Il Doppio, Mangiare e Bere

Il Doppio, Mangiare e Bere

Il Doppio. Mangiare E Bere compie un anno e ha celebrato l’avvenimento con una cena particolare, cui è stata invitata la stampa romana specializzata, per far apprezzare la cucina e l’atmosfera del locale di via Rodi 16, nel quartiere di Prati-Trionfale. Allestito in maniera sofisticata, piccolo e accogliente, ha un’aria postindustriale molto chic, con pareti in calce grigio latte, di cui una con una lunga rete metallica a maglia quadra, che annega nell’intonaco per tutta la lunghezza del muro, disegnando una sorta di boiserie contemporanea a tutt’altezza, e che alleggerisce e si differenzia dalle altre. Il colore che predomina è sul tema del bianco e la scala dei grigi, compresi tavole e sedute, che vengono esaltati dalle luci. Insomma Il Doppio si discosta piacevolmente dai soliti arredi in legno e si configura come un unicum invitante, il cui primo impatto potrebbe mettere un po’ di dubbio, o anche a disagio, ma che in effetti alla fine appare funzionale all’idea di cucina delle due proprietarie. Verrebbe da dire guidato da concetti feng shui, orientato com’è sull’esperienza da far percorrere al cliente, evitando le dispersioni di attenzione che i colori strillati possono indurre. Il Doppio perché è gestito da due affabili e dinamiche sorelle, Romana, che si occupa della cucina, e Marta, che è la regina della sala. Entrambe provenienti da studi differenti e con altre esperienze alle spalle, anche se la cucina e la ristorazione l’hanno respirata fin da piccole, visto che la famiglia ha posseduto un locale per oltre 40 anni.

Da quanto sopra detto è chiaro che il focus della serata è stato sul menù, vario e divertente, con portate che hanno messo in evidenza un concetto di cucina essenziale: anche giocata sul colore nel piatto, ma non incline a svariare in mirabolanti costruzioni o architetture, con summe di sapori eccessive. Antipasto, primo e secondo, sono stati semplici nella scelta degli ingredienti, ma strutturati con cura e dettaglio. Niente eccessi gastronomici, piuttosto pulizia di linee e nettezza di sapore. Come benvenuto agli ospiti la cucina ha servito un gazpacho leggero con verdurine in pinzimonio. Per antipasto è arrivata invece una polpettina di melanzane su coulis di pomodoro, doppiata da una polpettina di bollito su salsa BBQ. Come primo sono stati presentati ravioli di Castelmagno e asparagina con asparagi e polvere di speck. Come secondo un filetto di maiale semibrado alla senape con scalogno brasato. E per finire una millefoglie sublime e delicata nella sua consistenza. Ottimi gli abbinamenti con i vini e soprattutto ottimi i vini. Dalla Falanghina del Sannio DOP “Albanora” 2013 al Nebbiolo Colline Novaresi DOC “Flores” 2014, per finire con il Moscato D’Asti “Filari Corti”

Insomma l’equilibrio è quello che ha contraddistinto le portate e dispiace solo per il fatto che nel secondo la consistenza della carne fosse leggermente troppo asciutta. Piccolo neo dettato da un imprevisto di sala che ha fatto attendere una decina di minuti in più la consegna della portata. A riprova che la migliore cucina ha i suoi tempi di eccellenza e che l’imprevisto può essere sempre dietro l’angolo – come spesso accade nella vita. Nonostante questo, ottima è stata la scelta dell’accostamento in agrodolce. Il risultato finale è stato una cena piacevole, per nulla prevedibile e, cosa ancora più interessante, lontana per una volta dai piatti della tradizione. Insomma, una serata dove Romana Cipriani ha voluto far emergere gli assunti principali della sua cucina creativa, summa delle esperienze attuali e di quelle pregresse, tra Ristorante George’s e L’Enoteca Ferrara.

Da sottolineare la scelta delle materie prime e dei relativi fornitori (Mancini e Lagano per la pasta di grano duro, Mauro Secondi per la pasta fresca, Bombelli, Longino, Officine del Gusto e Orme per le carni, Tiziana Gallo, Teatro del Vino, Co.Vi.Bio. per i vini) che spiegano anche come sia alta l’attenzione per la qualità. Del resto la nuova cucina non può prescindere dalla ricerca per la materia prima. Per trovare sempre nuovi stimoli e nuove idee, il cuoco oggi si applica con costanza e si documenta sull’ingrediente, che gioca una parte determinante nella riuscita della sua cucina prima ancora della tecnica, che si affina nel tempo. Romana ha in sé questa tensione che porterà a far crescere “il Doppio”, un luogo essenziale, rigoroso, elegante, con l’aiuto ovviamente della sorella Marta, affabile e gentile in sala senza eccedere.

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