GOLDEN GLOBES: Di Caprio e Stallone mettono tutti K.O

Di Caprio Stallone ko

Cosa resterà dei Golden Globes 2016? Poco a dire il vero. La mastodontica maratona (quattro ore tra red carpet e premiazione, uff…), ultima fermata prima del capolinea degli Oscar sulla lunga tratta annuale degli “awards”, se ne va lasciando pochi momenti di vero “entertainment”. La conduzione per la quarta volta è affidata a Ricky Gervais, che però non sembra in grado di riprodurre l’effetto scandalo che aveva accompagnato le sue precedenti tre edizioni. Il monologo iniziale, tara su cui si calibra il tiro della serata, passa con poche battute veramente graffianti e tante conferme dello stile del comico inglese. E così sotto il fuoco britannico, passano il fu Bruce Jenner, ora noto come Caitlyn, che ha reso “un grande servizio al mondo transgender, meno a quello delle donne al volante” (riferimento all’incidente mortale di cui è stato protagonista), la chiesa cattolica, al centro del film-inchiesta “Spotlight” sugli abusi, rimasti impuniti, dei preti sui bambini che per Roman Polanski sarebbe “il miglior film della storia” (il regista è stato condannato per violenza sessuale su una minore); le prende anche Ridley Scott e il suo “The Martian”, inserito a sorpresa tra i nominati per “Film di Commedia o Musical” e che si porterà a casa due globi, per il miglior film di categoria e per il suo protagonista, Matt Damon. Strano caso, quello dell’ultima fatica del regista inglese, talmente particolare nella sua struttura da risultare, effettivamente, incatalogabile. Gervais infine riserva l’ormai solito trattamento rude nei confronti delle celebrità in platea (“A nessuno nel mondo importerà di questo premio quanto a voi”). Per quanto riguarda i “globi” per il cinema, la parte della cenerentola inattesa la recita lo “Steve Jobs” di Danny Boyle, snobbato al botteghino, che però trionfa con Kate Winslet (miglior attrice non protagonista in un film drammatico) e Aaron Sorkin (miglior sceneggiatura). Atteso e confermato invece, è il trionfo di “The Revenant” di Iñárritu, che conquista i premi per la miglior regia, il miglior film e il miglior attore protagonista di un “Drama” andato a Leonardo Di Caprio. “Lionardo“, al suo terzo Golden Globe, per motivi diversi finisce con l’essere il vero il mattatore della serata: prima “l’incontro-scontro” con Lady Gaga, in un video che è diventato virale nel giro di poche ore. Quindi l’abbraccio con l’amica Winslet, altra sopravvisuta ad un potenziale “stronca carriere” come “Titanic“. Infine il discorso sul podio dei vincitori, in cui la star dedica il premio ai nativi americani “alla loro storia, che va finalmente riconosciuta”, in un ideale passaggio di consegne con uno dei miti del passato, Marlon Brando. Che sia stata la prova generale per il tanto sospirato Oscar? Il grande escluso è Quentin Tarantino e il suo “The Hateful Eight” (solo tre nominations), che tuttavia riesce a ritagliarsi indirettamente un ruolo da protagonista dell’evento, andando a ritirare il premio alla “Miglior colonna sonora”, conquistato da Ennio Morricone. Il regista americano, con il suo solito stile tracotante considera il maestro italiano “meglio di Mozart e Beethoven” e quasi a volersi attribuire ulteriori onori, prosegue affermando che grazie ad un suo film, “ha finalmente vinto il premio che non gli era mai stato consegnato in America” (in realtà il palmarès di Morricone include altri due Golden Globe e un Oscar, anche se alla carriera). L’incontro tra Gervais e Mel Gibson arriva come una medicina a risollevare i presenti dal torpore dilagante. Il comico inglese, nelle passate edizioni, era andato giù duro nei confronti del vecchio “Mad Max” e anche questa volta non è da meno. Prima suggerisce che sia meglio tenerlo lontano dall’alcol quindi, volendo dire una cosa carina su di lui, afferma che sia preferibile “farsi un drink con lui, piuttosto che con Bill Cosby”. Infine quando è in sua compagnia sul palco, gli chiede delucidazioni sul significato dell’espressione “Sugar tits”, termine che Gibson utilizzò nei confronti dell’agente di polizia donna che lo aveva arrestato in uno dei suoi tanti eccessi. Il momento clou della serata arriva però grazie al più inatteso dei vincitori: Sylvester Stallone. “Sly” infatti, si porta a casa il premio come “miglior attore non protagonista” per “Creed”, in cui interpreta per la settima volta il ruolo di Rocky Balboa. Accompagnato dal tema principale del film e da una standing ovation senza fine, lo “stallone italiano” ringrazia il suo più famoso alter ego cinematografico, definendolo “il miglior amico immaginario che abbia mai avuto”. Un vero k.o per tutti, anche per Denzel Washington, a cui viene conferito il “Cecil. B. DeMille Award” (il premio alla carriera). Grandi delusioni invece per due dei titoli maggiormente quotati: “La grande scommessa” che nonostante il cast di stelle (Bale, Pitt, Gosling, Carrel), resta a mani vuote così come “Carol” le cui due protagoniste (Blanchette, Mara), candidate al premio di miglior attrice, si vedono soffiare il riconoscimento da Brie Larson, star di “Room”. Jennifer Lawrence, conquista invece il titolo di “miglior attrice protagonista in una commedia” per “Joy”, di David O. Russel. Il miglior film d’animazione è “Inside Out“, mentre a trionfare nel miglior film straniero è l’ungherese “Il figlio di Saul”.

Per quanto riguarda i premi Tv, “Mr. Robot” si aggiudica il premio di “Miglior Serie Tv” (superando gli arcinoti “Game Of Thrones” ed “Empire” oltre alla sorpresa “Narcos”) e il “Miglior attore non protagonista” andato a Christian Slater (bentornato!). L’interessante ed elegante “Mozart in the Jungle” si prende il premio di “Miglior serie Comedy” e per il “miglior attore protagonista” della categoria, andato a Gael Garcia Bernal che lo dedica “alla musica”. Una sguaiata Taraji P. Henson vince il premio come “miglior attrice protagonista in una serie drammatica”, mentre Jon Hamm è il suo corrispettivo maschile per “Mad Men”. Lady Gaga è la “miglior attrice in una mini-serie” per “American Horror Story: Hotel”, mentre Oscar Isaac, sotto lo sguardo fiero di Harrison Ford, co-star nel nuovo “Star Wars” vince con la sua performance in “Show Me a Hero”. “Wolf Hall” è la miglior mini-serie Tv, mentre Maura Tierney si porta a casa il premio di “miglior attrice non protagonista”.
Cosa resterà, quindi, di questa cerimonia? Di sicuro la fatica, per gli spettatori dello show costretti a seguire una diretta infinita a causa delle mille interruzioni pubblicitarie (i lamenti italiani sulla faccenda appaiono, in confronto, del tutto immotivati), così come per il suo conduttore che suggerirà “Potevamo fare tutto in mezz’ora no?”. In effetti sarebbe stato meglio.

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