Mara Piva in “La cura di velluto”

“Ci siamo fusi nell’estasi di un amore ultraterreno per un tempo infinito. Ho avvertito qualcosa di più profondo della felicità: la completezza totale di ciò che sono. Ho sentito una sensazione magica e celestiale, una pace sconfinata e un’energia vorticosa insieme. La totalità, come il loro cielo, come la luce e l’ombra, come il bene e il male. Noi siamo diventati uno. Ci siamo ritrovati su quel letto di fiori soffici. Loro, senzienti e felici di accoglierci, hanno contribuito a creare la quiete rasserenante che stavamo respirando dopo l’atto d’amore che ci ha illuminato l’anima. Abbiamo letto i nostri pensieri”.

Fantasia e realtà si mescolano insieme in modo magistrale tra le pagine de La cura di velluto, opera d’esordio della brillante Mara Piva.

Protagonista è Sara, che nei giorni della pandemia da Covid-19 ci narra l’inizio della sua fantastica vicenda, avvenuta a Milano nel 1999, quando studiava all’università con l’amica taiwanese Lin. Una serie di circostanze fa entrare nella vita di Sara il misterioso ma affascinante medico Daniel, il quale decide di affittarle una camera nella sua dimora. Il legame tra i due si fa sempre più stretto col passare del tempo fino a sfociare in vero amore, ma nel frattempo Daniel dimostra capacità fuori dal comune: sente i pensieri di Sara e compare vicino a lei a velocità impossibili per un essere umano. Mentre la realtà che circonda Daniel e la sua famiglia viene pian piano alla luce, la coppia deve anche gestire la difficile situazione sentimentale di Lin con Riccardo, erede di un’azienda al centro di una spiacevole bufera mediatica.

La realtà che si dipanerà infine davanti agli occhi di Sara supererà ogni limite consentito dalla sua immaginazione, conducendola ben al di fuori del mondo a cui è abituata… e da quel giorno, inevitabilmente, il suo modo di vedere le cose – piccole o grandi che siano – non sarà più lo stesso.

Sentimenti puri s’intrecciano tra queste pagine, con una dolcezza e una sensibilità che appartengono all’autrice e che sa trasmettere in modo profondo, accompagnate da una dovizia di particolari che fanno de La cura di velluto una lettura piuttosto impegnativa… ma per quello che ci offre, ne vale senza dubbio la pena. Un’opera che tra le altre cose ci fa fare un bel balzo nel passato, non così lungo ma pur sempre notevole, se comparato al nostro presente: quando gli smartphone non erano ancora incollati alle nostre mani, quando non eravamo ancora avviluppati a multimedialità, streaming e social network, né costretti da mascherine e certificazioni per affrontare la quotidianità. Questo libro sarà senza dubbio in grado di farvi riprovare il buon sapore di un recente passato.

Come nasce questo libro?

Questo romanzo iniziò a manifestare la propria esistenza, dentro me, molti anni fa. Mi trovavo di fronte al mare della mia amata Sardegna, mentre stavo leggendo la biografia di Steve Jobs, scritta da Walter Isaacson. Ero in vacanza, in completo stato di rilassamento e immaginai una storia che avrebbe avuto il compito di trasmettere un messaggio ben preciso. Fu lei a svelarsi a me ed io l’accolsi per lasciarla sedimentare al mio interno. Tale passaggio è obbligatorio nel mio processo creativo e lo seguo diligentemente ogni volta in cui mi pongo al servizio di un’opera che deve trovare forma nella materia. Sono anche pittrice e designer, il percorso di creazione è il medesimo per ciascuna di queste attitudini. Al ritorno dalle vacanze fui travolta dai miei numerosi impegni e lasciai che la storia prendesse forma, in completa autonomia, nel mio cuore. Molti anni dopo, nel marzo del 2020, ringraziai il lockdown che mi obbligò a fermarmi. Solo in quel momento le vicende di Sara e Daniel urlarono a gran voce che era giunto il momento di uscire da me. Così fu: iniziai a scrivere ogni giorno e non smisi finché il romanzo terminò di suggerirmi concetti e parole.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Il messaggio, da trasmettere al prossimo, è nato prima della storia. Tutta la narrazione ruota intorno al concetto che è contenuto anche nel titolo. Esiste una cura, morbida e soave come petali di velluto, che può essere messa in pratica da ciascuno di noi, al fine di contribuire alla nostra evoluzione. Abbiamo molte cose da imparare affinché tale emancipazione avvenga, ma la prima, forse la più importante, è divenire consapevoli del nostro immenso valore per farne buon uso.

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