Un manuale per evitare lo spreco alimentare

Spreco alimentare

Quante tonnellate di cibo sprecano le famiglie italiane ogni giorno? Tante. Tantissime. Secondo le stime siamo intorno ai 5,1 milioni l’anno. Si tratta di uno dei maggiori crucci delle società opulente, che possono permettersi di tutto. Possono comprare in abbondanza e poi sprecare con leggerezza. Se in Francia di recente il Governo ha tentato di combattere per legge lo spreco alimentare, in Italia ci si muove ancora a tentoni su questo fronte, senza una posizione netta nei confronti del problema. Ecco allora arrivare in soccorso un manuale operativo nuovo di zecca, presentato il 2 marzo scorso a Roma dalla Fondazione Banco Alimentare, ideatore del progetto insieme alla Caritas Italiana. Il manuale è stato validato dal Ministero della Salute, che ne ha così aumentato la credibilità, e secondo gli estensori ha l’obiettivo di far recuperare almeno 30 mila tonnellate di prodotti alimentari all’anno in più, rispetto a quelli che il Banco già riesce a recuperare, attraverso l’impegno e il lavoro dei volontari. Le cifre anche in questo caso sono inquietanti. Il Banco Alimentare recupera nell’arco dei dodici mesi circa 500 mila tonnellate di cibo che viene buttato via per mancanza di consapevolezza, di sane abitudini o di informazione e che andrebbero a rinforzare lo spreco.

«Ad esempio, ha spiegato Pier Sandro Cocconcelli, docente dell’università Cattolica e fra coloro che ha realizzato il manuale, non tutti sanno che gli alimenti che hanno la dicitura ‘consumare preferibilmente entro’ possono essere usati anche dopo la data indicata, anche se vanno usate alcune accortezze che sono bene evidenziate nel testo, o che il pane a fine giornata può essere recuperato con il congelamento». Con le indicazioni del manuale, frutto di anni di studi e di osservazione sul campo, i volontari avranno una guida certificata, per capire quale tipologie di alimenti, gettati via, potranno essere davvero recuperati e utilizzati per sfamare migliaia di indigenti – che non sono solo i senza tetto. Secondo i dati incrociati in Italia ci sono oltre 4 milioni di persone che vivono in povertà assoluta. Si stima poi in 5 milioni e mezzo il numero degli italiani in condizioni di povertà alimentare, di cui un milione e 300 mila minori. Ma le famiglie che non hanno denaro sufficiente per garantirsi un pasto proteico almeno ogni due giorni sono addirittura il 14,5% del totale.

Allora, «grazie all’utilizzo del manuale – spiega Marco Lucchini, direttore generale della Fondazione – riusciremo ad incrementare le tonnellate di alimenti che quotidianamente recuperiamo da aziende, supermercati, ristorazione ed eventi, limitando la possibilità di errori da parte degli operatori». Questo libro però potrebbe diventare uno strumento utile anche per le famiglie italiane che invece hanno i mezzi per garantirsi in abbondanza cibo e bevande, che spesso finiscono sprecati per incuria o mancanza di conoscenza. In attesa di adeguate campagne di informazione, che il Governo e i media dovrebbero attivare per combattere lo spreco alimentare, questo libretto agile e coerente, frutto di una lunga riflessione e con approfondimenti anche di natura scientifica, potrebbe diventare una bussola per orientare gli usi delle famiglie. Anche perché a pensarci bene si tratta in fondo di una questione di redistribuzione sociale della ricchezza che va oltre quello che dovrebbe essere il buonsenso quando si passa tra i banchi del supermercato. La consapevolezza che gli sprechi alimentari vanno ridotti per consentire a tutti gli uomini di poter nutrirsi, parte anche dalla reale conoscenza delle differenze che esistono tra cibo scaduto, avariato o ancora consumabile.

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