“Le Mani della Tradizione”, gli occhi di Thomas Quintavalle

Le Mani della Tradizione, gli occhi di Thomas Quintavalle

Le Mani della Tradizione” è un viaggio tra le più antiche aziende italiane e del mondo, un viaggio attraverso le immagini di chi è riuscito a realizzare un’idea vincente fatta di valori e soprattutto di persone. Un viaggio che ci viene raccontato attraverso l’occhio e gli scatti di Thomas Quintavalle, fotografo professionista, che ha voluto omaggiare il Made in Italy fermando l’obiettivo su quelle mani che da oltre 100 anni fanno la storia dell’artigianato italiano.

Com’è nata l’idea di questo progetto?

Le Mani della Tradizione nasce nel 2013, abitavo a Berlino e l’Italia era in piena crisi. Avevo voglia di raccontare una storia che potesse trasmettere positività e così ho scoperto che c’è un campo in cui le imprese italiane eccellono nelle classifiche mondiali, quello dell’anzianità di fondazione, famiglie che non hanno ceduto alle lusinghe del mercato e che sono ancora saldamente al comando delle aziende fondate dai loro avi. Sono partito e ho realizzato un percorso fotografico che racconta le storie di alcune tra le più antiche aziende italiane e del mondo, un viaggio attraverso le immagini di chi è riuscito a realizzare un’idea vincente fatta di valori e di persone che attraverso la loro caparbietà e le loro visioni è riuscito a trasformare un sogno in una magnifica realtà.

Le mani sono la parte centrale di questo lavoro, cosa rappresentano per te e nelle tue fotografie?

Sono mani educate con tenacia e pazienza, senza la fretta che non fa maturare e dalle quali si evince una interiorizzazione delle azioni che rappresentano il vero saper fare italiano.

Che realtà hai incontrato in giro per l’Italia?

Le aziende che fanno parte del progetto mi hanno permesso di viaggiare dal Veneto al Piemonte, dalla Toscana al Molise fino alla Puglia. Ogni azienda ha una sua storia, sono diverse per settore merceologico, per dimensioni ma sono tutte saldamente ancorate al territorio dove sono nate. Il fatto di non aver mai delocalizzato le ha rese vicine agli abitanti di quei luoghi che in esse riconoscono un patrimonio condiviso di sviluppo e crescita.

Cosa ti ha colpito di più dei prodotti che vengono realizzati?

La realizzazione manuale di alcuni di questi prodotti è senza dubbio una parte affascinante ma ancor più intrigante è il legame speciale che c’è tra quegli artigiani, quegli operai e il lavoro che svolgono. C’è la consapevolezza di essere parte di un mondo speciale che solamente una grande passione tramandata non solo dai fondatori ma degli stessi dipendenti ai nuovi arrivati, riesce a portare avanti.

Che tipologia di persone hai incontrato?

Le più diverse, dal carpentiere in legno del più antico cantiere navale del mondo, abituato a scolpire quelli che a buon titolo vengono definiti gli “Stradivari del mare”, passando per un signore che nel cuore del Chianti seleziona antiche varietà di grano per la sua pasta, fino ad arrivare in Puglia dove con tanta passione e sacrifici vengono prodotti confetti dall’impareggiabile sapore e dolcezza.

Pensi che queste antiche aziende possano in qualche modo dare speranza alla situazione di crisi che stiamo vivendo?

La crisi attuale è senza dubbio il frutto di scelte sbagliate che sono state fatte negli ultimi decenni. Sicuramente volgere lo sguardo a realtà che esistono da più di cent’anni può essere di grande ispirazione ma bisogna fare un passo indietro e rivedere il significato della parola “Impresa”.

Chi ti ha trasmesso di più?

Mario Mucci nella sua Confetteria di Andria e Giovanni Fabbri nel Pastificio nel cuore del Chianti sono gli uomini che meglio incarnano lo spirito di queste realtà storiche, sono entrambi custodi di un mondo che amano profondamente ma allo stesso tempo sono proiettati nel futuro riuscendo a trasferire nei loro prodotti ricerca e tradizione, consapevoli che le loro scelte di qualità e coraggio verranno premiate dal risultato finale.

Dopo la mostra a Eataly, dove esporrai le tue fotografie?

A settembre verranno ospitate dalle due aziende pugliesi facenti parte del progetto, La Confetteria Mucci e la Leone De Castris, poi nel 2017 dovrebbero essere esposte a Copenhagen presso l’Istituto di Cultura Italiana.

I tuoi progetti in cantiere?

Mi sto muovendo in due direzioni, la prima è quella di allargare il progetto italiano ai Locali Storici e al turismo industriale portando le fotografie dentro alla aziende, la seconda è di creare una Strada Europea dell’Impresa Storica cercando di coinvolgere aziende storiche di altri paesi; attualmente di non italiana c’è solamente il birrificio tedesco Landshuter Brauhaus del 1493 ma spero di incrementarle.

Come e perché nasce Thomas Quintavalle?

Sono un fotografo anomalo, prima di intraprendere questa strada mi sono laureato in legge e solamente per caso mi sono avvicinato alla fotografia. Il mio è un approccio acritico, senza velleità di denuncia, osservo la realtà e la riproduco in totale assenza di giudizio.

di Caterina Caparello e Jessica Zecchinato

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