Il terzo tempo di Lomu. Il campione neozelandese si è spento nella notte del 18 novembre ad Auckland

Jonah Lomu

per la degenerazione della malattia ai reni che lo tormentava dal 1996. Cordoglio nel mondo del rugby e dello sport tutto.
Lo sport moderno perde una delle sue icone. Jonah Lomu, stella del rugby neozelandese, si è spento nella notte di mercoledì 18 novembre nella sua casa di Auckland per una rara forma di sindrome nefrosica. Lomu aveva 40 anni e soffriva da tempo di una grave disfunzione renale, malattia che lo aveva costretto più volte ad interrompere l’attività agonistica fino al definitivo ritiro nel 2010. Profondo il lutto nel mondo del rugby, sport in cui aveva lasciato un’impronta indelebile tanto da diventarne ambasciatore a livello globale.
Negli ultimi mesi Lomu non aveva mostrato particolari problemi di salute, anche se si stava sottoponendo a diverse sedute di dialisi in giro per il mondo. Il calvario del campione neozelandese era iniziato nel 1996 con la diagnosi della disfunzione renale e un progressivo peggioramento della malattia fino al trapianto di un rene nel 2004. Dopo una breve parentesi di ritorno in attività, nel 2011 il cedimento del rene trapiantato lo aveva costretto a riprendere la dialisi e a sperare in un nuovo trapianto mai avvenuto. Jonah Lomu era a tutti gli effetti considerato il prototipo del giocatore perfetto. Dotato di una potenza devastante affiancata da velocità ed eleganza, Lomu era esploso durante il mondiale di rugby del 1995 in Sudafrica e vantava il record del maggior numero di mete segnate nella Coppa del mondo, quindici in undici incontri tra il 1995 e il 1999. Da giocatore simbolo degli All Blacks, la nazionale neozelandese di rugby, aveva contribuito a diffonderne il mito grazie all’attenzione mediatica che aveva concentrato su di sé. “Ha creato il rugby moderno”, questo il commento di Bernard Lapasset, presidente della Federazione mondiale di rugby, alla notizia della scomparsa di Lomu.
Negli anni seguiti al ritiro, il campione neozelandese era stato coinvolto in numerose campagne di sensibilizzazione contro diverse malattie ed era diventato testimonial universale del rugby, una figura simile a quella di Michael Jordan per l’NBA ed il basket. La sua ultima apparizione pubblica risale allo scorso settembre a Londra in occasione dei Mondiali di rugby, dove si era esibito con un gruppo di 100 persone nella “haka”, la danza di origine maori tipica degli All Blacks. Messaggi di cordoglio da parte di sportivi e fans di tutto il mondo hanno inondato i social network al diffondersi della notizia dell’improvvisa morte, mentre su YouTube si sono moltiplicati i video celebrativi della carriera e della storia del “gigante buono”.
Vincenzo Cerra

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