Valentina Bardi- Autrice

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 “Una femmina del genere te la tieni stretta. Ne diventi geloso e ci fai l’amore sempre. Non la tradisci, non l’abbandoni, non la lasci da sola una vita e mezzo. Smetti di fare il tuo lavoro e stai con lei. L’adori. L’ami fino a farti odiare.”

Valentina Bardi ci aiuta a riscoprire i valori di un tempo, immortalati tra le pagine del suo Ventiquattro edito da Il Ponte Vecchio. La vicenda ruota intorno alla diciottenne Martina, alla sua famiglia numerosa e alla ristretta cerchia di amici e conoscenti, immersa in un tranquillo contesto di paese del Centro Italia. Numerose le sottotrame che si concatenano durante il romanzo: la difficile relazione tra Martina e Matteo, studente universitario di buona famiglia ma di idee politiche diverse; la crisi coniugale tra i genitori di lei, Giada e Andrea, causata dal distacco del marito in quanto sempre in viaggio come cronista di guerra; il dramma subito dalla figlia maggiore Elena, sposata e incinta all’ottavo mese, che perde il bambino prima di poterlo dare alla luce. Storie di tutti i giorni, eventi del tutto simili a quelli che affrontano innumerevoli famiglie in tutta la nazione – per non dire in tutto il mondo – che pertanto riescono a colpire nel profondo, a coinvolgere con la loro carica emotiva. La semplice vita di paese che ne fa da sfondo aggiunge un pizzico di nostalgia, ricordandoci come ancora oggi si possa andare avanti se ci si trova in contesti ben lontani da quello caotico delle grandi città.

Come nasce quest’opera letteraria?

Questo romanzo nasce dopo aver letto “La cotogna di Istanbul” di Paolo Rumiz; un libro attraverso il quale ho capito che tipo di atteggiamento narrativo volevo avere in scrittura.

Il suo senso del ritmo e del tempo è stato una sorta di “rivelazione” e mi ha aiutata a trovare la mia “strada”, la mia voce.

Anche la trama risente della figura di Rumiz: è infatti tutta costruita sul personaggio di Andrea, il padre, giornalista inviato di guerra.

Da Andrea è scaturito poi tutto il resto: una storia famigliare in un preciso momento della vita, quando cioè gli eventi grandi ed imprevedibili ci spingono a fare tabula rasa e ricercare la verità dentro noi stessi.

Attraverso questa storia ho rielaborato tutto il mio personale vissuto: la famiglia, il fatto di essere nata e cresciuta in una piccola comunità, le mie grandi felicità e i grandi, terribili dolori che, malgrado la nostra volontà, arrivano e ci travolgono.

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Ci sono vari temi nel romanzo, ma credo che i messaggi fondamentali siano due: il primo è l’importanza di guardare l’altro davvero, a prescindere dall’etichetta con la quale viene identificato dalla società. Non bisogna mai dimenticare che dietro ad un’etichetta, ad una definizione, c’è sempre una persona, con la sua sensibilità, il suo universo, la sua storia ed i suoi valori.

E l’altro messaggio è più che altro una constatazione: la vita è la continua ricerca di se stessi e dell’altro e nessuno può sfuggire a questo bisogno primordiale.

Cosa pensi dell’editoria d’oggi?

Penso che sia un mondo complicato e stratificato in cui è difficile emergere, ma credo anche che ci possa essere spazio per tanti, grazie ai molti piccoli editori che riescono a dare attenzione a storie che diversamente, non vedrebbero mai la luce.

Leggi il mio libro perché…

Perché questa è una storia che all’inizio sembra intima e personale, ma finisce per diventare di tutti.

Progetti futuri?

Mi piacerebbe pubblicare i miei racconti.

Il LIBRO merita 4 stelle su 5

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