Intervista a Diandra Elettra Moscogiuri

Diandra USCITA
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Diandra Elettra Moscogiuri, cofondatrice della produzione cinematografica Demodami Studios LTD, si occupa dell’ideazione di lungometraggi indipendenti, nei quali partecipa anche in veste di attrice. Qui di seguito potete conoscere qualcosina sui suoi due romanzi pubblicati.

Tequila Suicide

Gideon Kelta è il ragazzo più fortunato del mondo. Ha una famiglia che lo ama, sicurezza economica, una relazione appagante con un uomo affidabile, e una vita sociale stimolante. Questo vivere nella fortuna però, non gli ha impedito di sviluppare una forte codipendenza dalle persone che ha vicino, in particolare dal suo ragazzo, Timo.

Un periodo di crisi tra i due lo porterà a scelte sbagliate, in un percorso interiore in declino, in cui affronterà aspetti del proprio essere che ignorava, fin quando la sua vita perfetta non subirà un netto cambiamento. Questo però lo porterà anche a conoscere meglio la madre e il suo migliore amico Elia, per rendersi poi conto che nulla era come sembrava.

Artemis’Cabaret

Marco è un ragazzo sveglio e intraprendente. Ha lasciato la sua città, Monza, per andare a studiare a Milano, trovando presto un impiego come tutor. Non ha mai conosciuto suo padre e mai ha sentito il bisogno di farlo, mentre sua madre, da quando era adolescente, è ricoverata in un istituto a causa di un disturbo comportamentale che nemmeno i medici riescono a comprendere. Se l’è sempre cavata da solo, ma nonostante questo, ha ricordi felici del suo passato e quando può torna a Monza e guarda da fuori la casa in cui viveva con sua madre, ormai ridotta a una catapecchia.

Ci sono due cose di cui ha bisogno: farsi dei nuovi amici, e imparare a confrontarsi con il suo sogno, quello di diventare uno scrittore. Così, un giorno, conoscerà Artemis’Cabaret, forum online dove aspiranti scrittori si confrontano sulla scrittura, e si mettono in gioco. L’incontro con queste persone, però, sconvolgerà per sempre la sua vita, e paradossalmente, porterà a galla aspetti del suo passato che credeva di poter dimenticare.

Cosa risponderesti alla domanda CHI SEI?

Che nessuno me lo chiedeva da molto tempo! A parte gli scherzi, penso che la risposta più semplice sia questa: le persone come me crescono nella convinzione di essere strane o particolari, ma col tempo ci si scontra con una rassicurante verità, ovvero quella che non c’è nessuno di più banale di una persona cresciuta in una piccola cittadina, che la lascia per realizzare i suoi sogni riuscendoci dopo mille difficoltà. Questo ci fa sentire meno unici e – grazie al cielo – anche meno soli. O forse, una risposta molto più efficace e fedele alla mia natura di attrice sarebbe questa: sono chiunque tu vuoi che io sia!

Come nasce la tua esperienza nella scrittura e dunque nella pubblicazione?

Inizia tutto negli anni ’90, con una macchina da scrivere di Barbie che mi è stata regalata non ricordo bene da chi. Da lì sono nati i miei primi racconti, e anche le prime crisi creative quando mi rendevo conto che molto di quello che creavo non aveva senso, o era ridicolo. Questa è una sensazione che provo spesso ancora oggi. Poi è arrivata la passione per il diario segreto, abitudine che non ho ancora abbandonato (un po’ mi vergogno ad ammetterlo) e le prime poesie pubblicate sul quotidiano della mia città, Manduria (altra cosa banale: ai bulli le mie poesie non piacevano). Se ve lo state chiedendo, non ho mai preso un voto alto nei temi di italiano. A diciotto anni ho iniziato ad abbozzare i miei primi romanzi, Tequila Suicide e Artemis’ Cabaret, che hanno visto la luce rispettivamente nel 2014 e nel 2019, quando mi sentivo sicura di aver dato loro il tempo di crescere e maturare insieme a me. Penso che ogni opera sia un po’ come il pane che va lasciato lievitare, perché è pensandoci a lungo, soprattutto all’inizio, che diamo alle opere l’attenzione che meritano. Magari non sarà sempre così, mi auguro di diventare un po’ più veloce. I romanzi sono stati pubblicati da una piccola casa Editrice, SensoInverso Edizioni, e tornano quest’anno con Mosaico Edizioni, con uno stile tutto nuovo, dovuto al lavoro di eccellenti professionisti che ringrazio tantissimo, Eleonora Marsella, Flavio Passi e Martina Pizzigoni in particolare.

Perché le persone dovrebbero scegliere proprio la tua penna?

La mia penna può essere spinta, remissiva, provocatoria, pungente, amara, flebile, scorrevole, sveglia, matura, immatura, sintetica, sardonica, famelica, riflessiva, solitaria. Può respingerti, può accoglierti. Può farti venire voglia di saltare la pagina perché entra troppo in angoli della mente che non vorresti esplorare, come potrebbe farti venire voglia di leggere con attenzione quella stessa pagina perché vuoi sapere se ho davvero avuto il coraggio di descrivere proprio quello, e di farlo proprio così. Io sono qui, e se ti va, puoi raggiungermi.

Come definiresti il tuo stile?

Senza dubbio, in divenire. Nel tempo, cimentandomi anche nella scrittura di sceneggiature, sto imparando quanto sia potente la forza delle parole, e quanti sapori diversi possano avere se accostate alle altre che scegliamo. Proprio come quando si recita, il processo della scrittura creativa parte da una profonda analisi dell’umano, che si tratti di noi stessi o della sfaccettatura dell’essere che pensiamo ci rappresenti di meno. Dentro di noi riusciamo a carpire ognuna di queste sfaccettature, a farla nostra, e infine a raccontarla. Il romanzo e la sceneggiatura, per esempio, mi sono sempre sembrate due forme di scrittura completamente diverse, ma imparando dalle mie recenti esperienze ho capito che non è necessariamente così.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Parlando di romanzi, sto lavorando a un nuovo libro. Ho deciso di provare a mettere da parte il genere di formazione per cimentarmi in qualcosa di completamente nuovo: un giallo ambientato nel futuro, che avrà come temi principali l’essere genitore, l’affrontare i propri demoni, e le conseguenze dei danni all’ecosistema. Come dicevo, si può scrivere di se stessi anche indossando panni completamente inaspettati. Per quanto riguarda il cinema, in quanto produttrice, attrice e sceneggiatrice di Demodami Studios, produzione cinematografica indipendente che ho fondato con il regista e sceneggiatore David Milesi, posso dire che abbiamo ben due progetti che non vediamo l’ora di poter condividere col mondo: il primo è Dead Star, un noir che abbiamo realizzato in più fasi a causa della pandemia, ma insieme al quale possiamo dire di essere cresciuti e maturati essendo il primo film firmato dalla nostra produzione, e Un bellissimo inferno, il nostro secondo lungometraggio, che abbiamo appena annunciato, al momento alla ricerca di nuovi finanziamenti.

Che rapporto hai con i social?

Per anni e anni sono stati una vera passione per me. Ho aperto la mia pagina Facebook nel 2014 e da allora ho sempre lavorato sodo per aggiornarla, in seguito mi sono dedicata molto anche a Instagram e al mio canale YouTube. Molto spesso mi viene chiesto di riprendere in mano la mia storica docuserie Tinte Noir, ma purtroppo non sento più di appartenere a quel mondo. In questo periodo ho deciso di riscoprire la passione per i social e di impegnarmi per fare delle foto nuove: purtroppo la vita dello scrittore, e non meno quella del produttore, a volte ti portano a rannicchiarti un po’ troppo dietro le quinte e trascurare quella parte di te che invece è il soggetto di quello che stai andando a creare. Sono protagonista (dividendomi sempre il podio con altri attori) di entrambe le pellicole che stiamo realizzando, eppure faccio una fatica assurda a organizzare un set per farmi qualche foto. Un vero paradosso.

Compralo/i con un click 🙂

Potete trovarmi su:

Facebook: Diandra Elettra Moscogiuri

Instagram: diandra_elettra

Youtube: Diandra Elettra

E per qualsiasi proposta lavorativa potete contattarmi alle seguenti email:

diandramoscogiuri@gmail.com o demodamistudios@gmail.com

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