Raf a Radio Godot

raf

Ci sono cantanti le cui canzoni hanno fatto da colonna sonora alla vita di migliaia di persone. Raffaele Riefoli, al secolo RAF, è uno di quei cantanti. Una carriera in continua ascesa, un susseguirsi di successi, ma anche quella rara capacità di conservare l’umiltà e la disponibilità che solo i veri grandi non perdono nella esilarante strada della fama e della popolarità.
Io e Giacomo, lo abbiamo intervistato in occasione del suo ultimo tour.
In “Sono Io” tour ci saranno pezzi del tuo nuovo lavoro, ma non mancheranno i tuoi evergreen che hanno caratterizzato la tua carriera.

Esattamente.
Il concerto inizia con la canzone“un battito animale“ in una versione molto tribale in cui io e la band suoneremo solo percussioni; poi si proseguirà con dei brani del passato che si adattano meglio al tipo di tour che sto facendo; specialmente alcune ballad che si adattano ad una rivisitazione acustica che in teatro, come tipo di sonorità, rende bene. Via via poi il concerto diventa sempre più elettronico, si lascia più spazio ai suoni che hanno caratterizzato i miei ultimi album, compreso quest’ultimo, fino a diventare una sorta di club in cui la gente si alza e partecipa.

Come vivi il momento del tour? E’ una cosa che ti piace fare o credi che sia qualcosa che, in fondo, è anche un po‘ logorante?

Io, se potessi, farei solo live. Ridurrei la mia attività ai live e al lavoro in studio.
Ed è inevitabile questa considerazione per uno come me che, da quando è nato, non ricorda l’esistenza di un momento che non fosse legato alla musica. Mi piace il lavoro di studio e mi piace fare concerti.
Poi c’è una serie di cose di cose “contorno” al tour essenziali, anche se a me piacciono meno. Oggi viviamo in un sistema in cui vi è un‘esposizione ai media notevole per cui se vuoi far arrivare alle persone il lavoro che stai facendo, devi in qualche modo, poi, promuovere le cose che fai. Ecco, questa è una cosa che mi piace fare meno, ma la faccio comunque. Io non mi reputo portato per questo tipo di attività, conosco cantanti organizzatissimi a cui piace fare anche questa attività di contorno, non strettamente musicale.
C’è una cosa che fai nel corso del tuo concerto che è davvero molto originale: ogni sera un fortunato fan può duettare con te sul palco; all’ingresso viene consegnato a ciascuno un numeretto e poi, nel corso della serata, c’è un’estrazione a sorte.

Si, hai detto benissimo!
Trovo sia una cosa simpatica e sperimentale, non già preorganizzata.
Quando qualcuno sale sul palco, può accadere di tutto: può capitare che l’estratto a sorte non sia un cantante intonatissimo o, al contrario, può essere un talento nascosto. C’è anche il piacere della sorpresa. Io l’ho fatto per omaggiare il pubblico che mi segue e viene sempre ai miei concerti. Ho voluto offrire, almeno ad uno di loro per ciascuna data, la possibilità di vivere un bellissimo momento insieme a me.

In chiusura di intervista non resisto alla tentazione e chiedo di poter duettare con Raf. Lui sorride e domanda “a cappella”?
“nel caso di Alessia è proprio a cappella, si” aggiunge Giacomo.
“non so da dove nasca l’etimologia di questa parola” afferma Raf.
“chissà forse proprio da me”, aggiungo.
“Facciamola pur di evitare ancora allusioni!”.
E l’intervista si chiude sulle note di battito animale intonate da me e da Raf insieme.

Alessia Pellegrino e Giacomo Capellini

 

 

 

 

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