Mi racconti una storia?

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Nietzsche diceva che noi siamo ben oltre le parole.
Io credo che per raccontare una storia non sempre servono le parole, spesso il nostro sguardo, il modo in cui gesticoliamo, come ci muoviamo… hanno un valore aggiunto non indifferente sulla comunicazione e il linguaggio. Il nostro corpo è un vero e proprio narratore di storie.
Sarebbe bello se tutti lo sapessero ascoltare, se si potesse non per forza dare volume ad ogni cosa. Le parole, quelle sono, più o meno arrivano a tutti nello stesso modo; poi certo dipende da come vengono dette, qual è l’atteggiamento e la predisposizione di chi le sta ricevendo ma comunque gira che ti rigira non si possono parafrasare troppo.
Invece le emozioni che risiedono dentro un incrocio di sguardi, un sorriso, un volto arrossato, una mano sfiorata, un capello lasciato sul maglioncino, l’alone del profumo sulla pelle sono cariche di espressioni libere e creative.
Libere perché nessuno può incatenarle dentro una spiegazione logica, un’emozione si sprigiona da sola e autonomamente viaggia nell’aria in balia del vento.
Creative perché la fantasia ha la meglio su il contingente reale. Quando stiamo bene è sano e giusto lasciar andare l’immaginazione, permettersi di desiderare che quel momento non finisca più o che si trasformi in qualcosa di ancora più intenso.
Si diventa famelici, ricchi, pieni e la nostra mente ci racconta tante di quelle storie che solo stando in un assoluto silenzio verbale si è in grado di alzare così tanto i bpm delle nostre frequenze.
Il nostro corpo ci appartiene? Forse è solo la scatola neanche troppo ben confezionata del nostro essere, un packaging preso in saldo all’outlet di periferia ma comunque  il nostro corpo ci racconta, questo si. Le cicatrici che portiamo, le rughe espressive che ci rigano il viso, le fossette che addolciscono un sorriso, il brilluccichio degli occhi quando siamo felici, lo smangiucchiarsi delle unghie quando siamo nervosi… il nostro corpo è la nostra storia.
Bisognerebbe imparare a sfogliarci più spesso, a fare tesoro delle nostre esperienze ma dalle stesse svincolarci, sarebbe un peccato farci condizionare la vita dalle delusioni, dalle paure, dagli ostacoli che ci hanno limitato.
Ogni giorno è una nuova storia, ogni persona ha una nuova storia tutti i giorni e noi dovremmo essere disposti a raccontare la nostra e ad ascoltare la loro, solo così il linguaggio verbale  saprà prendere forma senza restare incastrato nelle parole, tra le righe di un libro, in frasi fatte e spesso poco inclini a ciò che siamo e diciamo sul serio.
Se vuoi ti racconto una storia e tu intanto prova ad abbracciarmi, guardami negli occhi, dammi la mano, toccami i capelli, annusami e soprattutto…sorridimi.

 

 

Martina Venanzi

Martina Venanzi

Attrice

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