La Radio non è per tutti

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Giorgio D’Ecclesia è una voce autorevole nel campo radiofonico, per lui la radio non ha segreti.  L’ho conosciuto casualmente qualche anno fa quando, alla ricerca di un corso radiofonico che mi formasse professionalmente, mi sono imbattuta in Radiospeaker. Completamente conquistata dai suoi modi e dalla sua professionalità, mi sono affidata ai suoi insegnamenti ed ho fatto tesoro dei suoi preziosissimi consigli.

Siamo sempre rimasti in contatto ed ho seguito con interesse ed affetto tutti i suoi successi. Così, ho deciso di intervistarlo per i lettori di Youbee. Incastrare i miei impegni ed i suoi non è stato facilissimo ma, alla fine, ce l’abbiamo fatta. Quella che segue è una chiacchierata tra amici, anzi, tra due appassionati di radio; uno affermatissimo (lui), l’altra in via di affermazione (almeno così sembra). Ci eravamo ripromessi di essere brevi e sintetici, ma poi ci siam fatti prendere un po’ la mano. Proprio lui che ogni giorno su Radio Globo si districa con agilità e naturalezza tra “disco-disco”, intro ed outro, ed insegna che un talk efficace non può superare i tre minuti, durante questa intervista sembra (fortunatamente, aggiungo io) aver dimenticato il timer della regia.

Giorgio, che cos’è Radiospeaker?

Te lo devo dire io che cos’è Radiospeaker? Ormai lo sanno tutti! Beh Radiospeaker e’ un agglomeratore di contenuti e di persone legati al mondo della radio: di contenuti, come news ed interviste, e di persone che possono iscriversi sul sito (www.radiospeaker.it) creando un proprio profilo, caricando il curriculum vitae e demo, ed inserendo contatti, file audio e file video. Possono anche pubblicare annunci per la compravendita di oggetti legati al mondo radiofonico oppure annunci per offrire o ricercare collaborazioni lavorative.

A Radiospeaker è possibile seguire anche dei corsi..

Si. Con il trascorrere del tempo Radiospeaker ha acquisito una certa autorevolezza ed io  ho acquisito un po’ più di esperienza in radio, iniziando a far parte di realtà radiofoniche importanti. E così, dopo aver scritto numerosi articoli e dopo aver regalato informazioni, suggerimenti, tecniche e mie teorie sulla conduzione in radio, nell’ormai lontano 2009 ho aperto il primo corso di conduzione radiofonica. Ha riscosso subito successo, la classe non aveva più posti a disposizione. Da lì la richiesta è via via aumentata ed ho capito che si diffondeva sempre di più l’esigenza per le persone di affidarsi a qualcuno che formasse seriamente sul mestiere del radiofonico, un mestiere che non si esaurisce nel ruolo dello speaker, ma che comprende anche il ruolo di giornalista, di fonico, di cronista sportivo. E per ciascuna di queste categorie ho, quindi, ideato un corso specifico. Abbiamo anche dei corsi di dizione (la dizione è fondamentale e Giorgio non sbaglia una parola oh!) ed abbiamo anche avviato il corso di doppiaggio pubblicitario e di podcasting. Il podcasting in Italia rappresenta la nuova frontiera, il nuovo modo di fare radio, anche se all’estero, ad esempio in America o in Australia, il podcasting è davvero già diffusissimo da parecchio tempo.

Di corsi per lavorare in radio ormai se ne trovano parecchi in circolazione. In che cosa i tuoi corsi si differenziano dagli altri?

In realtà ti potrei dire in che cosa sono diversi se conoscessi gli altri corsi, ma non so davvero che cosa dicano e che cosa insegnino. Quello che ti posso dire è che i nostri corsi hanno un metodo “certificato” scritto in vari libri e un programma pubblicato in rete e che da questo programma, non c’è dubbio, hanno preso spunto le varie scuole nate dopo Radiospeaker perchè molto spesso ritrovo alcune delle voci e delle frasi del nostro programma in altri siti e in altri corsi. Alcune realtà, poi, sono state fondate da persone che sono passate da Radiospeaker a chiedere consigli ed hanno creato poi altre scuole. Quindi, se mi chiedi che cosa ha di diverso Radiospeaker rispetto alle altre realtà, ti rispondo che Radiospeaker ha creato un metodo di insegnamento, l’ha scritto, l’ha divulgato e, proprio per questo, è cresciuta talmente tanto da essere l’unica ad avere be due sedi, una a Roma ed una a Milano.

Hai alle spalle tanta esperienza nel mondo radiofonico; attualmente sei a Radio Globo, ma sei stato la voce anche di molte altre radio. Ci puoi raccontare brevemente la tua storia?

La mia storia nasce da piccolissimo, quando a 3 anni giocavo a fare la radio con mio padre (e quello che dice Giorgio è tutto vero, ascoltate questa registrazione dell’epoca clicca). Poi crescendo ho avuto la possibilità di fare tanta gavetta in alcune realtà FM fino ad approdare al primo contratto pagato, solo nel 2005. Ho lavorato in radio per ben nove anni senza essere pagato, ma non rimpiango quel periodo perchè ho imparato tutto quello che c’era da imparare sulla radio, dalla pulizia degli strumenti tecnici fino alla creazione di un palinsesto e alla gestione di una squadra, di un team. Ed oggi, infatti, attorno a Radisopeaker ruotano circa 40 persone.

Con Radiospeaker hai la possibilità di entrare in contatto con molti ragazzi che sognano di lavorare in radio; credi che siano spinti da una vera passione per le cuffie ed il microfono o che a muoverli verso quella direzione sia qualcosa di diverso?

Mah, secondo me un buon 50 e 50, anche se forse sono più spinti da qualcosa di diverso rispetto alla passione pura per il microfono e le cuffie. Molti vengono qui con la voglia di sfogare il proprio ego, poi si rendono conto che fare la radio è un mestiere difficile, serio, un mestiere che richiede studio e sacrificio e allora abbandonano e si dirigono verso altri lavori artistici. Quelli che fanno questo mestiere per passione vera si riconoscono subito ed hanno una scintilla in più, hanno un’energia più evidente.

E in che direzione sta andando la radio secondo te?

Ah, questa è proprio una domanda da cento milioni di dollari e se io sapessi la risposta adesso potrei essere già un potenziale milionario! C’è da fare, però, una distinzione rispetto a quanto mi chiedi, dal punto di vista della strumentazione tecnica e da quello dei contenuti. Per quanto riguarda la strumentazione tecnica, non possiamo nascondere l’esplosione delle webradio, nè tantomeno l’espansione della radio digitale; quindi il futuro della radio, per me, è davvero tutto questo, insieme. Una FM che si rispetti, secondo me, dovrebbe riuscire ad essere presente su tutte le piattaforme, così da raggiungere tutto il pubblico. Non ci sarà, quindi, solo un’unica strada, un’unica direzione.

Per quanto riguarda, invece, i contenuti ed i modi di comunicare, la radio – rispetto a venti anni fa ad esempio – è molto meno impostata, meno formale e c’è molta più libertà e naturalezza e questo continuerà ad essere il trend. Con questo non voglio dire che chiunque può lavorare in radio, anzi. Bisogna, infatti, studiare per diventare liberi e naturali in modo professionale. Continueranno, comunque, a coesistere tutti i tipi di radio: quelle di flusso, le talk radio, le radio musicali, le radio sportive, le radio di informazione, le cosìddette radio personality e così via.

Prima gli speaker si immaginavano; si ascoltava la voce dalla radio e ci si costruivano attorno castelli di fantasia. Adesso, invece, quasi tutte le radio trasmettono in contemporanea anche le immagini dagli studi in cui si trasmettono le trasmissioni. Non credi che questo, in qualche modo, abbia un po’ sminuito la magia della radio?

Sicuramente questa è una cosa che mi ha rovinato tutta la carriera! Prima si immaginavano uno alto e biondo, adesso mi vedono, basso, chiatto e scuro di capelli (ma se sei un bel ragazzo Giorgio, smettila!). Io sono sempre stato contrario anche a pubblicare le foto degli speaker. Ti racconto un aneddoto, non me ne voglia Federico L’Olandese Volante, un bravissimo professionista peraltro. Io lo ascoltavo sempre e poi un giorno, tanti anni fa, a Vieste, l’ho incontrato di persona durante un evento live di RTL  e…da quel momento non l’ho più ascoltato. Non riuscivo più ad ascoltare la sua voce e ad associarla a quella figura. Quindi secondo me, si, la magia della radio è stata molto rovinata dalla radio visione.

E’ sempre più evidente la commistione tra Tv e Radio; sempre più di frequente a personaggi televisivi viene affidata la conduzione di programmi radiofonici e viceversa. Come valuti tutto questo?

Prima rivendicavo il diritto di fare radio ai soli radiofonici, adesso sono molto più democratico e credo che se ci sono persone capaci e competenti sia nel mondo radiofonico che in quello televisivo, ben venga.

Anche la radio, così come del resto la televisione, è stata travolta da talent, reality e contest. Sono finiti i tempi in cui le nuove voci venivano scelte dopo un attento ascolto della demo?

No, credo che sia un percorso parallelo. Moltissimi speaker hanno trovato un posto di lavoro semplicemente facendo la demo. Io, ad esempio, sono entrato in radio quando era stato organizzato Speakerfactory di Dimensione Suono Roma (il primo “talent” radiofonico che esiste ancora oggi), ma non tramite quel concorso, semplicemente inviando la demo.

Rimanendo politically correct, Radio Globo a parte, qual è la tua radio preferita?

Al momento ascolto le webradio. Quindi – incalzo – Radio Godot?! (si ride).

In questo periodo ascolto molto le webradio straniere e alcune radio italiane, ma forse proprio perchè sono troppo dentro al settore, difficilmente ascolto radio con troppi contenuti perchè a volte mi innervosisco, perchè rilevo tutti i difetti, tutte le imprecisioni etc.

Torniamo a Radiospeaker. Lavorare in radio è un po’ come vincere alla lotteria ormai. Non hai paura che con i tuoi corsi gli allievi possano illudersi che basti sapere cosa sia un clock, un intro, un outro per realizzare il proprio sogno?

La prima cosa che diciamo agli allievi quando frequentano i nostri corsi è che noi possiamo dare il 30 per cento di quello che poi dovranno dare loro; gli diamo alcune nozioni, alcuni strumenti che mirano a farli crescere. Niente di più. Dipende tutto da loro.  Certo è che presentarsi in una radio senza sapere nulla di clock, intro, outro, “disco-disco” e cosi via, rende tutto ancora più difficile di quanto sia effettivamente.

Hai mai consigliato chiaramente ad un tuo allievo di non insistere nel perseguire il sogno della radio perchè secondo te non ne aveva la stoffa?

Si, più di una volta. E più di una volta la persona interessata mi ha chiesto espressamente di farmi i fatti miei. Da allora, ad alcuni continuo a dirlo, ma con molta più accortezza.

Tra gli aspiranti speaker che hanno caricato il proprio profilo sul tuo portale, c’è qualche voce che ti ha colpito particolarmente?

Sul portale sono caricati oltre 5 mila profili ed onestamente non li ascolto. Diciamo che tra coloro che hanno partecipato ai miei corsi, a quelli che mi hanno colpito di più ho proposto di prendere parte nella nostra seconda azienda programmiradiofonici.it con cui produciamo programmi radiofonici per oltre 30 radio.

Che cosa consigli a chi, nonostante l’impegno, il sacrifico, la dedizione si continua a vedere porte sbattute in faccia?

Le porte in faccia le ho avute anche io, tante. Ho fatto più di dieci provini nelle radio nazionali e non sono ancora riuscito ad entrarci.; però continuo a dare il massimo, a credere nel mio sogno. Non avrei mai pensato, dieci anni fa, di arrivare dove sono arrivato oggi a livello professionale, sia come speaker che con Radiospeaker.it.

Se alle prime porte in faccia io mi fossi arreso, non avrei ottenuto tutto questo.

Alessia Pellegrino

 

 

 

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