Propriocezione

concezione

Ve lo ricordate il momento esatto in cui vi siete accorti di voi stessi ? Quando vi siete riconosciuti o anche semplicemente percepiti?

Nel mezzo della passeggiata di tre decenni della mia vita ho avuto modo di perdere tante persone (cosa di cui sono grata) e di acquistarne tante altre (altra cosa di cui, invece, sono onorata)…mai e poi mai ho pensato che un giorno avrei potuto perdere e acquisire me stessa.

Cresciuta con una convinzione lampante: Martina, vuoi o non vuoi, con te stessa ci devi star per forza, smussati quanto basta per accettarti ma prenditi sotto braccio e vai avanti perché la tua persona sei tu (andando contro tutto quello che Grey’s anathomy ci ha indorato).

Ma quando ti perdi? Quando non ti riconosci? Capita no?!…a volte si fanno delle scelte che rendono liberi ma le loro conseguenze ci imprigionano e ghettizzano in un angolo remoto del nostro essere, facendoci scordare chi siamo, che vogliamo, dove andiamo.

Che poi sul cosa vogliamo e dove siamo diretti ne avrei di cose da dire ma tralasciamo, ormai la mia filosofia sposa il pensiero che sapere cosa si vuole e dove si va  “l’è dura”, ma ottimo sarebbe aver almeno chiaro in testa cosa non si vuole e dove non si desidera andare.
Direi che è già un buon punto di partenza…direi…Poi tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare che è il nostro asso nella manica per continuar a parlar bene e razzolar male.

Ma questa è un’altra storia…e invece no, questa è proprio la nostra storia: cosa ce ne faremmo di scelte posate, strade spianate, certezze assolute, serenità noiosa, stesse facce, stesso posto (“stessa gente, stesso bar” …scusate mi son lasciata  prendere dalla nostalgia canaglia degli 883)… noooo non fa  per noi il sempre e per sempre.

Non voglio aprire cinquanta parentesi, rischiando di perdere il filo di Arianna in questo labirinto in cui mi sono, appunto, persa. Torniamo un attimo a galla, prendiamo una boccata di ossigeno e immergiamoci nuovamente, tra i colori frizzanti di un mondo subacqueo di cui siamo ospiti e guardiamo in superficie dove il sole taglia l’acqua in squarci brillanti… li soprà al di là del mare c’è una città dove gli uomini sanno già volare (e nulla chiedo venia, oggi va così, di citazioni arcaiche).

E quindi che stavo dicendo? Chi sono? Che faccio? Dove vado?
Due fiorini!

Ma certo…tutto torna, stavamo parlando del momento in cui tutto insieme, come di incanto abbiamo la  propriocezione di noi stessi.

Credo serva, insindacabilmente, perdersi per ritrovarsi… e quando poi ci si percepisce anche ad occhi chiusi in un dato spazio allora si raggiunge quell’appagamento…libero e sincero di sapere che chiunque siamo, siamo perfettamente ciò che vorremmo essere.

Quando ho incontrato Martina, per la prima volta, ricevendola sensorialmente, sono stata in silenzio senza parlare eppure lei gridava forte, io ascoltavo tutto mentre la abbracciavo più forte che potevo e piano piano cullandola si è calmata.

Ora lei, è me.
È la mia migliore amica, la mia più terribile nemica, è bellissima, è brutta e insicura, è forte e fragile, è piena e vuota, è solare, è lunatica, è viva e piena di energia, è stanca ed ha un po sonno, è fresca e originale, è semplice e banale ma quando sta bene, esattamente come quando sta male piange con lacrimoni grossi…esprime così la sua gioia e così le sue sconfitte ed io le voglio proprio bene.

Ricordo come fosse ora, mia cara Martina, quando ho giurato che
“io ti cerchero’ negli occhi delle donne
che nel mondo incontrero’
e dentro quegli sguardi mi ricordero’ di noi…chissa’ se si chiamava amore,
nei tuoi occhi mi ritrovo nell’attimo prima in cui sto per baciarti, l’universo si ferma un istante perche’ vuole ammirarti”.

Credo che solo quando impariamo a volerci tanto bene e ci rispettiamo, siamo in grado di essere persone in grado di dare agli altri tutta la meraviglia che siamo… perché sia chiaro, siamo esseri meravigliosi.

 

 

 

Martina Venanzi

Martina Venanzi

Attrice

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