Settemari il nuovo locale Settembrini

settemari

Cinque portate in tutto più un delizioso dessert. Due antipasti: Mazzancolle, verdure in agrodolce, erbe amare e maionese di gamberi e Seppie, carciofi, patate viola e mentuccia. Due primi robusti e strutturati: Orecchiette, vongole veraci, cozze, broccoli e peperoncini e Mezzemaniche al ristretto di zuppa e briciole agliate. Un secondo con Ricciola, pesce difficile da rendere saporito per la sua carne semplice e tendente al grasso, ricoperta con pan brioche alle bucce di agrumi e caponata siciliani. Infine una piccola Pastiera delicata e invitante con crema candita. In apertura, per stuzzicare il palato e rendere più frizzante la serata, la chef Libera Iovine ha accolto i presenti con involtini di sushi (anzi di Susci come scritto sul menù), appetitosi e particolari, perché arricchiti con un tocco di grazia tutta italiana. Nel senso che non era il solito pesce crudo con riso – in genere poco saporito se servito senza salse (rafano, soia o il famigerato wasabi) –, ma condito con erbe e sapori della tradizione italiana. Un momento fusion che ha riscosso consensi. Da Settemari, il nuovo locale della grande famiglia di Settembrini, che ha aperto i battenti da meno di un mese, è stata celebrata così la cena dedicata alla stampa per presentare il locale. Nato sulle spoglie di una precedente idea commerciale, dedicata però alla vendita al dettaglio di generi alimentari, ha conservato la stessa struttura. Un bancone centrale ampio, dove realizzare piatti freddi e più immediati, e intorno i tavolini per i clienti. Un format che rientra in quello che è il trend generale degli arredi in questi ultimi due anni mezzo di nuove aperture. Il bancone in parte ha sostituito il tavolo sociale, che alcuni locali ancora possiedono, e offre la possibilità di avere un contatto diretto più informale con il personale di sala. Offre anche di vedere direttamente le preparazioni, o almeno una parte di queste. È il format per esempio di Brylla, di Ted, di Don, di ristoranti di ultima generazione di cui si è dato conto su queste stesse pagine. La cucina invece come nel caso di Brylla torna ad essere nascosta ai clienti.

Il nome è già un programma. Con la chef si è deciso di puntare solo sul pesce, per differenziarsi dagli altri locali della famiglia Settembrini. Gli arrivi giornalieri freschi vengono da Gaeta, Fiumicino e Anzio. Per questo si punterà a un menù alla carta senza troppe portate e piatti del giorno che cambiano di volta in volta, perché dettati dalle esigenze del momento. Una grande lavagna al centro del locale presenterà quelle che saranno le variabili quotidiane. Un modo ormai utilizzato da tanti ristoranti per evitare di avere menù fissi e noiosi. La graziosa, gentile e premurosa Teodora, la responsabile di sala che per tutta la serata ha raccontato i piatti in uscita e ha badato che i vini non fossero mai assenti dalle tavole, ha assicurato che grande attenzione sarà data alla cura dei particolari e all’accoglienza dei clienti. Un confort che non vuole essere formale e freddo e distaccato, ma al contrario caldo e avvolgente, senza essere invadente. Anche gli arredi e lo stile sono in parte in sintonia con questa visione del servizio di sala. Tavoli e sedie semplici, senza pretese di ricercatezza. In una parola funzionali. Pareti giallo crema con inserti e decorazioni ittiche, a ricordarci la vocazione del locale. Lasciano un po’ sospesi e pensosi le ampie scaffalature che sono state lasciate alle pareti, a ricordo appunto della dispensa che fu Settemari. Chi non sa la storia rimane in parte stupito di trovare così tanti scaffali vuoti. La luce è l’altro aspetto contrastante. Evidentemente si è deciso di conservare la precedente illuminazione, senza ricorrere ad un light designer, per mettere in evidenza locale e piatti. A parte questo Settemari è senz’altro una valida alternativa, con piatti intelligenti e mai banali.

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