Lamentarsi rende stupidi

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In periodo di piena crisi economica e sociale ciò che fa la differenza sono le idee e la creatività. Riuscire ad avere la giusta intuizione, in un momento che sia naturalmente propizio, rappresenta una delle poche vie percorribili per uscire dallo stato di mediocrità che attanaglia l’intera società.
Ma le idee che cambiano il mondo raramente fioriscono in contesti poco appropriati; per stimolare l’intelletto è necessario che vi siano delle condizioni particolari. Anzitutto bisogna tenere lontani da noi stessi i limiti, che siano essi geografici, logistici o sentimentali. Solo in un contesto di piena libertà una idea nasce e cresce serenamente. Bisogna poi eliminare le distrazioni e scegliere momenti e luoghi per aiutare la mente, ma cosa più importante, è necessario tenere lontane le persone negative. Quelle che ci offrono ogni giorno una cospicua dose di lamentele e brontolii; quelle per cui nulla è come dovrebbe essere e che restano immobili non facendo altro che appesantire il prossimo con la propria carica di negatività e insoddisfazione.
Alcune ricerche dimostrano scientificamente che alcune persone influenzano negativamente la qualità della propria vita e di quella altrui, minando l’integrità psicofisica di chi le circonda.
La scienza è stata categorica: lamentarsi rende stupidi. La notizia proviene da una fonte eminente, la Stanford University. Secondo lo studio ascoltare per oltre 30 minuti al giorno le lamentele di amici, colleghi e parenti nuoce in maniera considerevole alla salute della nostra psiche.

La lamentela, infatti, viene ‘elaborata’ in una zona ben precisa del nostro cervello, cioè quella dedicata alle funzioni cognitive. La stessa parte che di norma viene usata per risolvere i problemi di ordine quotidiano. La presenza della sopraggiunta informazione negativa, ancorché gratuita, provocherebbe una rimozione di neuroni.
Ascoltare per più di mezz’ora al giorno le lamentele altrui non farebbe altro che caricarci di inutili sentimenti di negatività, dannosi per la salute della mente e per le sue quotidiane attività. I neuroni coinvolti nel processo verrebbero decisamente esposti al rischio di ‘malessere’, condizione altamente nociva per le attività cerebrali e per quelle creative, che subiscono una battuta d’arresto.
Un altro studio recente, promosso da Eurodap, sostiene che il 90% degli italiani vive in un costante stato di agitazione. E, come al solito, la colpa è tutta dei mass media e del crescente numero di veicoli attraverso cui accedere alle informazioni di attualità. In primo piano in tv, radio e social network troviamo le informazioni più tragiche e agghiaccianti, ree di provocare sempre più acuti stati d’ansia nei confronti del lettore/spettatore.
Senza considerare tutto il bagaglio di disappunto che proviene dalle persone in carne e ossa come colleghi di studio o di lavoro, dai semplici amici e conoscenti. Di solito nessuno reagisce a certe osservazioni o commenti avvilenti, al contrario le informazioni vengono immagazzinate passivamente e senza nemmeno la giusta consapevolezza da parte di chi le riceve.

Secondo la scienza le vibrazioni originate da chi si lamenta emetterebbero onde magnetiche che vanno ad agire sui neuroni dell’ascoltatore (i neuroni dell’ippocampo ricevente, ovvero quelli che si occupano di risolvere i problemi) spegnendoli come accade a un comune interruttore.
I neuroni dell’ascoltatore vanno offline, proprio come il cellulare quando siamo in aereo: ci sono ma apparentemente non funzionano. Comprendono da soli la qualità del contenuto che stanno elaborando e in automatico si disattivano. Questo processo è dannoso per il sistema cognitivo e per la qualità dell’umore, che tende a diventare basso fino alla depressione.
Va da sè che un processo di questo tipo possa nuocere alla creatività dell’individuo, alla sua capacità di risolvere i problemi e di elaborare situazioni critiche da cui bisogna uscire attraverso l’uso dell’intelletto e della immaginazione. Il disagio più grande dello stare a contatto con una persona negativa è non tanto il danno neurale che secondo lo studio ne consegue, quanto il fatto che l’individuo ‘ricevente’ tenderà con facilità a imitare il comportamento di colui che si lamenta perpetuamente in sua presenza.

Per evitare di ridurre la capacità di apprendimento dei nostri neuroni e di accumulare stress e negatività causate da persone eternamente insoddisfatte della vita e scontente, è opportuno mettere in atto dei piccoli accorgimenti, come quello di non immedesimarsi troppo nei problemi altrui. Il suggerimento più semplice da seguire è quello di concentrarsi su altre cose, per esempio immaginando la prossima vacanza o altre piacevoli attività. Bisogna creare un canale parallelo, fatto di felicità e associazioni di idee positive e stimolanti.
Ciò non significa renderci sordi ai richiami del mondo circostante né divenire insensibili alle problematiche che potrebbero investire chi ci circonda; certamente non si può condurre una vita felice facendo da spugna alle insoddisfazioni del prossimo.
Affrontare la vita richiede impegno e determinazione: vivere come la controfigura del cestino dell’immondizia potrebbe condannarci a una esistenza estremamente mediocre, nella quale nessuna idea geniale verrà a salvarci.

fonte: www.ilgiornaledigitale.it

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