Sor delegato mio nun so un bojaccia

sor delegato mio nun so un bojaccia

Quando vieni vinta da quegli attimi, brevi e fugaci per carità (ma comunque presenti) in cui la malinconia ti si attanaglia addosso come un’edera sui palazzi di Rione Monti, non puoi far altro che lasciarla viaggiare tra la tua mente e abbandonarti ad essa.
E così, leggi cose scritte in tempi non sospetti, indossi quella maglia che ha lasciato a casa tua, bevi quella birra che vi faceva ridere forte insieme, senti quel cd, colonna sonora delle vostre notti d’amore, guardi quella serie televisiva che vi ha tenuto compagnia per mesi e mesi tutte le sere…poi è il momento delle foto. Aiuto!
Ti ripeti… “come eravamo belli”, e poi a seguire “ma è giusto così, non eravamo più felici”, e ancora… “che bella giornata quella”, e poi….”mamma mia quanto avevamo litigato quel giorno”, diventa un ping pong di “eravamo così diversi/ ci volevamo così bene/ come mi mancano quelle serate con i nostri amici/ mamma mia quell’amico suo non lo reggevo proprio/ io adoravo il suo gatto/ che palle quel pomeriggio/ oddio che ridere/ non vedo l’ora di archiviare tutto/ non scorderò mai quel momento.”
E fai tutta la declinazione della coerenza, lasciandola evaporare davanti ai tuoi occhi.
Quando decidi poi di reagire e di smetterla di rimbalzare nel passato ecco palesarsi l’ultima foto, quella che ti da il colpo di grazia.
Sei tu, immortalata da sola, di profilo, mentre stai scattando a tua volta una foto, stai sotto un ombrello, sta piovendo, ti trovi ad Amsterdam, tra i suoi magici canali e non sai cosa non fermare su un’istantanea per quanti stimoli fotografici ti regali quella città… e lui invece fa la foto a te…tra tutti quei magici panorami, lui sceglie te.
Ed ecco che nella tua testa, la corte si ritira per deliberare.
Torna in aula, no scusate…in auge e le sinapsi si riattivano e pronunciano la seguente decisione: Colpevole!
Sono colpevole, si!
Non sono stata all’altezza, non ero capace di amare così.
Io ho amato tutto quello che ho fatto, anche troppo, sono stata così presa da qualsiasi cosa sia capitata sulla mia strada che ho trascurato l’amore tra le persone.
Colpevole di una fede spietata e assolutista: non c’è niente che sia per sempre.
Egoista mai…ma molto più innamorata di me per dispensare amore assoluto a chi mi teneva per mano.
Le mie scelte, i miei spazi, i miei interessi, la mia libertà, valevano di più…
E forse avevo ragione… sfido chiunque a camminare insieme per l’intero tragitto con lo stesso entusiasmo iniziale ma, e c’è un ma; una cosa devo dirla: sono stata fortunata, mi è capitato di avere un Uomo accanto che mentre ero presa dai canali, i palazzi storti, i quartieri a luci rosse e le biciclette… lui era preso da me.
Voglio imparare ad amare così…
Oggi ho capito che non è davvero importante cosa ricevi in cambio, ma che quel che dai è tuo per sempre.
Credo sia un po colpa sua se ora non riesco ad accontentarmi delle briciole, dei ritagli, degli incastri… quando sei il Sole ci stai stretta a fare la candela, anche se è profumata e fa atmosfera…
A mia discolpa mi dichiaro colpevole d’innocenza: io non ero capace, è vero, ma posso imparare!
“Sor delegato mio nun so un bojaccia…”

 

 

Martina Venanzi

Martina Venanzi

Attrice

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