La gelosia: limite o risorsa?

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Quando si parla di gelosia molto spesso si pensa a quel sentimento di insofferenza, rabbia, agitazione emotiva che prova un partner, all’interno della coppia, nei confronti dell’altro partner.
Ma il sentimento della gelosia non appartiene solamente agli innamorati; può nascere e crescere anche all’interno di relazioni familiari, ad esempio tra fratelli, oppure tra amici o ancora sul posto di lavoro, tra colleghi.
Ma è forse dell’amore geloso che più hanno parlato poeti, hanno scritto autori più o meno noti, hanno raccontato registi nei loro film.
“L’amore ama le lodi, sai bene che l’amore è geloso all’eccesso”( “Otello”, Shakespeare)
Già, proprio l’eccesso di cui parla Shakespeare ci ricorda che quando siamo preda del sentimento della gelosia, perdiamo di mano la realtà; tutto diventa inspiegabilmente abnorme, stratosferico, incontenibile, siamo sull’orlo di un precipizio e, nel tentativo disperato di sopravvivere, infliggiamo a noi stessi, ed a chi ci sta accanto, vittima della nostra gelosia, la “punizione” del controllo, della sfiducia, della sopraffazione.
“E’ con questo desiderio io suscito in lui la repulsione e lui in me il risentimento e non può essere altrimenti. Non so forse io che egli non si metterebbe a ingannarmi, che non ha intenzioni sulla Sorokina, che non è innamorato di Kitty, che non mi tradirà? Tutto questo lo so, ma non per questo sto meglio” (“Anna Karenina”, Lev Tolstoj).
Infatti, come scrive Tolstoj, la gelosia è un sentimento irrazionale e, laddove i fatti ci suggeriscono che in realtà nulla di pericoloso per il nostro rapporto d’amore sta accadendo, subentrano le ossessioni a trasformare la realtà in paura di essere abbandonati.
La paura di rimanere soli, di separarsi dall’oggetto d’amore ci terrorizza e l’insicurezza di fondo è colei che crea terreno fertile per il proliferare del sentimento della gelosia.
Inoltre la gelosia, quella che non protegge e alimenta l’intimità di coppia, bensì quella che lo danneggia e lo mette a dura prova, è un gioco a perdere, poiché, come diceva Amurri in “Come ammazzare il marito senza tanti perché”: “di anno in anno, di scenata di gelosia in scenata di gelosia, anche la moglie più ingenua capisce che un marito sempre sul piede di guerra è un castigo che non merita”.
O ancora, come ci ricorda Umberto Eco in “Isola del giorno prima”: la gelosia si forma senza alcun rispetto per quel che è o che non è, o che forse non sarà mai; che è un trasporto che da un male immaginato trae un dolore reale”.
Come sopravvivere quindi al sentimento della gelosia? Come guarire?
“Di tutte le ardue imprese che si possono tentare al mondo, nessuna è difficile come la guarigione del geloso” (“La provincia dell’uomo”, E.Canetti)
Aedua si, ma non impossibile.
Un percorso di psicoterapia accompagna nella risoluzione per poter stare bene, innanzitutto, con se stessi; indagare e comprendere ciò che veramente si nasconde dietro il sentimento della gelosia. Conoscere i perché della paura di abbandono e delle proprie insicurezze è la condizione necessaria per non essere sopraffatti da questo sentimento ma imparare, con il tempo, a gestirlo.
“L’amore è libertà, l’amore dà libertà, l’amore vive nella libertà. L’amore è nel suo nucleo più essenziale libertà” (Osho).

Dott.ssa Simona Pierini
Psicologa, Psicoterapeuta.

 

 

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