Il “Noachismo” e i diritti universali

Arcobaleno
Il simbolo noachide: l’arcobaleno!

In questo periodo in cui si parla di diritti uguali per tutti forse non tutti sanno che esiste da tempo il Noachismo ossia un sistema morale, nato nella Tradizione ebraica, per creare unità e fratellanza universale che mette sullo stesso piano tutta l’Umanità, senza discriminazioni.
Il Noachismo è un messaggio capace di attraversare le credenze e le mille appartenenze, per raggiungere tutti gli uomini in quanto «figli di Noè».

Per saperne di più possiamo iniziare a trovare “indizi” noachidi nella Bibbia.

Dopo il diluvio, l’Altissimo si rivolge a Noè dicendo: «Quanto a me, ecco Io stabilisco la mia alleanza con voi e con la vostra discendenza dopo di voi» (Gn 9,9) e fino al versetto 17 parla della sua alleanza e del segno dell’alleanza,  l’arco sulle nubi, l’arcobaleno (il qéshet in ebraico).
Quali siano le condizioni di questa alleanza noachide, la Torah scritta (i primi cinque libri della Bibbia) non lo dice. Per saperlo, occorre rivolgersi alla Torah orale (detta in ebraico  Talmud): «I nostri dottori hanno detto che sette comandamenti sono stati imposti ai figli di Noè: 1) il primo prescrive loro di istituire magistrati; gli altri sei proibiscono: 2) il sacrilegio; 3) il politeismo; 4) l’incesto; 5) l’omicidio; 6) il furto; 7) l’uso delle membra di un animale vivo (ovvero, non essere crudele con gli animali)» (Sanhedrin 56 b).

La legge di Noè è stata la legge di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di tutti i loro discendenti e dello stesso Mosè prima della rivelazione del Sinai per il popolo ebraico. Queste Sette Leggi Universali o precetti fondamentali, che poi vennero designati in ebraico come mizvoth benè Noach (precetti dei figli di Noè), stanno oggi già alla base di tutti i codici morali delle società civilizzate.

Sui figli di Noè cade la responsabilità dell’osservanza di un insieme di precetti fondamentali per la costituzione e il mantenimento di una società dal volto umano e civile.

La dottrina noachide è stata conservata, codificata e trasmessa dai maestri della tradizione religiosa di Israele.
Le fonti più’ antiche in cui si faccia menzione di queste leggi sono quelle talmudiche, come dicevamo, fonti orali che si cominciarono a trascrivere solo all’inizio dell’era cosiddetta “cristiana”: la Tosefta’ (discussione rabbinica) attribuita a Chiya bar Abba’, nato verso il 160 d. C., e’ il primo libro di halacha’ (la normativa religiosa ebraica) a delineare in modo più definito, le sette leggi.
Secondo l’insegnamento dei rabbini del Talmud, queste sette leggi non solo in realtà sono sette regole, ma sette principi (dove il numero sette non va interpretato alla lettera, quanto piuttosto nel senso mistico di completezza), e ognuno di essi comprende un intero ambito di leggi.

Nelle prime stesure delle Costituzioni Massoniche di James Anderson del 1738 si legge che […] “…un Massone è tenuto, per sua condizione, ad obbedire alla morale in quanto vero Noachita” […] sottolineando così anche nell’epoca illuminista l’importanza di questo sistema morale.

In tempi recenti dobbiamo al rabbino livornese Elia Benamozegh (1823-1900) la prima e moderna trattazione del Noachismo e al suo discepolo Aimé Pallière la sua diffusione nel mondo cristiano.
Nel marzo del 1991 il presidente Bush (padre), a Camere riunite, emanò la Joint House Resolution 104, Public Law 102-14. Nel preambolo della nuova legge, viene detto: “il Congresso riconosce la tradizione storica di valori etici e principi che sono la base della nostra società civile e su cui la nostra grande nazione è fondata”. […]. “Questi principi e valori etici sono stati la base della società fin dall’alba della civiltà, quando essi furono conosciuti come le sette leggi noachidi”.
Una proposta da considerare anche per la Comunità Europea: riconoscere i principi noachidi come esempio fondante e base per la comune crescita umana e sociale.

Bisogna comunque ricordare che il noachismo non è una religione e come dicevamo all’inizio è un sistema morale. Chi decide di “abbracciare” il noachismo deve essere consapevole che rispettare sette mitzvot (precetti) è l’unico atto fondamentale. Il resto (preghiere, comportamenti o rapporti) è tutto consequenziale e si potrebbe affermare “libero”. Non ci sono codici predefiniti, non ci sono “regole” o dogmi se non quei sette precetti. Il “cristianesimo primitivo” era per i gentili il noachismo stesso.
(Ma di questo ne parleremo in un altro articolo)

Maimonide (filosofo, rabbino, medico e teologo spagnolo, 1135 – 1204) nei capitoli di diritto costituzionale e internazionale che vanno sotto il nome di “Norme riguardanti i Re e le loro guerre” dice a proposito dell’osservare i precetti noachidi: “Nessuno può’ essere costretto ad adottarli con la forza. Ciò che gli esseri umani debbono accettare, come principi di rivelazione divina, sono i precetti ordinati ai figli di Noe’. Chiunque li adotti si chiama in qualunque luogo Gher Toshav (proselita residente) e chi li professi e diligentemente li adempia fa parte dei gentili pii che avranno parte nel mondo futuro. E’ questo un ritorno al riconoscimento dell’uguaglianza degli uomini, di origine comune, malgrado diversi per lingua, costumi, colore della pelle, perché, semiti o ariani, bianchi o neri, discendono tutti dallo stesso padre Noe’. ”

Per saperne di più ovviamente potete andare sui numerosi siti noachidi e sui gruppi Facebook. Tra tutti si consigliano: http://www.noahidenations.comhttps://it.wikipedia.org/wiki/Noachismo e il sito (attualmente in fase di ristrutturazione) http://www.benenoach.info e il relativo gruppo Facebook.

(…continua)
Daniele Massimi

 

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