The Rome pro(G)ject, Exegi monvmentvm aere perennivs III. Più del bronzo poté la musica

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La storia millenaria di Roma non può non affascinare chiunque si aggiri tra i suoi resti, tra i Fori imperiali ci si può perdere. La passeggiata migliora portandosi in cuffia una adeguata colonna sonora, i cui suoni si devono accoppiare alle visioni che si hanno lì intorno. Vincenzo Ricca ha pensato bene di realizzarne una, e l’idea è piaciuta così tanto che una nutrita schiera di ospiti ha voluto partecipare alla sua realizzazione. Da un album iniziale siamo arrivati a tre, basteranno?

Eccoci qui con “Exegi monvmentvm aere perennivs”, in latino. È un grande piacere avere qui Vincenzo Ricca con il terzo capitolo di questo progetto The Rome pro(G)ject
“Lo stesso è un grande piacere essere qui con te, con tutti gli ascoltatori di Rock Polis. Sì questo CD è la parte finale della trilogia, nella mia idea è così. Non so se ci sarà un seguito o se come sto cominciando a pensare ci sarà un mega evento live tra un annetto, ma è dura da organizzare, quindi vediamo un po’.”

Capisco che non ci siano locali adatti e forse nemmeno tanto la cultura per certe cose.
“Ma in realtà il Prog ha uno zoccolo duro di seguito in Italia, poi questi personaggi che mi hanno onorato della loro presenza su questi tre dischi sono spesso in Italia, per cui il pubblico nostro c’è molto affezionato. Fermo restando che la maggior risposta a una produzione di questo tipo, indipendente, viene dagli Stati uniti e dal Giappone, dove siamo sempre molto ben voluti.”

The Rome pro(G)ject è composto da uno zoccolo duro di musicisti che ti vengono dietro più delle guest star che hanno suonato in varie tracce. Nominiamoli e salutiamoli.
“Cominciando dall’inizio troviamo Steve Hackett, grazie al quale esiste The Rome pro(G)ject, perché è stato colui che lo ha battezzato: mi ha detto “sì secondo me è una buona idea, vai avanti“ e io galvanizzato da questo suo input positivo sono andato avanti. Nel primo disco oltre a lui c’erano due suoi collaboratori: John Hackett fratello di Steve e Nick Magnus che fu il primo tastierista della sua band dopo che uscì dai Genesis. E poi c’era pure il grande Francesco Di Giacomo che ci ha lasciato quattro anni fa e che mi piace ricordare come un grande amico e persona veramente speciale, che chi ha avuto l’onore di conoscere sa di cosa sto parlando. C’era Richard Sinclair dei Caravan, poi con i Camel, poi ho avuto anche David Cross dei King crimson e David Jackson che è quello che assieme a Steve è presente su tutti e tra i capitoli della trilogia.”

David e David vanno a braccetto. Intanto stiamo sentendo “Exegi monvmentvm”, questo monumento sonoro da oltre 12 minuti, e ce ne sono altri. Uno potrebbe dire “bella forza che uno ha fatto un disco spettacolare in questo modo: ci suonano questi grandi artisti qui”, ma in realtà i grandi artisti suonano con gente che ha progetti convincenti, gli devono piacere, quindi è un merito averli accanto, non è che metti i soldi e questi arrivano.
“No, più che un merito è un onore. Nel momento in cui ho prospettato questa mia idea del primo disco a Steve Hackett, a lui e alla moglie Jo grandissima amica, hanno detto assolutamente sì: “guarda un pezzo io te lo faccio”. Poi io nel primo album avevo addirittura cercato di cooptare una serie di altri personaggi che per motivi diversi, sia sul primo che sul secondo, non sono riusciti a intervenire: da Rick Wakeman a Steve Rothery dei Marillion, ma c’eravamo andati molto vicino in effetti. Per cui, ecco perché ti dicevo che è difficile organizzare anche un solo grande evento live intorno a questo progetto. Però io spero di riuscirci. “

Quindi sei uno che si può permettere di chiamare queste persone, non sono molti quelli che lo possono fare. Figuriamoci poi un Hackett, un Jackson qualsiasi che ti dice “ok ti vengo a suonare nel disco”. Questo The Rome pro(G)ject in realtà è una trilogia di tre CD, l’ultimo uscito a dicembre scorso.
“L’ultimo è uscito il 7 dicembre per commemorare l’uscita del primo disco di cinque anni prima, che sarebbe dovuto uscire il 21 aprile, per commemorare i natali di Roma, ma non in maniera nostalgica. Roma fu fondata il 21 aprile del 753 avanti Cristo, e quindi mi sembrava giusto far uscire così questo disco. In realtà l’unico che è uscito il 21 aprile è stato il secondo: gli altri due sono usciti in questa data strana del 7 dicembre.”

Quindi il progetto è una Rock opera che parla di Roma. Ma è solo strumentale, quindi viene da chiedersi: dove si percepisce il legame con Roma? Abbiamo sentito “Ab urbe condita”, chi è questa voce che recita Tito Livio?
“Sì questo è Tito Livio, dal suo “Ab urbe condita” da cui ho estrapolato queste battute abbastanza significative per quello che doveva essere poi il senso del disco, il concept che ci sta dietro, e che non potevano non essere declamate da Francesco Di Giacomo, che era già presente sul primo disco. Poi ho chiesto ad Antonella, la sua compagna, di poter utilizzare questa traccia. Avevo comunque avuto il suo permesso a suo tempo, ma mi è parso giusto coinvolgere Antonella che saluto. Praticamente poi in questa nuova rilettura del prologo iniziale del primo disco, è diventata una bonus track di “Exegi monvmentvm aere perennivs” in cui ci siamo io, Steve Hackett e Francesco.”

Invece adesso stiamo sentendo “Down to the Domus aurea” e anche questa è una bonus track del lavoro.
“Sì perché questa è una versione diciamo demo, suonata da me e Steve al completo, mentre nel primo disco era stata messa una versione un po’ rimaneggiata. Qui c’è proprio tutto quello che è stato suonato all’epoca da tutti e due.”

Non è un semplice regalo, è qualcosa di diverso.
“Infatti, e poi era la logica chiusura delle trilogia far riapparire il brano più significativo, per la presenta di Steve senz’altro ma anche perché è quello trainante del disco. Chiaramente anche per la partecipazione di Francesco Si Giacomo.”

Ma volendo raccontare la storia di Roma in musica, le uniche parole che si sentono in questo album sono quelle di Francesco. Com’è quindi che riesci a raccontare senza parole Roma. come ti è venuta l’ispirazione e la realizzazione di questo?
“Bella domanda. L’incipit del primo disco, quindi l’idea vera e propria, era una passeggiata per Roma avendo le cuffiette che ti trasmettono musica Prog, che commentano questo continuo panorama eccezionale di quella che è la grandissima eredità, dal punto di vista monumentale, che è rimasta grazie al genio degli antichi romani.”

E poi questa passeggiata con cuffiette si è trasformata in trilogia.
“È andata veramente oltre quelle che erano le più rosee intenzioni, quindi è preterintenzionale la cosa ecco [ride, ndr], oltre le intenzioni.”

Rimaniamo sul latino: praeter intenzionale. Qui c’è veramente dell’arte, dell’ispirazione: parti con l’idea di fare un CD e poi ne vengono fuori tre fatti e suonati in questo modo. Vuol dire che bisogna veramente avere una grande passione per l’arte, per la musica.
“Infatti [ride, ndr]. Sì questo è vero, indubbiamente quello che spinge le cose è sempre l’ispirazione, la passione e l’amore.”

Andate a dare il like a Vincenzo Ricca e The Rome pro(G)ject. Se uno volesse questi tre CD, come può fare per averli?
“Sul mio sito vincenzoricca.it oppure hackettsongs.com, il sito di Steve Hackett, oppure nel mondo ci sono dei negozi selezionati presso cui è distribuito, dall’America al Giappone all’Inghilterra si trova.”

Stiamo ascoltando “Once we were Romans” dove ci sono altri ospiti interessanti, non solo Steve Hackett e David Jackson.
“Sì e poi mi piace ricordare gli altri collaboratori di questo disco. Alla batteria Daniele Pomo dei Ranestrane, poi al basso Roberto Vitelli dei Traproban ed Ellesmere, Paolo Ricca mio figlio [alla chitarra, ndr], Franck Carducci [al basso, ndr]. Ricordo che il disco è stato mixato da Angelo Sposato e la copertina è di Gabriele Morelli. Le tre colonne della copertina sono state fotografate da un mio amico, in realtà sono state inserite in questo disegno da Roberto Ferri, che saluto. È una foto vera, non un disegno.”

Una bella copertina, suggestiva. Anche nel secondo ci sono le colonne.
“Sì sono io che guardo due colonne, visto che è il secondo CD. Lì ci troviamo fuori Roma.”

L’impero romano andava ben oltre Roma. In questo progetto non ci sono le parole, ma queste architetture sonore sono solenni e intense, con un grosso pathos che da l’idea dell’importanza dell’impero romano.
“Ti ringrazio, è proprio lo spunto per il brano che stiamo ascoltando adesso, dove la solennità è un po’ la mestizia del brano stesso, che si intitola “476 A.C.” cioè after Christ, dopo Cristo, quando finisce l’impero romano con la sua caduta. Il brano è dedicato a John Wetton che ci ha lasciato recentemente anche lui, qui il violino che suona è quello di David Cross, che suonava con lui all’epoca dei King crimson. Quindi ho fatto questa unione tra il mondo di Roma che finisce e una persona importante del Prog che non c’è più.”

Come catalogheresti in poche parole la tua musica?
“Mah guarda, io la musica non la conosco [ride, ndr], non la so leggere. Piuttosto è la musica che conosce me e quindi automaticamente dovremmo chiederlo alla musica. È quello che esce dall’ispirazione, da quello che conosco e ho ascoltato, quindi molto spesso si sentono anche delle citazioni molto evidenti. Ma sono volute, perché riconosco il grande tributo che ha chi è venuto prima di me, chi ha creato questa musica, chi mi ha ispirato e chi mi ha insegnato le cose. E questo è fondamentale.”

Saranno citazioni ma sono così rielaborate e ben messe che diventano nuove creazioni artistiche.
“Ti racconto una cosa. Ho detto a Steve Hackett “senti dovresti farmi il piacere di rifarmi queste due cose che hai fatto lì e che hai fatti là” in due brani uno dei Genesis e uno suo. Lui si è messo lì e ha seguito esattamente quello che gli avevo prospettato, non si è schernito. Devo dire che è stato grandioso, e anche in questo brano in sottofondo David Cross ha seguito quello che gli avevo chiesto, ed è un grande tributo a John Wettonm ti ripeto, che mi onoro di aver potuto realizzare assieme a un suo compagno di viaggio.”

Vincenzo Ricca, “Exegi monvmentvm aere perennivs”, è solo da andare a cercare il CD e da dare il like. Ti porta veramente in un’altra epoca, e perché no seguire il suo suggerimento: comprate il CD, lo mettete nel vostro telefono e lo ascoltate mentre girellate per i Fori imperiali, sentite un po’ che effetto fa la usa idea originale. Ma tu l’hai fatto?
“Come no, ho sperimentato se era una cosa così campata in aria o meno. Ho capito che “Exegi monvmentvm aere perennivs” vuol dire ho costruito un monumento più duraturo del bonzo, il bronzo è la cosa che dura di più in natura. Questa è la cosa che diceva Tito Livio e io ho preso da qui l’idea del titolo.”

La prossima che ascolteremo “Epilogvs” è un’opera di Magnus.
“Sì ho chiesto a Nick Magnus di aprire e chiudere il disco, e lui ha detto “sono onorato di farlo”. Quando un grande musicista ti dice così tu pensi “ma che c… sta dicendo” [ride, ndr], però è stato contento perché in effetti è l’unico brano non mio su questo disco, che apre. Poi gli ho chiesto “ma me la fai pure la coda?” “va bene ti faccio la coda” [ride, ndr]. Apre e chiude con due titoli diversi, “Proemivm” all’inizio ed “Epilogvs” alla fine, soltanto suonato da lui al piano, ed è la giusta introduzione per questo disco.”

Invece la prossima “Aere perennivs II” è comunque dedicata a qualcuno.
“Sì questa è la terza dedica dopo quelle a Francesco Di Giacono e John Wetton, questa è dedicato a Keith Emerson, e quindi ci sono delle sonorità un pochino sue, soprattutto all’inizio e alla fine. Le mancanze improvvise di questi tre personaggi, tra l’altro in modo diverso, perché Di Giacono in un incidente, Emerson purtroppo si è suicidato e Wetton ha avuto un cancro, sono comunque talmente improvvise, di gente con la quale tu sei cresciuto. Al momento che non ci sono più vai a vedere le cose che hanno fatto e anche di più capisci il valore e l’importanza che hanno avuto nella musica di quel periodo, che sarà una musica ascoltata sempre perché io ritengo che sia la musica classica dei nostri tempi.”

Il primo di questi CD doveva essere una passeggiata con le cuffiette ad ammirare le bellezze della romanità di 2000 anni fa, invece il secondo CD ha uno scopo leggermente diverso.
“Sì perché in effetti esso parte dai sette re di Roma, quindi dalla creazione di Roma di cui si parlava nel primo disco e lì viene affrontato il discorso. Si arriva poi con questo ultimo disco alla caduta di Roma. Nel primo c’era quella di inizio, della fondazione di Roma, e si conclude con la conquista del mondo. Il brano che si chiama “The conquest of the world” tra parentesi è dedicato a Traiano, che è l’imperatore sotto il quale Roma assurge a capitale del mondo, caput mundi, perché il suo impero arriva alla massima estensione. Il secondo parla dei sette re di Roma e il terzo della caduta dell’impero, con la data. Tra l’altro nel secondo suona anche Billy Sherwood degli Yes in quattro brani: basso, chitarra e batteria, mixando addirittura un brano lui stesso, e Riccardo Romano di Ranestrane.”

Siamo arrivati ai saluti Vincenzo. Ti ringrazio per la tua partecipazione. Prendete il suo CD “Exegi monvmentvm aere perennivs”.
“Grazie a te, grazie a tutti e a presto.”

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