FLORENTINO PEREZ: IL MANGIALLENATORI

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“Il mestiere dell’allenatore è il più difficile in assoluto”. Chi segue il calcio avrà sentito pronunciare questa frase almeno un milione di volte. C’è un luogo però, in cui questa sentenza pare essere più vera che in altri lidi: Madrid, più specificatamente, sponda Real. L’ultima testa a rotolare sulla panchina del Santiago Bernabeu è stata quella di Rafa Benitez. L’ex tecnico del Napoli non è riuscito, nei pochi mesi alla guida della squadra reale, a farsi amare dalla tifoseria “blanca” e men che meno dalla sua squadra. Al suo posto è stato scelto Zinédine Zidane, grande campione del recente passato e icona del calcio nella capitale spagnola. Si, ma quanto durerà? Eh già, perchè mettendosi a scorrere l’elenco dei malcapitati che hanno occupato la scomoda panchina, per trovare un minimo di stabilità bisogna tornare indietro fino ai giorni di Vicente Del Bosque (dal ’99 fino al 2003). E anche in quel caso, nonostante la vittoria di otto trofei in quattro stagioni (una media mica da ridere), il baffuto santone spagnolo venne accompagnato alla porta dall’allora presidente Florentino Perez, per non essere riuscito a portare in dote la terza Champions League della sua gestione. Il punto di contatto tra passato e presente è proprio il presidentissimo, che pochi giorni fa ha siglato l’addio a Benitez, che proprio lui aveva scelto per sostituire un altro grande della “panca”: Carlo Ancelotti.

Al di là delle capacità professionali dei tecnici, è stata probabilmente l’isteria del gran capo a non fare le fortune del Real. Ad esempio quando nell’immediato “post Del Bosque”, con Quieroz nuova guida tecnica, si buttò “anima e core” nell’acquisto di David Beckham e lasciò partire a parametro zero un giocatore chiave a livello tattico come Makélélé. In questa operazione si potrebbe riassumere l’intero arco del “Perez pensiero” secondo cui lo strapotere tecnico può sopperire alla totale mancanza d’equilibrio. Ma nel calcio qualcuno deve “far legna” per poter permettere a quelli bravi di lasciar scorrere libero il genio. E così, sotto la scure del presidentissimo sono caduti in serie lo stesso Queiroz, Camacho e Remòn (nel solo anno solare 2004) e poi Luxemburgo e Lòpez Caro. Le dimissioni del 2006 non interrompono la cattiva sorte dei tecnici madridisti e quindi Capello prima (con una Liga vinta) e Schuster poi (Liga e Supercoppa di Spagna) vengono silurati dal direttivo “blanco”, allora guidato da Ramòn Calderòn. Il 1° giugno del 2009 però Florentino torna in sella e per l’insediamento prepara i fuochi d’artificio. Dal Milan arriva Kakà per 67 milioni di euro e quindi Cristiano Ronaldo, strappato al Manchester United con un assegno da 93 milioni di euro, record che verrà eclissato solo dall’acquisto di Gareth Bale. Dopo due stagioni a pancia vuota sotto Juande Ramòs e Pellegrini (entrambi durati una sola stagione), il triennio di Mourinho segna un’era di vittorie (una Liga, una Coppa Del Re e una Supercoppa di Spagna), come a voler evidenziare che in questo sport la continuità tecnica alla fine, paga. La mancanza della decima Champions League nella bacheca madridista è un tarlo che Perez non riesce a sopportare e quindi fuori Mourinho, dentro Carlo Ancelotti. Il regalo per “Carletto” è di quelli pesanti: per circa 100 milioni di euro (cifra mai ufficializzata, probabilmente proprio per la sua assurdità) arriva Gareth Bale dal Tottenham. Proprio in quella stagione arriva la tanto sospirata “decima”, per di più in finale contro i rivali cittadini dell’Atletico. Nonostante questo e altri tre trofei (Supercoppa di Spagna, Supercoppa Uefa e Mondiale per Club), il regno di “Carlo Magno” (credits: stampa spagnola) dura solo due stagioni. Il bilancio della gestione Perez recita: 12 allenatori sostituiti e circa 1200 milioni di euro spesi. La sorte di molti ora è toccata anche a Benitez e chissà se toccherà anche a Zidane. Dalla sua il francese avrà la libertà di operare all’interno di una stagione in parte già segnata anche se, come dimostrato dalla storia, anche una vittoria potrebbe non bastare. Anche in questa occasione tutto sarà in mano a Florentino. Il circolo vizioso ricomincerà?

Giacomo Capellini

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