“Il canto dell’oca” di Flavia Giovanardi

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“Nel labirinto dove a lungo mi sono rinchiusa ho incontrato i miei demoni, e avevano i tuoi occhi; forse non li ho vinti, ma ora li riconosco e posso chiamarli per nome.”

Parliamo dei demoni che ricorrono spesso in una relazione extraconiugale. I demoni affrontati dalla protagonista de Il canto dell’oca, di Flavia Giovanardi, edito da Robin. La protagonista è una donna senza nome, sposata e con due figli, che ci narra la sua lunga e tormentata relazione con un altro uomo giunto improvvisamente nella sua vita.

Una storia con alti e bassi, in cui lei mette il cuore e l’anima pur di stare con lui, anche per brevi momenti, scoprendo con il tempo di non ricevere nulla in cambio.

Dal suo amante non scoprirà mai nulla di personale: nessun racconto del suo passato, nulla che le doni una maggiore conoscenza dell’uomo con cui condivide attimi di passione alle spalle della famiglia. Quello che all’inizio sembrava solo un gioco si tramuta in un incubo. Come fare per uscirne? La protagonista troverà le risposte nelle memorie di sua madre, Il canto dell’oca – da cui prende il titolo il romanzo – che in passato aveva vissuto un’esperienza simile.

“…una specie di canto del cigno, ma l’autrice si schermiva dicendo che, dello splendido uccello, non aveva mai avuto l’eleganza né la bellezza, forse nemmeno in gioventù, e certamente non ora, da povera vecchia, alla quale molto più si addiceva lo starnazzare sgraziato di un volatile cialtrone, certo poco incline a tenere il becco chiuso; un’oca appunto.”

In questo romanzo si può trovare la pura narrazione, l’evolversi della vicenda attraverso i pensieri della protagonista, al cui centro si trova l’uomo che ha stravolto la sua vita. Una storia comune che potrebbe appartenere a ciascuno di noi e in cui di conseguenza ci si potrebbe riconoscere. Il canto dell’oca riesce indubbiamente nell’intento di mettere in luce tutta la drammaticità delle conseguenze che chiunque subirebbe trovandosi in simili circostanze. Un invito a riflettere, forse, prima di abbandonarsi a un incontrollabile impeto di passione, o a uscirne nel modo giusto quando sembra troppo tardi.

Come nasce quest’opera letteraria?

Non c’è stato un momento in cui ho deciso di scrivere un libro. All’inizio erano appunti, poco più di semplici note raccolte grazie al lavoro di mediazione e consulenza familiare in cui incontravo coppie che mi portavano le loro storie, storie di amori che fanno soffrire, a volte storie di amori finiti. C’erano delle ridondanze, pur nelle infinite sfaccettature dei diversi racconti, dei temi ricorrenti e, per tutti, la centralità e l’importanza della relazione, anche se infelice. Ho spesso desiderato di avere le parole giuste, di saper dare aiuto; ho imparato ad accettare che non sempre è possibile, non sempre è facile. Ho pensato che un romanzo era un modo per dar voce a quei frammenti di vita, trasformandoli in una storia di emozioni forti, d’amore, di rabbia e di lotta.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Diciamo che mi piacerebbe poter essere uno specchio. Come dice il sottotitolo del mio romanzo, si narra la storia di una donna, di un uomo e di un labirinto; è unica, come tutte le storie, ma potrebbe capitare a chiunque e i miei protagonisti, per questo, non hanno nome. E’ una storia che evoca temi esistenziali come il tradimento, l’abbandono, la passione, la memoria e il perdono; temi che attraversano prima o poi la vita di noi tutti. Vorrei che chi legge potesse avvertire una risonanza, un’affinità, riconoscersi in un pensiero, in una tonalità, in un particolare. Il messaggio che vorrei lasciare è lo sforzo della benevolenza, della compassione, dell’accettazione della nostra umana fragilità.

Leggi il mio libro perché…

Perché abbiamo tutti bisogno di lasciare spazio alle emozioni e ai sentimenti e abbiamo anche bisogno di impararli, di capirli, di accettarli. Viviamo in un mondo caotico e frettoloso, dove le relazioni umane vengono inghiottite e vomitate come in una specie di bulimia collettiva, dove tutti inseguono il feticcio della relazione per sempre felice, simbolo di successo personale, poi la sera, a casa, alziamo gli ascolti dello psicanalista guru che, in tv, ci spiega l’amore: lo seguiamo incantati, avidi di ricevere quell’educazione sentimentale che non si impara a scuola, illusi di poter afferrare il segreto della felicità. Credo che il mio romanzo possa dare un piccolo contributo, possa far riflettere.

E poi perché, se lo leggi, ti prende, come se fosse un giallo, ti incalza e non ti molla più, come un’ossessione. E cosa c’è di più bello che farsi prendere dalla lettura?

Progetti futuri?

Sto lavorando a un altro libro, ma sono lontana dalla fine. Insomma, lavori in corso e altre idee, ma ancora niente di cui si possa dire.

Il canto dell’oca di Flavia Giovanardi merita 5 stelle su 5.

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