Intervista a Riccardo Scamarcio, interprete di “Pericle il nero”

Pericle

 

È stato presentato lunedì 16 maggio 2016, presso il cinema DB D’Essai di Lecce, il film noir “Pericle il Nero” di Stefano Mordini. Protagonista della pellicola Riccardo Scamarcio che ha incontrato il numeroso pubblico presente in sala .

Selezionato a Cannes come unico film italiano nella sezione Un Certain Regard , il lungometraggio è tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Ferrandino, un vero e proprio caso editoriale, che racconta la storia di uomo, Pericle Scalzone detto “Il Nero”, che lavora per conto di Don Luigi, boss camorrista emigrato in Belgio. Durante una spedizione punitiva commette un errore per il quale è costretto a fuggire in Francia per evitare di essere ucciso e qui incontra Anastasia. La donna si affeziona a Pericle senza condannarlo ma offrendogli una chance per una nuova esistenza.

Nel cast sono presenti Marina Foïs, Valentina Acca, Gigio Morra, Maria Luisa Santella, Eduardo Scarpetta, Lucia Ragni.

Ieri ho avuto il piacere e l’onore di intervistare Riccardo Scamarcio.

Come ti sei approcciato a questo personaggio e quali sono gli aspetti positivi di una figura così controversa come Pericle?

Pericle è un personaggio molto particolare. Lo incontriamo all’inizio del film che è un animale da combattimento, un selvaggio, un amorale, un disperato senza disperazione. Non è consapevole della violenza che provoca, lui lo fa e basta. È proprio questo punto di partenza che fa riflettere su come dentro un involucro animalesco si nasconda invece un cuore enorme al punto da fare quasi tenerezza. Essendo restato un animale per così tanto tempo è riuscito a preservare la sua parte più autentica. Ed è attraverso la sua fuga che emerge il lato più ingenuo, puro, genuino. Potremmo definirlo un film sull’amore sebbene sia raccontato in un contesto dove nulla sembra fare riferimento e invece è proprio lì la capacità di intravedere un sentimento che è come una musica potente ma sopita in un contesto di criminali.

Quanto si affronta in un film un tema così importante come quello della criminalità organizzata quanto pensi che l’arte cinematografica influisca nella lotta alla cultura mafiosa?

Io ritengo che il cinema non abbia nessun tipo di responsabilità sociologica se non quella di non averla. Il cinema è libero da qualsiasi organizzazione di modello sociale. Siamo subissati da film basati su un modo di ragionare dove si propongono modelli sociali, serve invece qualcosa che vada oltre la visione dei buoni contro i cattivi. Occorre approfondire e andare incontro alla nostra complessità di esseri umani.

Affascinati dalla trasformazione di un uomo che riconosce le proprie fragilità e si apre ad un cambiamento sincero e totale, vi invitiamo alla visione del film “Pericle, il nero”.

 

di Paola Bisconti

Fonte linkiesta.it

 

 

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