Recuperati dipinti razziati durante la Guerra Mondiale

Recuperati dipinti razziati dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale

I Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, al termine di una complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano, hanno recuperato tre importantissimi dipinti risalenti al XV secolo e trafugati durante la Seconda Guerra Mondiale.

Si tratta di dipinto, olio su tela, raffigurante “Madonna con Bambino”, attribuito a Giovanni Battista Cima, in arte “Cima da Conegliano”; dipinto, tempera su tavola, fondo oro, raffigurante “Trinità”, attribuito a Alesso Baldovinetti; dipinto, olio su tela, raffigurante “Circoncisione/presentazione di Gesù al Tempio”, firmato in cartiglio in basso al centro “Jeronimus ex libris”, Girolamo Dai Libri.

Il 3 dicembre 2014, i Carabinieri del Nucleo TPC di Monza individuarono, nel corso di raffinate indagini documentali, l’opera di Cima da Conegliano. L’indagine ha consentito di rintracciare, dopo oltre settant’anni, l’opera presso l’abitazione di una famiglia milanese che l’aveva ereditata da un avo collezionista.

Nel medesimo contesto, è stato individuato un altro dipinto, sempre proveniente dalla collezione Borbone-Parma, raffigurante “Trinità”. Attività investigativa che si è conclusa con l’individuazione del terzo dipinto, raffigurante “Circoncisione di Gesù al Tempio”, di Girolamo dai Libri. L’opera, in possesso di un altro collezionista milanese, deceduto nel 1945, è stata restituita dai familiari ereditieri del defunto collezionista.

Le ulteriori verifiche hanno consentito di ricostruire le vicissitudini delle tre opere.

Nel 1938, prima del secondo conflitto mondiale, un regio decreto obbligava gli ebrei stranieri a lasciare il territorio italiano. In vista di tale allontanamento, il Ministero dell’educazione emanò una circolare a difesa del patrimonio artistico nazionale nella disponibilità degli ebrei: a tal riguardo, nel 1939, venne istituito l’Ente di Gestione e di Liquidazione Immobiliare, con il compito di acquisire, gestire e rivendere i beni sottratti agli ebrei. Con l’ingresso dell’Italia in guerra, l’Ente estese la competenza ai sequestri dei beni degli stranieri di nazionalità nemica. L’8 agosto 1940, il Prefetto di Lucca, dunque, ordinò il sequestro dei beni appartenenti alla famiglia BORBONE-PARMA presenti sul territorio nazionale. A causa delle drammatiche vicende storiche che caratterizzarono quegli anni, i beni sequestrati entrarono in possesso delle truppe tedesche.

Nel 1944, dopo il sequestro, le tre opere, vennero asportate dalle truppe di occupazione tedesche della 16° Divisione Corazzata SS, dalla “Villa delle Pianore” a Camaiore (LU), di proprietà del Principe Felice di BORBONE-PARMA del Granducato del Lussemburgo.

I beni furono collocati nel Castello di Dornsberg, nei pressi di Merano, residenza del capo delle SS in Italia, da dove sarebbero stati trasportati in Germania.

Nel 1945, numerose opere asportate dai tedeschi furono recuperate proprio in quel castello dai militari della 5° Armata americana, più noti come “Monuments men”. La vicenda fu riportata in un articolo di stampa, sulla rivista “Il Milione”, grazie al quale Felice di Borbone-Parma venne a conoscenza del recupero delle opere sottrattegli e che, nel 1949, gli furono restituite. Tutte ad eccezione di tre che, all’epoca, non erano state ancora ritrovate.

Queste tre opere furono incluse in un’istanza per risarcimento danni di guerra presentata nel 1945 da Felice di Borbone-Parma al Ministero del Tesoro italiano, che in quella circostanza liquidò il danno patito dal Principe.

Le opere ritrovate dai Carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Milano, sono state sequestrate poiché possedute in violazione delle norme, emanate tra il 1946 ed il 1950, che obbligano alla restituzione dei beni sottratti, con violenza, dal territorio degli Stati facenti parte delle Nazioni Unite, ad opera delle truppe tedesche durante il secondo conflitto mondiale,

I dipinti, tuttora in sequestro, sono stati affidati alla Pinacoteca di Brera.

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