La sorprendente vita di Bud Spencer

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Ci ha lasciato l’icona della action comedy italiana. Lo ricordiamo celebrando una vita più incredibile di ogni suo film.

Bud Spencer ci ha lasciati. Il celebre attore si è spento alle 18:15 di ieri circondato dall’affetto dei propri cari, all’età di 86 anni. Legato a doppio filo alla maschera del bonario burbero che combatteva le ingiustizie a suon di sganassoni con il suo compagno di scena Terence Hill (pseudonimo di Mario Girotti), ha segnato come pochi l’immaginario collettivo del cinema italiano riscuotendo al contempo un successo internazionale che ha toccato le sue vette negli anni ’70.
Al secolo Carlo Pedersoli, era nato a Napoli il 31 ottobre 1929 e, a dispetto della sua indiscutibile importanza nell’incarnare una maschera quasi archetipica nella action comedy made in Italy, andrebbe ricordato prima di tutto per la straordinaria poliedricità dei suoi talenti, che lo hanno portato a cimentarsi con grande successo con sfide che nulla avevano a che fare con la celluloide.
Recordman nel nuoto in stile libero, pallanuotista, olimpionico, ma anche rugbista, allenatore, produttore di documentari, autore di testi per – tra gli altri – Ornella Vanoni e Nico Fidenco, compositore di colonne sonore, elicotterista e pilota d’aereo, ha studiato (senza mai laurearsi) chimica, giurisprudenza e sociologia,parlava sei lingue, è fuggito dalla vita ‘troppo comoda’ dei Parioli per andare a fare l’operaio in Sud-America, ha lanciato una propria linea di abbigliamento e una piccola compagnia area attualmente di proprietà di Poste Italiane.
Al cinema esordisce con qualche comparsata e ruolo minore, in virtù della sua imponente stazza (era alto 193 cm). Lo abbiamo visto come figurante in Quo Vadis? (1951) ma anche come antagonista di Alberto Sordi in Un eroe dei nostri tempi (1955) di Mario Monicelli. Nel 1967, in cerca di liquidità per delle cambiali in scadenza, accetta il ruolo che segnerà il suo incontro con Terence Hill in Dio perdona… io no! e su richiesta dei produttori inventa il suo pseudonimo ispirato a un gioco di parole tra il termine ‘bud’, la birra Budweiser e il nome del suo amato Spencer Tracy. Il grande successo arriva nel 1970 con Lo Chiamavano Trinità di E.B. Clucher (alias Enzo Barboni): commedia cult in salsa spaghetti-western, sarà il primo di una lunga serie di successi internazionali che ne faranno in particolar modo una star amatissima in Italia, in Germania e in Spagna ma che varcheranno senza difficoltà anche l’Oceano, tanto da portare la celebre rivista Time a definirlo nel 1999 il più popolare attore italiano al mondo. Basti pensare che quando durante l’ultimo festival di Cannes, alla conferenza stampa di The Nice Guys di Shane Black, un giornalista tedesco ha paragonato la coppia Russell Crowe-Ryan Gosling a Bud Spencer e Terence Hill, Crowe si è dimostrato entusiasta e si detto profondamente onorato dall’accostamento (qui il video).
Molti i successi in coppia con l’amico Terence Hill, tra i quali …Continuavano a chiamarlo Trinità (1971), Più forte ragazzi! (1972), Altrimenti ci arrabbiamo (1974), I due superpiedi quasi piatti (1977), Pari e dispari (1978) e Io sto con gli ippopotami (1979). Protagonista da solo, a partire dal 1973, della tetralogia di successo di Piedone lo sbirro sotto la direzione del leggendario Steno, Spencer si è concesso incursioni nell’horror con Quattro mosche di velluto grigio (1971) di Dario Argento, nel dramma di denuncia civile con Torino nera (1972) di Carlo Lizzani, nel cinema d’autore con Cantando dietro i paraventi (2003) di Ermanno Olmi e ha collezionato numerose apparizioni in produzioni televisive in Italia e all’estero.
Quel che non tutti sanno è che difficilmente la voce con cui conosciamo Bud Spencer era la sua: nella propria carriera è stato doppiato da ben 8 voci, ma la più importante è sicuramente quella di Glauco Onorato, che lo ha accompagnato in oltre trenta produzioni.
A proposito della morte, in passato Spencer ha dichiarato: «Non temo la morte. Dalla vita non ne esci vivo, disse qualcuno: siamo tutti destinati a morire. Da cattolico, provo curiosità, piuttosto: la curiosità di sbirciare oltre, come il ragazzino che smonta il giocattolo per vedere come funziona. Naturalmente è una curiosità che non ho alcuna fretta di soddisfare, ma non vivo nell’attesa e nel timore. C’è una mia canzone che racchiude bene la mia filosofia: “Futtetenne”, ovvero fregatene». Le sue ultime parole sono state “grazie”.
Grazie di tutto, Bud

 

di Luca Ciccioni

fonte anonimacinefili.it

 

 

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