Il “meltin pot” di Simonne Jones

simmone

La scorsa estate ho deciso di partire – o forse dovrei dire di ritornare – per la California. Prima tappa del viaggio: Los Angeles, la città dove tutto può accadere; a seguire Las Vegas e San Francisco.

Con un bel sorriso stampato sulla faccia e un bagaglio piuttosto pesante sono arrivata nella “città degli angeli” con la convinzione di trascorrere un mese intenso, all’ insegna del lavoro che amo: radio, musica, e comunicazione.

E così, tra un salto sul palco insieme al cantante Michael Franti e agli Spearhead –  con i quali ho condiviso una splendida esperienza trasformata poi in amicizia – e un tour nelle radio americane più in voga, mi sono imbattuta nella musica di una giovane artista di cui son sicura sentiremo parlare presto – e molto – anche qui in Italia ed io potrò fregiarmi di averla “scoperta” e di aver avuto la prima intervista in esclusiva per Youbee.

Lei si chiama Simonne Jones, è nata ad Hollywood, quartiere in cui è di casa l’arte e ha pubblicato da qualche giorno il suo nuovo singolo “Gravity”, così ho deciso di  contattarla e di fare due chiacchiere con lei.

Simonne, come e quando è nata la tua passione per la musica?

Sono sempre stata appassionata di musica. Ho iniziato a suonare il piano quando avevo 3 anni ed è ancora oggi la cosa più naturale per me. Quando avevo 8 anni facevo parte di un coro di bambini a Los Angeles, poi mi sono appassionata alla chitarra e al basso e ho suonato il clarinetto per 7 anni. Volevo suonare qualsiasi strumento su cui mettessi le mani. All’età di 10 anni ho iniziato a scrivere i miei pezzi di musica classica e a 15, durante il mio primo semestre al college, quando stavo attraversando il periodo “il mondo mi odia”, ho iniziato a scrivere pezzi pop. La musica è sempre stata l’unica cosa che non riesco a smettere di fare. Si tratta di una parte della mia essenza.

Sul tuo sito si legge “Born in LA, creating in Berlin”. Cosa intendi?

Mi sono trasferita a Berlino circa 5 anni fa. Sono nata a Hollywood. Berlino è il luogo in cui sono cresciuta come artista grazie all’atmosfera creativa della città. Quando mi sono trasferita qui ho capito come Iggy Pop e David Bowie sono stati ispirati dalla città e come ha influenzato la loro musica. Berlino è un luogo speciale per creare.

Quale delle due città ti ha dato più stimoli dal punto di vista musicale?

A Berlino la musica suona e si sente senza limiti. A Los Angeles la musica suona come transitoria. Los Angeles è accecante, Berlino è tragica, bella e malinconica. Entrambe, con elementi diversi, hanno contribuito a trasmettermi l’estetica che sto condividendo con il mondo, perché sono il mio passato e il mio presente. Quello che mi piace di Berlino è che le persone non hanno paura di essere esattamente quello che sono in quel momento: strane, sgradevoli o smarrite. A Los Angeles, invece, le persone amano condividere solo le parti migliori di sé stesse. L’energia a Berlino è trasformativa ed in qualche modo l’energia a Los Angeles è irrisoluta. Ciò che differenzia Berlino da Los Angeles è che Berlino è definita dai suoi cambiamenti e Los Angeles usa il cambiamento per trasformare la realtà delle persone.

Sei una bellissima ragazza (ex modella!), ti sei laureata in arti visive e sei anche una ricercatrice biomedica. Il video del tuo singolo e la canzone racchiudono perfettamente queste sfumature del tuo essere. E’ una caratteristica che troveremo in tutto l’album?

Il mio processo artistico è scientifico. Credo che la scienza e l’arte siano inseparabili. Ciò che li unisce è la curiosità. La curiosità giocosa e senza limiti guida l’innovazione e forma cultura. Creazioni magiche nascono da scienziati e artisti che si approcciano ai problemi utilizzando la medesima mentalità. Ho creato un’installazione artistica che è rimasta esposta per sei mesi al Platoon Kunsthalle di Berlino. Integrava pittura, tecnologia, i dispositivi MIDI controller e sensori di movimento interattivi. Mi capita spesso di suonare con un artista di nome “Jem il disadattato” che realizza effetti speciali visivi su misura per i miei live durante la performance di apertura e nei tour. Le arti visive sono ancora legate al mio lavoro. Mi piace anche indossare costumi e considero la moda come una potente forma di arte. Ho imparato questo dal lavoro di modella. Nel bene o nel male, l’industria della moda ha il potere di plasmare non solo come vogliamo essere percepiti, ma anche come noi vediamo noi stessi. Preferisco essere la parte attiva della conversazione piuttosto che quella passiva.

Sei mai stata in Italia?

Sì, a Firenze dove, durante il mio programma di scambio universitario, ho imparato l’arte italiana. Durante la mia permanenza in Italia, in quel periodo, ho viaggiato in tutto il Paese per i miei studi d’arte. Ho sviluppato le mie capacità come artista visiva e pittrice. Vivendo lì ho capito subito che volevo lasciare l’America e vivere all’estero; vedere un posto come l’Italia e vedere il modo in cui gli italiani vivono ha trasformato il modo in cui volevo vivere la mia vita. Anch’io sono in parte italiana, ma ho poco contatto con le mie radici e ho apprezzato molto essere in Italia perché ho imparato e recuperato una parte del mio patrimonio che era stato perso nel corso delle generazioni. Sono tornata in Italia di recente in tour quando sono stata invitata dai “30 Seconds to Mars”. Da allora ho suonato in Italia anche con dei miei tour; ho suonato a Fermo, in Sardegna, a Modena, a Genova, a B. Del Grappa, Ravenna, Lucca, Riva Del Garda, Roma, Pisa, Tivoli, Padova, Trento, Sicilia, Pescara, Assisi, Vittorio Veneto, San Salvo, Cesena , Mantova e Chieti. (mi rendo conto che ha visitato più città italiane lei di me, ma faccio finta di niente e vado oltre)

Cosa pensi della musica italiana? Credi che il sound italiano sia troppo “antico”?  Conosci qualche cantante italiano?

Per i miei esami finali del corso di italiano per principianti ho scritto una canzone proprio in italiano. Mi piaceva il modo in cui suonavano le parole nella vostra lingua. Mentre ero lì ho ascoltato un sacco di musica italiana. Da bambina ho ascoltato Andrea Bocelli e ho amato la sua musica. Quando ho suonato le mie canzoni pochi anni fa con la “350 piece ORSO philharmonic orchestra” ho mescolato le mie canzoni con la musica di Giacomo Puccini perché amo la sua musica. Quando ho suonato al “Festival Riverrock” ho incontrato Iosonouncane. Lui è un fantastico nuovo artista proveniente dalla Sardegna che spinge i confini della ‘Musica minimalista’.

Siamo abituati ad “etichettare” le cose; si cerca sempre di catalogare ogni cosa in uno specifico genere. Onestamente ci ho provato anche con la tua musica, ma non ci sono riuscita. C’è dell’elettronica, del pop, new wave, industrial..che musica fai Simonne?

Direi che il tuo è stato davvero un ottimo tentativo ben riuscito! Io sono electro pop, synth pop and dark pop.

Saluto Simonne, ma considerata la sua simpatia e la sua disponibilità, le chiedo di lasciare un messaggio a tutti i lettori di Youbee.

Alessia Pellegrino

 

 

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