Eurasia, Ilmondoarovescio. Una musica tuttaltro che sottosopra

eurasia

La formazione degli Eurasia, nuovo nome per quattro ragazzi dalla lunga esperienza nel mondo musicale italiano, ha fatto uscire qualche mese fa un album piuttosto coraggioso e controcorrente, di Jazz rock con venature Progressive e Fusion. Abbiamo sentito due di loro, che vivono in città differenti, in collegamento Skype.

Eccoci con Marco e Paolo degli Eurasia per il loro nuovo album Jazz rock “Ilmondoarovescio”.
M: “È uscito nel 2017 per la Banksville records, gestita da un ragazzo italiano, che ha preso sul serio questo progetto. Speriamo che vada avanti.”

Formazione nuova ma ognuno di voi ha una lunga esperienza nel settore musicale.
P: “Sì abbastanza, ciascuno di noi ha militato in diversi gruppi di diverse estrazioni musicali. Fondendo insieme le varie esperienze il risultato è “Ilmondoarovescio”!”

Ma gli Eurasia sono quattro o sono cinque nel gruppo?
M: “Sono quattro, per una scelta iniziale. È stato realizzato il CD con la collaborazione di Moreno Delsignore, lo storico cantate degli Scomunica che conoscevamo da tempo. Anche lui ha voluto mettersi in gioco, cosa che non era nei suoi standard essendo lui un cantante rock. Non è stata un’operazione semplice ma è riuscita. Gli Eurasia sono Marco Cavallo, Paolo Cagnoni, Diego Marzi e Simone Torriano.”

Chi ha scritto i testi?
P: “La maggior parte dei testi sono opera di Diego.”

La copertina è semplice ma interessante: questo uomo in bianco e nero che sale o scende.
M: “Come puoi ben vedere l’uomo sale e scende a seconda di come lo si guarda. Mauro Massa lo ha ideato e disegnato, il bianco e nero è stata una decisione precisa.”

Ci sono canzoni con stili e approcci differenti.
M: “Questo sta anche nel nome Eurasia, dove c’è un’apertura di luoghi molto ampia e non ci si fossilizza sulle solite cose.”

Quindi “Eurasia” non è un nome scelto a caso.
P: “Lo abbiamo scelto per rappresentare le influenze anche culturali che si riflettono nei testi, che prendono spunto dalla cultura euro asiatica. Da Zai a Orwell a Wiggenstein abbiamo cercato un nome che fosse il compendio di ciò che vogliamo dire con la musica e con i testi. Ci sono diverse influenze naturalmente sviluppatesi durante la composizione.”

Nove pezzi sono cantanti in italiano, uno in giapponese. Come vi è venuta l’idea?
M: “Abbiamo avuto un lungo periodo di preparazione del disco, durato circa tre anni. “Sorano Tamoto” è la sigla di un cartone animato giapponese, “Gundam”, un omaggio fatto al batterista, appassionatissimo delle serie giapponesi. È stata adattata all’Eurasia con l’aggiunta del quartetto d’archi Artemide nostro ospite.”

Ma è “Sorano Tamoto” o “Sora No Tamoto”?
P: “È una vicenda complicata. Al momento che abbiamo preparato il layout del disco, per i diritti non sapevamo come depositare il pezzo, essendo una cover. Marco ha contattato la SIAE giapponese e sul loro estratto compare come “Sorano Tamoto”.

Ricordiamo i vostri riferimenti su Facebook.
P: “Siamo ”Eurasiaband.it”, che è anche l’indirizzo del sito in fase di costruzione.”
M: “Fino al 30 agosto l’album si poteva scaricare dal nostro sito, ora si può acquistare direttamente  sul sito di Banksville o distribuzione Audioglobe o su Spotify.”

State facendo concerti per promuoverlo?
P: “Stiamo preparando la stagione live, siamo ancora in definizione. Riferitevi al nostro Facebook per le date.”

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