Marco Ragni, The wandering caravan. Uno spirito libero di fare musica

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Si può essere in sei o sette a fare Prog. Si può essere anche solo in due, ma servendosi di altri. E se si è da soli e per giunta con una grande ispirazione e voglia di fare musica? Marco Ragni è uno di quelli che pulendo rispondere a questa domanda.

Eccoci qua con Marco Ragni. Ciao Marco! Ci siamo ascoltati la tua “Promised land” dal tuo ultimo album “The wandering caravan” che uscirà il 28 febbraio. Ma tu quanti album fai uscire all’anno?
“Ciao, buongiorno a tutti gli ascoltatori. Sì esatto esce il 28. All’anno ne faccio uno, non di più. Diciamo nel 2016 ho fatto uscire un album e due EP da sei pezzi, nel 2017 non ho fatto nulla e nel 2018 vediamo di farne altri tre. Una media di uno e mezzo all’anno, ecco [ride, ndr].”

La domanda era per sottolineare che Marco è uno degli autori più prolifici che abbia mai conosciuto nel mondo del Progressive. Per curiosità, quanti ne hai prodotti finora?
“Da solista sono una quindicina con questo che è appena uscito, poi ci sono un paio di raccolte e altre due o tre cosine ormai fuori catalogo. Quindi una quindicina tra album, mini album, EP, singoli.”

C’è veramente l’imbarazzo della scelta. Il tuo album è già in prevendita anche se uscirà il 28, ma se uno volesse procurarselo, con magari tutti i precedenti, come potrebbe fare?
“Allora la cosa più semplice è andare sul mio sito marcoragni.com e lì si trova qualsiasi tipo di riferimento da Bandcamp ai siti che offrono il digitale come Spotify, Itunes, Apple music etc. Oppure c’è la pagina di Bandcamp che è a tutti gli effetti lo store ufficiale e sempre a nome Marco Ragni potete trovare lo store di Italia ed Europa, tutti i riferimenti sono sempre sul mio sito ufficiale.”

C’è una differenza tra la prevendita, per cui abbiamo ancora pochissimo tempo, e la vendita dal 28 in poi?
“Per chi comprerà l’album sulla fiducia, diciamo, in omaggio c’è la versione digitale di un EP che prende parti di canzoni della sessione di registrazione di “The wandering caravan”, contiene una cover dei Pink floyd che è “Fat old sun” fatta in acustico con chitarra e fiati. Poi c’è una versione alternativa del secondo test del nuovo album che uscirà e un paio di inediti.”

Ah ecco Pink floyd, gli hai anche dedicato un album intero, un tributo.
“Sì, era un album che entrava nella campagna di Kickstarter per la raccolta fondi di questo album e le persone che hanno aderito hanno ricevuto questo lavoro per ora non reperibile in vendita. Penso che uscirà il prossimo anno, con molta calma.”

Stiamo dando una lontana anteprima. Sei veramente un autore prolifico, ma ci si chiede: fai tutto da solo? Ti fai aiutare da qualcuno?
“Sì tendenzialmente suono un po’ di strumenti, me la cavo, mi arrangio. Io parto sempre con un sacco di idee, fai conto che per ogni album sono capace di registrare una trentina di canzoni, poi scremo e scremo. Collaboro da ormai quasi tre anni con dei musicisti americani, che sono anche presenti sia in “Kind of blue echoes” che è il mio album precedente, sia in “California” che è l’EP che sta tra gli ultimi due CD. C’è: Peter Matuchniak, un chitarrista che ha suonato con i Gekko project e fa carriera da solista, adesso è entrato nei Kinetic element, un’altra band Prog americana, poi c’è il bassista Jeff Mack con il quale suono da quattro anni, c’è un batterista italiano di Roma, Maurizio Antonini. Il fiatista si chiama Dave Newhouse, lo è stato per una band americana degli anni ’70 che si chiamava Muffins, una band interessantissima per l’epoca, una specie di Soft machine prima maniera, e lui è un grandissimo arrangiatore di fiati: suona qualsiasi tipo di fiato, dal flauto irlandese al sassofono. È incredibile, ha arrangiato l’album in maniera egregia.”

Noi li salutiamo tutti. Quasi tutti americani, ma abbiamo citato la tua etichetta?
“L’etichetta è lo stesso americana, la Melodic revolution records, è un’etichetta che propone prevalentemente Progressive, ma anche Rock. È indipendente ma ha nel suo roster parecchi gruppi, credo più di 40, ed è veramente interessante. Anche quella la trovate sui Bandcamp, fateci un giro perché c’è della gente molto interessante.”

Andatela a cercare, lei e Marco Ragni, nella sua discografia veramente importante. Chi arriva prima del 28 compra il CD sulla fiducia con dei bonus, fidatevi che è un ottimo album di Progressive. Ma non vogliamo classificarti: tu fai cose più particolari, più moderne. Anche se pare che non tutti gli europei siano entusiasti del nostro modo di fare Prog.
“No, diciamo che alcuni siti sono comunque legati a un certo tipo di Prog che ha radici negli anni ’70, e sentire cose catalogate tra virgolette Prog che sono diverse da quel tipo di Prog, a loro non piace. Sono abituati a sentire gruppi che sembrano gli Yes, i Genesis, I Jethro tull, oppure c’è quel filone del Prog metal che va tantissimo. Io ho cercato di allontanarmici un po’, non per partito preso ma per mio gusto personale. Volevo fare qualcosa che prendesse spunto dagli anni ’70 perché tutto da lì è partito, però con idee nuove, con passaggi nuovi, arrangiamenti diversi. Insomma io ci ho provato, non so se ci sono riuscito ma ci ho provato.”

Io per fortuna mi trovo sempre più a che fare con artisti italiani come te che cercano strade nuove, nuove sonorità, nuove architetture sonore, dal New prog o Non prog ad altre cose. Io apprezzo molto questa via particolare di noi italiani di fare Progressive, magari a livello mondiale non andrà tanto bene però in Giappone ci chiamano tanto volentieri, negli Stati uniti lo stesso, insomma non siamo così lontani dai gusti.
“Si ma sono gli olandesi che sono particolari. Io ho ricevuto un paio di commenti da degli amici inglesi che con l’album precedente in mano, parlando dell’ultimo mio uno chiedeva all’altro: “ma che cos’hanno questi italiani che fanno sonorità un po’ strane, un po’ diverse dal solito Prog?”. E io gli ho risposto: “ragazzi è il sugo, è l’amatriciana” [ride, ndr]. Comunque anche gli inglesi apprezzano questo modo di fare Prog, diverso da quello che era il Prog italiano anni ’70, ma quella che è la tendenza del Prog mondiale diciamo. Detto dagli inglesi è un piacere immenso perché hanno inventato il Progressive, quindi sentirsi dire da loro che tu fai bella musica per me è il massimo del complimento, non c’è niente di più.”

Ma è giunta l’ora dei saluti. Ricordiamo Marco Ragni, “The wandering caravan”, il suo album che uscirò il 28 febbraio, il sito marcoragni.com dove lo si potrà comprare. Andate sul Facebook a dargli il like, a Marco Ragni songwriter, ascoltate questi brani e convincetevi. Ti ringraziamo, ti salutiamo, ti mandiamo un break a leg per l’esordio della tua creatura.
“Grazie a tutti e ci risentiamo presto, Ciao!”

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