Showrum, la vetrina del ron a Roma

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Showrum è tornato a Roma per la quarta volta consecutiva. Lo scorso 2 e 3 ottobre, in una due giorni aperta sia al pubblico che agli operatori di settore, nello splendido centro congressi A.Roma Lifestyle Hotel, in via Giorgio Zoega, 59, si è tenuta la manifestazione dedicata al rum (in inglese si dice ron), che ha visto la partecipazione di alcune tra le migliori etichette internazionali. Non solo provenienti dal Sud America, patria elettiva di questo liquore profumato che si ottiene dalla lavorazione e distillazione della canna da zucchero e che può assumere variazioni notevoli al gusto: dal secco al dolce caramellato ai sentori torbati misto a vaniglia se invecchiato a dovere. Nel mondo del commercio contemporaneo distillerie di rum sono ormai attive nei cinque continenti e Asia e Giappone producono spettacolari ron, da fare invidia anche ai più blasonati e richiesti giamaicani, dominicani, salvadoregni, cubani e via dicendo. Il ron è una delle basi più apprezzate per i cocktail. Nella mixology infatti il rum entra nella preparazione di una grande varietà di miscelati e anche qui si può svariare da aperitivi non troppo impegnativi a dopo cena eleganti. Senza contare che uno dei più famosi cocktail a livello mondiale: il “Cubalibre”, miscela di ron e coca, creato all’indomani della liberazione dell’isola dagli spagnoli, grazie all’intervento americano, non è mai tramontato. È tuttora uno dei più richiesti nel mondo anche se spesso impreziosito da varianti, ed è tornato prepotentemente di moda in questi ultimi anni, in virtù del nuovo corso cubano e all’apertura di credito di Obama alla politiche di Raul Castro con il definitivo superamento dell’embargo. Ecco allora che i miscelati possono anche spiegare pezzi di storia politica del Novecento.

Il ron è eccezionale però se gustato in purezza, come amano dire gli addetti ai lavori. Accompagnato con del cioccolato che ingrassa il palato, il rum vi aggiunge sopra la sua ricchezza compositiva, specie se conserva gli anni di invecchiamento in botte, per creare un blend di sapori efficace e gustoso. Come lo si consuma? Bisogna, dicono gli esperti, prenderne un bel sorso e farlo roteare in bocca senza deglutirlo, in modo da coinvolgere tutte le papille gustative. Solo quando la bocca è stata ben coinvolta lo si può mandare giù, e allora il ron rilascerà tutta la sua ricchezza aromatica e la sua unicità. Il primo passaggio però, come sempre, deve essere quello olfattivo. Accostando il bicchiere al naso è possibile avviare una prima analisi sensoriale, più o meno complessa a seconda del rum e dell’invecchiamento, ma anche a seconda delle proprie esperienze pregresse. Ci sono ron più aggressivi da corpo alcolico notevole, che impediscono subito il riconoscimento di alcuni odori, in genere vaniglia, cioccolato, tabacco, odori speziati e anche affumicati (detti torbati). Tutti profumi dati dalla lunga stagionatura in botte – si può arrivare fino a 36 anni di aromatizzazione in legno. Emerge nei nasi più addestrati anche la capacità di riconoscere alcuni tipi di frutta, come la banana e la frutta matura e dolce, come pesche o altro. Ron più morbidi e meno aggressivi, una volta deglutiti non riscaldano. Persiste in loro un maggior bilanciamento tra le parti alcoliche e le parti aromatiche. Ci vuole però del tempo per riuscire ad apprezzare a pieno il ron. Come tutti gli spirits vanno bevuti con calma e con concentrazione. Poca quantità alla volta e con l’intento di andare a trovarvi davvero qualche peculiarità. Ci vuole anche la curiosità del viaggiatore, per fare in questo caso un viaggio sensoriale di grande ricchezza, ma che spesso per gli iniziati non sembra dare grandi risultati. Il ron in genere viene accostato anche al sigaro. Dopo una boccata di fumo che impasta e avvolge la bocca, questo liquore sgrassa e sprigiona sensazioni a contrasto, facendo scoprire nuovi sapori.

Tutto questo è stato possibile scoprirlo nel corso della due giorni organizzata a Showrum, dove alcune masterclass hanno approfondito la produzione e i nuovi metodi di distillazione della melassa, ricavata dalla canna da zucchero. Altre invece si sono focalizzate sulle nuove patrie del ron, spesso luoghi inaspettati come il Giappone, che produce già di per sé un ottimo whisky e che anche sul fronte del rum non sembra essere da meno. Tra gli eventi di Showrum 2016 c’è stata poi la Tasting Competition, unica blind competition italiana dedicata a rum e cachaca, nella quale i prodotti sono stati divisi per anni di invecchiamento e per alambicchi di provenienza, oltre che per tipologia, e dove una giuria di esperti nazionali ed internazionali ha premiato solo il best in class di ogni categoria. L’ampia area espositiva del centro congressi di A.Roma Lifestyle Hotel è stata suddivisa in quattro macro-aree: rum tradizionali, agricole, cachaca e imbottigliatori indipendenti, che hanno permesso ai visitatori di rendere la giornata non solo un momento di degustazione di altissima qualità, ma anche di informazione e conoscenza. Ci sono state le degustazioni delle più grandi etichette presenti sul mercato italiano e internazionale e i cocktail preparati da barman professionisti, ma anche i sigari e il cioccolato di Venchi. Il tutto contornato dal più grande temporary bar italiano, che ha coinvolto alcuni fra i migliori bar d’Italia, che hanno miscelato per il pubblico centinaia di cocktail, presentando anche alcune novità assolute.

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