Intervista a Pericle Sponzilli “una leggenda del rock italiano”

Pericle_Sponzilli

Ho avuto il piacere di poter fare alcune domande per un’intervista a Pericle Sponzilli.
Per chi non conoscesse questa figura leggendaria del panorama musicale italiano come chitarrista, di alcuni gruppi prog degli anni 70, è doveroso sapere che Pericle è stato un ‘énfant prodige’ del rock “progressive” italiano: quando gli altri, i musicisti adulti, si sforzavano di entrare a far parte di quel mondo lui, poco più che adolescente, suonava già nei più importanti festival Rock italiani e le etichette discografiche lo corteggiavano.
Componeva alla chitarra, ma anche al piano, prendendo tutto come un gioco e divertendosi assai. Così, all’uscita del primo L.P. (all’epoca c’erano i vinili…) che faceva già seguito ad un singolo, lui non c’era proprio, perché aveva scelto di diventare grande attraverso quello che sarebbe stato un lungo, lunghissimo viaggio. Ha suonato sullo stesso palco prima di JIMI HENDRIX nel tour italiano, con i FHOLKS, poi con la REALE ACCADEMIA DI MUSICA, gli EFFETTO NOTTE e anche come solista. Quando è tornato dal suo lungo viaggio ha fatto musica in tutt’altre forme (films, pop, teatro e videoclips).

Puoi presentarti ai lettori di YOUBEE MAGAZINE?

Dalla prima adolescenza la musica ha fatto parte della mia quotidianità.
È stata la mia attività principale ma, in alcuni anni della mia vita, ho sentito il bisogno di fare anche altre esperienze.

Come è nata la tua passione per la chitarra e per la musica?

Quando avevo una decina d’anni arrivò in casa una bella chitarra, da lì i primi esperimenti. Ma la bomba fu nel ’63 con l’ascolto dei Beatles! In una settimana avevo tutti i singoli che erano usciti in quei mesi. L’anno dopo ero a Londra con mio padre, entrai in un negozio di dischi chiedendo di consigliarmi un nuovo “complesso”…..uscii con il primo EP degli Stones e conquistato al R&B.


Alla fine degli anni 60 suonavi con un gruppo che si chiamava FHOLKS? Avete anche aperto il concerto di JIMI HENDRIX, puoi raccontarci qualcosa su questa esperienza?

Nel 1969, finita la scuola, mi chiamarono i Fholks per sostituire il precedente chitarrista. Loro erano più grandi di me, andavano in tournée, avevano fatto la jam con Jimi Hendrix che li aveva voluti in apertura dei suoi concerti al Teatro Brancaccio. Accettai con entusiasmo!
Come chitarrista quanto è importante per te la ricerca di un suono o qualcosa che dalle prime note identifichi il tuo stile?

Ho dentro di me una idea di musica e di suono e la strumentazione con cui la esprimo è grosso modo tutta “vintage”. Non credo che ci sia qualcosa di esterno, una apparecchiatura, che contraddistingua il mio stile.
In Italia agli inizi degli anni 70 c’è stato un forte movimento progressive. Banco, Pfm, Reale Accademia di Musica, il gruppo nel quale hai suonato, New Trolls, Garybaldi, ma anche tantissimi altri che hanno iniziato con delle grandi premesse e poi sono spariti nel nulla. Come mai? Perchè secondo te la musica prog è scomparsa ad un certo punto?

Nell’estate del ’72 registrai l’ Album “Reale Accademia di Musica” ma subito dopo il missaggio io abbandonai e partii per l’India, dove restai quasi dieci anni. Per cui non sono un buon testimone per spiegare cosa successe.
Nella tua collezione di vinili quali sono 5 dischi che porteresti con te sempre come compagni di viaggio (anche non necessariamente di gruppi PROG)?

Difficile limitarsi a 5… Se mi concentro sul Prog sceglierei Middle, In The Court of Crimson King, Close to the Edge, Selling England by The Pound, Tubular Bells…. ma per me furono già progressive nei ’60 i Moody Blues, i Family, i Jethtro Tull.
Dopo la parentesi con i Blossom Child, hai fatto parte degli EFFETTO NOTTE. Un progetto che ha dato vita al disco “Il Poliedro di Leonardo”, un’opera multimediale e molto avanti per quegli anni visto la presenza di personaggi di altissima levatura artistica che vi hanno partecipato. Puoi parlarcene?

Fu un mio caro amico , Gil Rossellini, alla fine del 1988 che mi invitò a partecipare, come chitarrista e compositore, a questa bellissima avventura di Effetto Notte. Si trattava di realizzare un’opera rock! Gaio Chiocchio aveva pronti i testi ed io scrissi la maggior parte delle musiche. E poi sperimentai molto con le chitarre. In quasi ogni brano ci sono almeno 2 o 3 parti di chitarra. Creativamente fu per me una bellissima esperienza!
Nel 2013 hai prodotto “THE BIG MUSEUM”. Rappresenta la tua visione della musica attuale? In che cosa sei cambiato in tutti questi anni e con le esperienze che hai vissuto?

Dall’inizio degli anni ’90 ho scritto e realizzato molte musiche per teatro, radio e televisione e la loro realizzazione in quegli anni avveniva molto con l’uso di strumenti virtuali e con i programmi di sequencer. Avevo voglia di tornare a fare musica come ai vecchi tempi con la chitarra, che avevo molto trascurata. Ho ripreso quindi dalle mie radici, dal Blues e dal R&B. Su questa onda è arrivata la scintilla creativa dei testi scritti da Enzo De Luca, l’amico poeta, scomparso troppo presto. Quei testi erano stati scritti negli anni ’70 mentre Enzo era in California ed erano molto “americani”. Raccontavano anche la dimensione del viaggio ed io in quegli stessi anni viaggiavo in oriente. Ispirato dunque dalle sue liriche e dalle comuni esperienze, ho iniziato a scrivere una, due, tre, quattro canzoni……ed alla fine un Album intero. Questo fu il perché di Pericle – The Big Museum!
Attualmente quali sono i tuoi progetti musicali? Ci sono dei concerti in programma?

C’è un nuovo progetto che bolle in pentola…. anzi tra un po’ saremo a metà cottura…. Posso per il momento dirti che ho scritto nuovi brani con bei testi in italiano, che sto suonando con musicisti fantastici come Fabio Liberatori e Andy Bartolucci, , e che la musica si ricollega questa volta alle mie altre importanti radici, quelle progressive.
L’obiettivo è ovviamente registrare questo nuovo materiale e fare dei concerti.

 

Oggi il modo di vivere ed ascoltare la musica è cambiato. Come vivi il rapporto con i social network in tal senso?

Io ascolto musica essenzialmente in macchina, sennò ho sempre la chitarra in mano. 
Per la musica i social li utilizzo più che altro come informazione.

 

 

Giuseppe Bellobuono

 

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