiama Giuseppe De Moro, ha 50 anni ed è il campione del mondo dei cercatori di funghi. Ha vinto la quarta edizione del Campionato mondiale del Fungo, che si è svolto nei giorni scorsi in Emilia Romagna, vive a Genova dove fa il commesso in un negozio di articoli da pesca e ha sfidato altri 522 avversari provenienti da sette differenti nazioni. La sua è una passione che si è trasformata in una vera ossessione. Come uno sportivo si è allenato a fondo e al secondo tentativo ha vinto. L’anno scorso aveva gareggiato sempre negli stessi boschi, ma non aveva preso nulla. Allora in estate è tornato per studiare a fondo il terreno, gli anfratti, le zone ombrose, quelle umide, quelle muschiate, quelle più riscaldate dal sole. A queste nozioni. Diciamo a pure a questa preparazione, ha associato i consigli della tradizione familiare. Il padre e il nonno sono stati ottimi cercatori di funghi, sempre rispettosi dell’ambiente boschivo, quasi al limite della paranoia. “Nessuno deve sapere che sei passato per il bosco”. Una massima di rispetto per l’ambiente naturale, per preservarne la bellezza e l’ammirabile ecosistema, dove tutto è perfetto anche e soprattutto senza la presenza dell’uomo. Pure una massima di raffinata scaltrezza, perché il cercatore di funghi è, per letteratura, notoriamente geloso delle proprie aree, come lo potrebbe essere un cercatore d’oro – e non solo perché i funghi sono venduti alle volte “a peso d’oro”. Lasciare il bosco così come lo si è trovato, dopo il proprio passaggio, specie se ricco di porcini o altre pregiate specie, è una accortezza importante. Così come va in questa direzione un’altra massima sempre proveniente dalla famiglia De Moro: “Raccogli solo quello che spunta dalla terra ed è visibile, non scavare o smuovere il terreno e le foglie”. Anche questa regola va nella duplice direzione della salvaguardia del paesaggio boschivo e in quella della salvaguardia dei propri percorsi di ricerca.

Cercare funghi non è facile. È un’attività impegnativa, ma che avvince. Il Campionato mondiale, che si è da poco concluso, ha messo bene in evidenza quanti siano gli appassionati nel mondo. E anche quanto sia poco conosciuto il prodotto fungo, non tanto nella classificazione naturale delle varie specie e sottospecie, ma soprattutto nel capire quando, come e perché il fungo prende vita. Alcune teorie affermano che il fungo è solo la punta di un iceberg, l’emersione di spore che vengono prodotte da una vasta e fitta rete che sta sotto terra, detta micelio, fragile e delicatissimo, incapace di sopportare la luce del sole così come l’aria aperta, che nei boschi può estendersi anche per chilometri. Questa fitta catena quasi elementare di cellule ha un compito fondamentale, secondo gli studiosi. Sarebbe il trait d’union tra la vita e la morte. In pratica il micelio sarebbe in grado di trasformare le sostanze morte del terreno: foglie, frutti, residui provenienti dalla decomposizione di animali e insetti, in sostanze vitali per le piante del bosco. Questa vasto reticolato di cellule semplici, che abita e vive in simbiosi con l’apparato radicale degli alberi, contribuirebbe alla rigenerazione della biosfera nel suo complesso, fornendo i nutrimenti essenziali alle piante, che sono in grado di trasformare l’energia solare in calorie a disposizione della vita degli esseri viventi attraverso la fotosintesi. I funghi sarebbero quindi la parte emersa del micelio, friabile e delicato, quindi non preservabile nello scavo del terreno, che di tanto in tanto produce appunto questi strani esseri. Perché si manifestino non è ancora chiaro. Di certo è che la loro presenza affascina migliaia di persone.

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