Il meraviglioso libro di Silvia Nitrato Izzo

“Il giorno in cui invitai l’ansia a prendere un tè” è libro che racconta una storia nella quale è difficile discernere la realtà dall’immaginazione, il sogno dal vero.

L’opera tratta del rapporto della protagonista con due personaggi “scomodi” della sua vita ed il percorso per superarne la difficile presenza.

Ansia e Disturbo Ossessivo Compulsivo diventano esseri antropomorfi assumendo le sembianze di due persone. Il confronto tête à tête avviene davanti ad una tazza di thè in quella che sembra essere una seduta psicoterapica con le proprie insicurezze e difficoltà.

L’incontro avviene in particolare grazie alla dottoressa S. la psicoterapeuta della protagonista.

Per liberarsi dai suoi due “amici d’infanzia”, ospitati a casa per l’occasione, la protagonista intavolerà una lunga riflessione ritornando con la mente all’infanzia e alle sue fragilità.

Silvia Nitrato Izzo non vi deluderà

Come nasce questo libro?

Questo libro nasce dall’idea di condivisione. Mentre mi trovavo nel mezzo di un percorso di psicoterapia pensai di mettere nero su bianco i miei pensieri per aiutarmi nel districarli, visualizzare e semplificare. Già da qualche tempo questo stesso percorso mi aveva sbloccata riguardo il desiderio di scrivere: finalmente riuscii a buttarmi, senza paura del giudizio e così iniziò la stesura del libro. Al ritorno da ogni seduta scrivevo un capitolo. E il tono era più ironico o serio a seconda di come era andata la seduta. Ha preso vita un po’ alla volta, contemporaneamente alla nuova me che “prendeva vita” più consapevole e matura. Pensai che se stesse facendo bene a me magari avrebbe potuto aiutare qualcun altro.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Di non aver paura di mostrare le proprie fragilità che al loro interno nascondono anche i loro punti di forza. Di non vergognarsi nell’esprimere ciò che si sente: paure, stranezze, ansie… di chiedere aiuto. E soprattutto di lavorare per abbattere i taboo che spesso sono legati ai disagi psichici. Normalizzare, far sì che più persone possibili possano sentirsi comprese e capite nelle loro difficoltà o stramberie. Ciò che mi premeva era far si che chiunque, leggendo il mio libro, potesse pensare “non sono solo”.

Leggi il mio libro perché..

Leggi il mio libro perché… di preciso non saprei. Però potrei azzardare: per approfondire argomenti affascinanti, per curiosità per riconoscerti nelle parole di qualcuno che magari è simile a te sotto alcuni aspetti. Non sostituisce assolutamente un vero percorso di psicoterapia ma può essere un ottimo compagno di viaggio nel momento in cui si dovesse decidere di iniziare a scendere dentro di sé. Magari leggere il mio libro può rappresentare una spinta motivante a intraprendere questo viaggio.

Progetti futuri?

Progetti futuri? Il secondo capitolo del mio primo piccolo libro: “Maldestra e Spettinato – racconti di una Principessa e un Cavaliere”, anche questo un testo introspettivo dedicato alla riflessione interiore, in chiave più metaforica e “di coppia”. Un libro per bambini: “La bambina che rigirava i racabozzi”, un testo dedicato ai cani e alla psicologia canina e il secondo capitolo di questo libro che magari sarà intitolato: “Il giorno in cui invitai l’ansia a bere uno Spritz”.

…Mi piace scrivere testi in forma breve, lo trovo motivante, un buon esercizio e mi permette di cambiare spesso argomento o scrivere anche due testi contemporaneamente. Non escludo però che prima o poi mi possa cimentare nell’epica impresa di scrivere un “mattone”. Spero, però che sia almeno di lettura leggera.

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