L’A-B-C della Morte

gay pride

Una nuova guerra senza quariere è scoppiata sotto il nostro naso senza che neanche ce ne accorgessimo. Tranquilli, non correte su qualche sito di informazione per cercare notizia di un conflitto in qualche regione dell’Africa o del Medio Oriente, perchè non ne troverete traccia. Questa è una lotta diversa: combattutta a suon di caratteri digitati, una schermaglia bellica tra perbenisti e cinici, politicamente corretti contro scorretti, belli e buoni VS sporchi e cattivi. Il motivo del contendere? Il valore della Morte. Il teatro della battaglia? Le bacheche dei social network. Come per ogni aspetto della nosta esistenza, anche il suo traguardo finale è divenuto “trend topic” nell’era digitale.

In principio fu l’hashtag #jesuischarlie per l’assalto alla redazione di Charlie Hebdo, quindi la bandiera francese o belga dopo gli attentati di Parigi e Bruxelles, o quella arcobaleno dopo i fatti del “Pulse” di Orlando. Ognuna di queste stragi ha avuto il suo avatar digitale, un modo per condividere la propria vicinanza alle vittime attraverso uno slogan immediato e di agile comprensione per tutti. Forse anche un modo, e saranno in pochi ad ammetterlo, di ottenere facile consenso attraverso un gesto fondamentalmente “piatto”, privo di ogni profondità se non nella dimensione dell‘apparenza. Chi, dopo i fatti citati, si è abbonato a Charlie Hebdo o si è realmente informato sulla strategia antiterrorista della propria nazione o ha prodotto qualche azione concreta in favore del movimento LGBT? E ancora, quanto tempo ci hanno messo quelle immagini e quegli slogan a sparire dai vostri profili? Perchè certi fatti sono come le mode, per capirci “morto un papa se ne fa un altro”. Avremo sempre una nuova strage da celebrare con una bella bandiera e in una pausa tra l’una e l’altra potremo mettere quella foto al mare che ci piace tanto o quello scatto in discoteca dove siamo venuti particolarmente bene. Ma visto che di ogni cosa esiste il suo contrario, anche queste manifestazioni di solidarietà hanno trovato la loro nemesi in quelle persone che ad una strage ne contrappongono sempre un’altra, magari più lontana e meno pubblicizzata, magari con una bandiera che poco si sposa con la vostra carnagione, squillando le trombe al richiamo “Lo vedete? Non ve ne occupate perchè è un mondo lontano. Esistono le morti di Serie A e quelle di Serie B”. Soprattutto quest’ultima sentenza, in giorni in cui (purtroppo) la morte è sempre più presente nel mondo (senza differenze di latitudine) che ci circonda, sta scalando tutte le classifiche del pensiero qualunquista: “I politici sono tutti ladri” è ormai ad un passo e “Piove governo ladro”, se non vince qualche partita in trasferta, rischia di essere detronizzata nel giro di un paio di attentati. Attendo con ansia di scoprire chi comporrà la Serie C, pardon la Lega Pro.

Questa conoscenza enciclopedica della morte altrui mi spaventa sempre più. Oscar Wilde diceva: “Tutti ti amano quando sei due metri sotto terra”. Un’affermazione dalla duplice natura: tanto è assolutamente vera, quanto incredibilmente falsa. Caro Oscar, avevi previsto (quasi) tutto, tranne l’arrivo dei social network.

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