Siete Perzone Falze

Charlie Hebdo

Caro lettore, ero stato facile profeta. Concedimi di utilizzare, solo per questa volta, l’appagante formula del “te l’avevo detto”. Neanche due mesi fa, avevo scritto un articolo sul modo in cui la comunità social applica tare diverse a diversi tipi di morte, descrivendo una sorta di classifica in base alla drammaticità dell’evento, come se stessimo giocando un campionato: con la Serie A degli ammazzati, poi la B e infine la C. Le recenti scosse che hanno fatto tremare il Centro Italia hanno individuato però una nuova divisone di cui financo io, nonostante la mia insuperabile sagacia e lungimiranza, non sono riuscito a prevedere l’esistenza: la Champions League del trapasso. Bada bene, caro lettore: non voglio assolutamente deridere chi ha vissuto in prima persona questa manifestazione suprema della Natura o chi ne ha pagato il prezzo definitivo, voglio però inchiodare alla propria incoerenza chi, fino a qualche giorno fa, riusciva a ridere di tutto e oggi si traveste da censore. Cos’è successo? Nella serie di reazioni dei media internazionali che la notizia del terremoto di Amatrice e Accumoli ha portato in Italia, l’ultima è stata quella di una vecchia conoscenza del nostro ipocrita navigante: quella di Charlie Hebdo. Già, proprio loro! Ricordi? Quelli della strage della redazione di Parigi? Quelli delle vignette su Maometto? Quelli di #jesuischarlie? Suona qualche campanello? Ma cosa avranno fatto di così grave questi ragazzacci per far infuriare il popolo italiano? Semplicemente il loro lavoro. Nella vignetta dedicata al sisma, le vittime vengono paragonate a piatti di pasta: e così un uomo sanguinante è come una penna al sugo, uno scorticato è una penna gratinata e il cumulo di cadaveri che si interpone tra i vari strati di cemento crollato è una lasagna.

Una bastonata sui denti, un clamoroso calcio nelle palle, un’iniezione sotto le unghie: in poche parole, ciò che ogni vignetta dello storico magazine politico è sempre stata. Così barbaricamente cattiva, feroce e talvolta ripugnante. Ed infatti, l’ondata di sgomento “belpaesana” non si è fatta attendere: “Questa non è satira!” hanno tuonato i più. “La libertà di informazione (citata completamente a sproposito) è un’altra cosa!”. “Come si permettono quegli stronzi di francesi?!” e così via. Nessuno che abbia provato a grattare oltre la superficie, nessuno che abbia voluto vederci, magari, un riferimento all’abusivismo edilizio dilagante nel nostro paese, in cui nelle zone ad alto rischio sismico i palazzi  vengono edificati con i savoiardi già inzuppati di caffè del tiramisù. Ma come? E dove sono finite le dimostrazioni di assoluta solidarietà del periodo dell’attentato, quando il web era tutto un fiume di bandiere francesi e #jesuischarlie? Azzardo un’ipotesi: sarà che allora non sapevate neanche lontanamente dell’esistenza e soprattutto della poetica di quel determinato giornale ma non esprimere il vostro cordoglio pareva brutto? Non potevate proprio scendere nella classifica dei “like” e quindi giù di pensieri profondi ed immagini ad effetto. Ma allora perchè, quando i bersagli erano il Papa o Maometto, nessuno diceva nulla? Perchè avete difeso libertà intellettuali come il diritto alla satira e oggi restate sconvolti quando questo viene applicato nella sua massima espressione? E soprattutto, come vi permettete di giudicare chi della satira e della libertà di espressione è diventato un martire, morendo nel corso di un attentato sanguinario, di quelli che fanno tremare le gambe e l’anima e che ha dato il via ad una nuova stagione di terrore che sembra non conoscere fine? Avete voluto la bicicletta? Beh ora vi tocca pedalare. Perchè se pensate che umorismo di questo tipo sia tollerabile solo finchè non vi tocca da vicino, allora la parola “libertà” con cui nel recente passato vi siete riempiti la bocca, dovreste cancellarla dal vostro vocabolario.

Scusa, caro lettore, ma quando è troppo è troppo. E per quanto impopolare oggi più che mai mi viene da scrivere #jesuischarlie.

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