Roma, serve una rivoluzione visionaria nel trasporto pubblico

trasporto pubblico

La prima cosa che servirebbe a Roma è un’amministrazione lungimirante, che investa tutto sui trasporto pubblico per abbattere i tempi medi di percorrenza sulle strade cittadine, la principale piaga che infesta la Capitale.

Si pensi alle file che in ogni strada, piccola o grande che sia, si formano per la sosta selvaggia in seconda o terza fila. Ovvio che se i romani non hanno un sistema di trasporto pubblico soddisfacente sono obbligati a prendere la macchina. E siccome mancano i parcheggi sono obbligati a metterla dove capita (anche se una buona dose di maleducazione e di menefreghismo civico va imputata ai cittadini). L’obiettivo principale della buona politica romana del 2016 dovrebbe essere di costringere i romani a non usare più l’auto. A non spostarla. A non comprarla se possibile. Insomma a preferire i mezzi pubblici. Far capire loro che è più conveniente investire i soldi in un viaggio sul trasporto pubblico, piuttosto che in una Smart o una utilitaria, perché si possono percorrere in tempi brevi ampi tragitti, con meno stress. Per fare questo Roma ha bisogno di una rivoluzione visionaria – in parte come quella di Marino che ha voluto chiudere e pedonalizzare via dei Fori Imperiali. Chiudere al traffico una strada importante e stupenda come i fori Imperiali però non basta, se non si investe nelle infrastrutture dei trasporti pubblici. La rivoluzione visionaria deve spingersi ancora più avanti. Deve immaginare la mobilità di Roma come quella di Londra, Parigi, Berlino.

Si dirà, ma Roma ha tanti mali, perché bisogna per forza puntare tutto sul trasporto pubblico? E la differenziata? E la manutenzione delle strade? E i commerci e il turismo? E Mafia Capitale? E la corruzione? Tutto non si può fare e tutto non si può risolvere contemporaneamente. Bisogna avere una strategia e averne una vuol dire fare scelte precise. Decidere di concentrarsi su un problema e risolverlo. I trasporti pubblici servono a tutti e a cascata si porterebbero dietro una serie di benefici innegabili. Della mobilità dei cittadini è già stato detto. Semplificare e velocizzare i tempi di percorrenza della città è un vantaggio per tutti. Più linee metro, ben organizzate tra di loro e soprattutto integrate con i trasporti di superficie, consentirebbe di ridurre il volume delle macchine nelle strade, liberando i cittadini dai fumi dei gas di scarico, dalla sosta selvaggia e anche da un’usura del manto stradale (eccole qui le buche che tornano fuori). Meno auto nelle vie di Roma vorrebbe dire una migliore circolazione dei mezzi pubblici e di quelli turistici, dei taxi, dei mezzi della raccolta differenziata (ecco qui che forse sarebbe più facile pulire le strade), delle ambulanze, delle auto di servizio e delle Forze dell’Ordine e per tutti coloro che comunque vogliono continuare a usare un mezzo di trasporto privato, pagando magari dei ticket per accedere al centro.

Meno auto nelle strade di Roma vorrebbe dire più spazi ad esempio per le piste ciclabili, così come avviene nelle Capitali d’Europa. Questo permetterebbe di implementare un mezzo di trasporto privato, pulito e sano per i cittadini con benefici sulla salute e ulteriori minori costi per la spesa sanitaria pubblica. Offrirebbe anche una maggiore vivibilità delle strade cittadine per i pedoni e la possibilità di pedonalizzare nuove vie, al centro come anche in periferia, creando dei distretti commerciali decentrati – pensiamo solo ai tanti mercati di ortofrutta rionali che ci sono nella Capitale. Si può pensare di utilizzare la città in modi differenti, creando ad esempio dei percorsi spirituali all’interno della Capitale, come quelli della via Francigena. Naturalmente le applicazioni da questo punto di vista sarebbero molte e tutte positive. Un altro importante vantaggio, come già anticipato, sarebbe quello della pulizia dell’aria con la riduzione del particolato che i romani ogni giorno si respirano. Meno smog vuol anche dire meno erosione dei monumenti storici e quindi maggiore attrattiva per i turisti. Meno smog però vuol dire anche una città più pulita. Da un rafforzamento del trasporto pubblico si diramerebbero quindi una serie di soluzioni collaterali che fanno parte degli annosi problemi che la Capitale si porta dietro e che da quarant’anni non si vuole risolvere. Senza contate che potenziare i trasporti pubblici vorrebbe dire anche aumentare i posti di lavoro, far pagare a tutti il biglietto. Magari anche aumentando un po’ il costo per km, ma facendo risparmiare tempo e soldi a fine anno ai romani. Dal nuovo Sindaco noi ci aspettiamo prima di tutto una rivoluzione visionaria in tema di trasporto pubblico, che semplifichi gli spostamenti dei romani e dei tanti turisti che ogni anno vengono a visitare la Capitale.

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