Questioni morali prive di moralismo

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“In questo libro affronto molte questioni morali, senza dare alcun giudizio moralista”.
Così esordisce Alicia Giménez-Bartlett nella chiacchierata con Roberto Ippolito che conclude il tour italiano di presentazione di “Uomini nudi” alla Biblioteca Comunale di Cisterna di Latina, nell’ambito della rassegna organizzata dalla Libreria Voland.
Non è scontato in una storia in cui si alterna il dialogo al monologo del pensiero che nessuno può ascoltare. È la prima volta che la Giménez-Bartlett utilizza questa tecnica narrativa, avendo fatto finora ricorso alla narrazione oggettiva o alla prima persona.
È allora che esce fuori la verità, la riflessione reale che segue le parole buttate fuori troppo in fretta e che permette di addentrarsi nella autenticità dei personaggi.
Javier ha perso il lavoro da insegnante di letteratura, la donna che amava, rischia di perdere persino i suoi stessi libri. Irene ha perso il padre ed è stata lasciata dal marito.
Javier e Irene sono i personaggi simbolo del cambiamento. Un’apparente involuzione sociale corrisponde ad una sorta di evoluzione interiore e personale, è il pretesto per sperimentare, loro malgrado, tutto quello che non hanno fatto fino ad allora e per provare a raggiungere un nuovo traguardo senza forse riuscirci. Entrambi partono da troppe perdite e ritrovano se stessi, capovolti e sottosopra, più volte durante il libro; ma ogni ritrovamento corrisponde a uno struggimento, a un punto di non ritorno, alla svolta decisiva che sembra non dover arrivare mai.

A prescindere che il fattore scatenante sia un tradimento, un abbandono, la crisi economica o un letterale bisogno di sopravvivenza, ogni piccolo grande evento diventa motivo per cambiare la visione che avevano di se stessi, rendendo precaria ogni convenzione, facendogli dimenticare il proprio posto nel mondo e trovandosi di fronte solo l’incertezza dell’instabilità.
Una volta che ognuno di loro, per ragioni diverse, è uscito fuori dal copione della propria vita, si trova ad affrontare i capovolgimenti quotidiani con incredulità e timore ma anche con la curiosità e il coraggio di vedere dove sono in grado di spingersi e di rischiare per trovare un po’ di nuova felicità, diversa da quella di prima.
Sono due percorsi umani e psicologici che si intrecciano e che sembrano non avere mai fine, che fanno preferire di non trovarsi faccia a faccia con uno specchio per evitare di riconoscervi la realtà in cui ci si è trasformati e di rendersi conto che l’uomo che leggeva e quello che si spoglia, la donna manager e quella che vive di notte continuano a restare la stessa persona.
Con questo romanzo sul cambiamento sociale la Giménez-Bartlett ha vinto il Premio Planeta 2015. Ha deciso di scriverlo dopo essersi resa conto che a seguito della nota crisi economica la prostituzione maschile stava subendo un curioso sviluppo e dopo la visita di un’amica in una sera d’estate e del suo giovane accompagnatore a pagamento.
Lo ha scritto in campagna dove vive, con la luce del sole, ogni giorno fino alle quattro di pomeriggio. Pregustando le ore della sera da dedicare alla lettura, l’attesa in vista dello stare da soli con la mente e le parole di una persona che non è presente: per lei, l’attesa appagante della felicità.

“Uomini nudi” di Alicia Giménez-Bartlett (trad. Maria Nicola), ed. Sellerio, 448 pagine.

Articolo: Francesca Ceci
Foto: Christian B. Bouah

 

 

Francesca Ceci

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Avvocato

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