Intervista a Luca Bergia dei Marlene Kuntz

Luca Bergia - Marlene Kuntz

Dopo i live europei, parte il tour italiano dei MARLENE KUNTZ che arrivano a Roma, sul palco del Quirinetta Caffè Concerto, il prossimo 23 marzo.
Per l’occasione Giuseppe Bellobuono e Daniele Massimi di Radio Godot hanno intervistato in esclusiva Luca Bergia, il batterista e uno dei fondatori dei MARLENE KUNTZ.

 

Ciao Luca, grazie di aver accettato l’intervista è davvero un piacere per noi.
Sappiamo che sei molto impegnato ultimamente.
Innanzi tutto un saluto a tutti gli ascoltatori! In questo anno sono successe molte cose, la più recente è la pubblicazione di questo nostro ultimo disco dal titolo “Lunga attesa” e nelle sale cinematografiche l’uscita del film/documentario “Complimenti per la festa”.

 

Sono trascorsi più di venti anni dalla pubblicazione dei primi vostri demo e dall’album CATARTICA. Abbiamo avuto modo di vedere l’anteprima del film/documentario che avete realizzato (Complimenti per la festa – http://www.complimentiperlafesta.it). Rende molto bene l’idea del vostro percorso musicale e l’atmosfera molto intensa dei vostri live. Ci puoi parlare di questa esperienza?
Sono ventidue anni da Catartica per la precisione e ventisette, ventotto anni dai primi demo! E’ stato tutto molto semplice. Intanto l’idea del film non è stata nostra ma dei ragazzi della casa di produzione di Trento, Jump Cut (Sebastiano Luca Insinga, regia e fotografia e Simone Cargnoni, fotografie di scena) che ci hanno proposto di fare un film.
Eravamo nel 2014, avevamo già annunciato questo tour di festeggiamenti relativo all’uscita del nostro primo disco, “Catartica”, e quindi ai suoi vent’anni, e loro ci hanno proposto di realizzare un docu-film come in Italia difficilmente se ne realizzano. Il “focus” del documentario sarebbe stato la storia dei Marlene dall’inizio fino alla pubblicazione di Catartica e poi ci sarebbe stata la documentazione di questo tour celebrativo, più alcune interviste a musicisti e addetti ai lavori (Giovanni Lindo Ferretti, Gianni Maroccolo…).
Ci sono anche interviste particolari come la testimonianza del nostro primo bassista (Franco Ballatore) che dall’ottantanove ha iniziato a collaborare con noi e ci ha lasciato prima della realizzazione del primo disco. E’ un viaggio molto particolare a livello di narrazione ed anche molto ben fatto, ci sono dei salti spazio-temporali particolarissimi, c’è diverso materiale di repertorio, alcune cose inedite registrate da mio fratello con una cinepresina super 8.

 

Infatti siamo rimasti molto colpiti dal montaggio (bellissima la sequenza iniziale che ci riporta negli anni’80) e dal sound design…
Ti ringrazio soprattutto perché hai notato questa cosa della cura dell’audio! I tecnici hanno fatto un lavoro di sound design pazzesco: erano in tre che ci seguivano con il fonico nelle situazioni più disparate: dalle interviste, ai viaggi, in furgone al backstage
e anche in situazioni di “cazzeggio”.

 

LUNGA ATTESA è il vostro ultimo album. Dopo tanti dischi un ritorno quasi alle origini con l’esperienza maturata durante questi anni.
I suoni e l’approccio sono molto rock sei d’accordo?
Ma si, in realtà abbiamo voluto fare un disco con due chitarre, basso e batteria. Questo è quello che abbiamo nelle dita quando compositivamente parti con quel modo li. Devo dire che dopo il tour di “Catartica” abbiamo realizzato che per riportare quel “tiro li” c’era bisogno di una energia speciale, di una motivazione e una convinzione, non era solo un’esecuzione e ci siamo sorpresi del fatto che data dopo data non è che fossimo stanchi, eravamo stra eccitati, era proprio una cosa che ci piaceva; ci piaceva picchiare, spingere sulle distorsioni, non avevamo timore di frastornarci, anche se cinquantenni, e siamo usciti da questa esperienza con la consapevolezza che ci stavamo divertendo un casino… e quindi quando abbiamo preso in mano gli strumenti per comporre questo disco abbiamo detto: spingiamo, spingiamo sulle distorsioni, picchiamo, non facciamo pezzi lenti, quando partivano pezzi più intimi, un po più trattenuti, abbiamo detto cambiamo strada, aumentiamo i bpm e quindi abbiamo preso questa direzione. Ritengo che come disco, intanto non suona come i nostri primi dischi, ha un suo sound, che non è quello di “Catartica”, non è quello del “Il vile” o “Ho ucciso paranoia”; a livello di composizione ci sono delle cose diverse anche per i testi, come Cristiano Godano ha utilizzato la voce (ci sono delle novità). Insomma è un disco rock moderno con una formula anche sfarzosa se vuoi perché non c’è più nessuno che fa dischi con due chitarre, basso e batteria, del resto è il nostro sound. Siamo molto convinti di questo disco e molto felici del risultato.

 

Nei vostri concerti colpisce molto la capacità di ricreare atmosfere tra il “sublime e il sovrannaturale”. Una parola che vi accompagna da sempre è LA CATARSI. Come vi preparate? Questo rispecchia molto anche il fatto che siete un gruppo di amici anche fuori dai Marlene Kuntz?
Questa cosa che dici è un po’ quella che tutti noi cerchiamo nella musica. Facendo il collegamento con il nostro ultimo disco, è una cosa che hanno detto anche alcuni nostri ascoltatori, quest’ultimo è un disco liberatorio. Mi piace che la musica abbia questa capacità: essere sublime, trascendere è un po’ il compito dell’arte e della musica quando ha una sua densità. Il fatto che comunque è in grado di avvicinarti a qualcosa di soprannaturale in maniera ineffabile riesce a cambiarti la vita o anche solo la giornata. Questo è il potere dell’arte e della musica con un suo contenuto, una sua sostanza. Come ci prepariamo? Ogni disco fa storia a se ed è un suo mondo ben preciso. A volte mi dicono il miglior disco è “Catartica”, è “Ho ucciso paranoia”, è “Uno”. Mi chiedono qual’è il tuo disco preferito ed è veramente impossibile da dire perché ogni disco è un pezzo della tua vita. Ogni disco è nato con le radici di un determinato momento storico e fa parte di un nostro vissuto. Per riuscire a farlo c’è una sintonia di gusti, di ascolti, di emozioni che ci lega da tantissimi anni e siamo cresciuti insieme fondamentalmente. Questa cosa qua è un cemento emotivo che ci lega. Siamo un gruppo di amici ma non ci frequentiamo molto al di fuori dei tour ma questo per questioni esistenziali. Quando siamo in tour o quando componiamo o lavoriamo insieme siamo gomito a gomito per delle settimane. Quindi è anche giusto quando rientri a casa avere la tua dimensione privata! Diventiamo, quando siamo insieme, un collettivo di fatto!

 

Mercoledì 23 marzo suonerete LIVE a Roma al Quirinetta Caffè Concerto. Ci puoi anticipare qualche dettaglio sulla scaletta del live?
Ci saranno molti pezzi del nostro ultimo disco ma non vorrei rovinare troppo la sorpresa, ci saranno dei brani che è un po’ che non suoniamo dei nostri primi dischi (mi riferisco a “Ho ucciso paranoia”, sopratutto), ci sarà un brano da “Catartica” e dei ripescaggi del nostro repertorio interessanti: un bel mix, un bel equilibrio che si lega molto bene con il sound del nostro ultimo disco. E’ una cosa che mi fa piacere dire perché c’è una coerenza del suono di questo ultimo disco e gli altri che sono meno recenti.

 

Il disco o i dischi che vi hanno cambiato la vita e vi hanno fatto dire: “Io farò il musicista rock”? Nel tuo caso visto che sei un batterista quali sono i tuoi eroi musicali?
In generale, il gruppo che in parte mi ha cambiato l’esistenza sono i Joy Division. Sono passato, da quando ero quattordicenne, dall’ascolto dei Beatles, che mi piacevano ma non mi sconvolgevano la vita, tramite amici di mio fratello, dalla new wave, al dark, quel mondo li con i Joy Division, Cure, Bauhaus, Killing Joke.
Pornography è stato un disco pazzesco. Quella era musica che in quegli anni li ti arrivava come una fucilata. Adesso mi sembra sia più difficile avere questo tipo di impatto da come è impostata la nostra società: con internet, i vari social è tutto più svelato, più scoperto, è un po meno forte l’impatto di queste cose. Prima non c’era niente: dovevi comprarti i dischi e le notizie di queste band le avevi dalle riviste (Rockerilla, Rumore, Ciao 2001), dovevi guardare Mr Fantasy a quell’ora li e c’era Carlo Massarini che ti faceva vedere i Devo piuttosto che la musica più sperimentale che c’era in quegli anni in America invece che in Inghilterra. Quella roba li te la vivevi con una intensità che adesso è improponibile. Questo riguarda gli anni ’80. Poi penso ai Sonic Youth, a Nick Cave, ai Soundgarden, agli Alice in Chains, a tutta l’evoluzione degli anni ’90.

 

A parte la GIOVENTU’ SONICA (I Sonic Youth) abbiamo visto sulla vostra pagina Facebook che anche Cristiano (il vostro cantante) consiglia alcuni dischi da ascoltare ai propri fan e se non sbaglio abbiamo letto di una iniziativa: quella di far musicare un nuovo testo per quelli che lo desiderassero e che il vincitore avrebbe avuto la possibilità di aprire una data del vostro tour. Come è andata?
Ha superato le nostre più rosee aspettative. Era nata in maniera molto easy. Cristiano, che cura la nostra comunicazione su Facebook, in questi ultimi anni, fa questo appuntamento quotidiano della canzone del mattino e la canzone della sera, poi si era inventato il testo della settimana, un testo del nostro repertorio veniva pubblicato sulla nostra pagina. Tutti noi vedevamo che c’era una bella risposta, era interessante come cosa. Eravamo a ridosso dell’uscita del disco e Cristiano ha proposto di postare un testo inedito del nostro prossimo album. Abbiamo chiesto anche di musicarlo, facendo un esperimento di creatività. Così è stato, abbiamo lanciato questa idea. Non abbiamo conferme di altri artisti che abbiano fatto una cosa del genere e siamo i primi ad aver fatto questa cosa.
Ci aspettavamo cinquanta, sessanta versioni del testo aprendo la possibilità di sonorizzarlo da parte delle band, o dei cantautori, registrandolo col cellulare piuttosto che in uno studio di registrazione. Il contest di “Lunga attesa” era aperto a tutte le creatività e le espressività. Alla fine sono arrivate 320 versioni di “Lunga attesa” equivalenti a quasi 24 ore di musica. Davvero c’è stata un sacco di creatività, non erano versioni alla “Marlene”. C’è chi la fatta in chiave jazz, chi elettronica, chi in versione synth pop, chi in versione corale. Avevamo dato l’onere della scelta ad alcuni giornalisti amici di Onda Rock, Rockol, Onstage e alla fine sono stati selezionati tre artisti: gli Stanley Rubik, gli Astral Week e i Respiro. Questi tre gruppi hanno aperto la nostra data milanese ed è stata una bella chiusura di questa esperienza. A noi dispiaceva molto che molte cose degne fossero rimaste fuori allora in questi giorni ognuno di noi ha selezionato dieci pezzi per un totale di trenta pezzi e abbiamo deciso di postarli come canzone della sera sul nostro Facebook (https://www.facebook.com/MarleneKuntzOfficial) per dare visibilità a queste versioni che sono veramente belle. Se avete voglia di seguirci sul nostro Facebook vi ascolterete trenta versioni di “Lunga attesa” veramente particolari, c’è veramente molta creatività.

 

Quando una band storica come la vostra aiuta le giovani band a fare musica…!
Adesso è anche facile cavalcare questa cosa come strumentalizzarla… in realtà per noi è stata veramente stimolante anche ricevere da queste registrazioni e creatività che andava in altra direzione: quando si dice la condivisione della creatività. Questo è un esperimento che aiuta questa cosa qua. Aiuta a far vedere le cose anche da altre prospettive. Comunque c’è scambio, alla fine certi nomi escono fuori: gli Stanley Rubik, gli Astral Week, i Respiro ma anche i Tindara, Jun, Danys, ecc… Tutte realtà che prima non conoscevo.
È stata una bella cosa…!

 

Grazie ancora Luca e ricordiamo che l’appuntamento per vedere dal vivo i MARLENE KUNTZ a ROMA è mercoledì 23 marzo dalle 21:00 al Quirinetta Caffè Concerto.
Vuoi fare un saluto a tutti gli ascoltatori di radio Godot?
Un saluto a tutti voi, vi aspetto mercoledì e sarà un concerto bello potente. Sapremo spettinarvi… non venite già pettinati!

 

Intervista a cura di:
Giuseppe Bellobuono e Daniele Massimi

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