Astrolabio, I paralumi della ragione. Degressivamente musicisti

astrolabio

Non sono molti gli artisti che si presentano come veri e propri operai del settore, soprattutto quando dietro la loro musica si nasconde ironia e originalità. Non vengono dal Prog e non dicono di andare verso il Prog, bensì verso il loro Rock degressivo. Anche se la sostanza parla chiaro, e noi parliamo un po’ con loro per farci spiegare.

Eccoci qui con Michele Antonelli degli…? Lo faccio dire a te perché gli accenti non li becco.
Astrolàbio, eccolo qua [ride, ndr].”

Mi piacevano gli astrolabi da piccolo, mi pare ci fossero anche nel manuale delle Giovani marmotte.
“Sì ma infatti noi siamo coautori del manuale delle Giovani marmotte, il Gran Mogol suonava con noi, poi visto che era sempre in giro per campeggi abbiamo dovuto sostituirlo [ride, ndr]. Poi si è messo a fare i testi per Battisti e si sa com’è andata.”

Giustamente. In questo album “I paralumi della ragione”, ti ringrazio per il CD, ho visto le vostre foto: avete un’immagine un po’ particolare, diciamolo.
“Abbiamo un’immagine un po’ particolare sì, in realtà noi veniamo da una lunga carriera operaia e quindi ci proponiamo come operai del Prog [ride, ndr]. Anche nelle nostre esibizioni noi ci mettiamo la tuta da metalmeccanico, con scritto Astrolabio, per rivendicare le nostre umili origini, ecco [ride, ndr]. Perciò siamo ritratti nella copertina con il nostro abbigliamento da concerto.”

Però devo dire che la vostra musica non ha umili origini e non è suonata in modo umile, ma con capacità, con competenza e anche con una certa passione.
“Va bé, io mi sento di dissentire sulle capacità [ride, ndr], comunque ti ringrazio per il complimento.”

Nominiamo e salutiamo i componenti del tuo gruppo, che magari non saranno tanto d’accordo con te.
“No, no, sanno benissimo che non sanno suonare e non manco di farglielo notare, io per primo eh [ride, ndr]. Allora ti presento gli altri: Alessandro Pontone che suona la batteria, Massimo Babbi le tastiere, Paolo Iemmi il basso e anche canta in alcuni pezzi. Lui è il vero cantante, però siccome è un po’ timido io canto la maggior parte dei pezzi [ride, ndr].”.

Ma sei anche flautista tu?
“Sono anche flautista, però non lo diciamo troppo in giro perché sono principalmente chitarrista [ride, ndr]. Il flauto è uno strumento che mi ha sempre affascinato e allora da autodidatta suono anche il flauto traverso sì. Dopo l’ennesimo riascolto dei Jethro tull mi sono detto “no, domani devo andare a comprarmi il flauto”. Ci ho smanettato su un po’ finché l’ho fatto entrare in qualche disco anche. Quando uno ha la tuta da meccanico si arrangia in qualche modo [ride, ndr].”

Andate sul loro Facebook Astrolabio a dargli il like, Michele è quello al centro della foto con il flauto. Parlaci un po’ di questo album che vi ha impegnato abbastanza, ma voi in origine non eravate un gruppo Prog.
“No, noi abbiamo sempre ascoltato di tutto e quindi in realtà abbiamo cominciato facendo Rock italiano, che non saprei definire se non genericamente Rock, poi a forza di dire “facciamo qualcosa di nuovo” cercando di metterci dentro tutte le cose che ci piacciano, dal Jazz al Cantautorato, all’Hard rock, al Progressive classico inglese siamo arrivati a questa formula qui. Adesso come Astrolabio è dal 2009 che suoniamo insieme e questo album qua “I paralumi della ragione” nasce così. Noi non riusciamo mai a stare fermi su una cosa, tant’è che quando registrammo quello precedente, “L’isolamento dei numeri pari”, già in studio di registrazione scrivevamo l’album che abbiamo fatto adesso. Che dire su questo: è un concept in cui questo protagonista fa una specie di sogno e vive le varie fasi REM che corrispondono ai vari pezzi del disco, nei quali ha queste visioni surreali della sua quotidianità. Per cui parte dal quadretto surreale di “Nuovo evo” che è il pezzo più politico del disco, in cui insomma si riflette un po’ sul nuovo medioevo, ci sono tutti questi quadretti di “Otto oche ottuse”, ci sono pezzi anche molto attuali, tristemente attuali come quello sul problema della Palestina, si passa da cose un po’ sciocche e folli a concetti e riflessioni taglienti sui problemi del pubblico impiego, l’iper burocratizzazione dell’Italia. Già il titolo è nato prima dei pezzi del disco addirittura, perché io non sono capace di lavorare a un album se non so che disco sto facendo. Io pensavo proprio di fare un lavoro in cui si faceva una critica ai paralumi della ragione, come dire: il paradosso, la parodia dei lumi della ragione. Ecco, questa sarebbe la declinazione giusta, sono i nuovi lumi della ragione, e infatti in copertina ci sono tutti i lumi del nostro tempo, da Paolo Villaggio a Robert Fripp, a De André, tutti i miti del nostro tempo. Molto in riassunto il discorso è così.”

Ho visto anche le spillette, molto carine. Mi raccontavi che ogni album fate nuove spillette.
“Sì ci piace fare questi gadget, poi le regaliamo ai concerti, le regaliamo a chi compra il disco, insomma ci piace lasciare qualcosina di degressivo al nostro popolo.”

Attenzione, hai detto la parola magica: degressivo. Perché?
“Non l’ho detto a caso. Un po’ per umiltà, nel senso che noi ci approcciamo a questo genere con divertimento e perché abbiamo voglia di farlo, non per spirito di emulazione di miti giganteschi che troneggiano nelle nostre discografie casalinghe. Un po’ perché sinceramente siamo anche umilmente orgogliosi di fare qualcosa che proprio nasce da noi, non ci sentiamo troppo accostare a un’etichetta. Secondo me è troppo limitante, ti costringe a un certo circuito, ti spinge a un certo giro di locali e quindi a un certo punto, perché siamo un po’ così, abbiamo coniato questo neologismo di Rock degressivo per definire la musica che facciamo, che non è proprio Prog, che non è proprio Rock italiano, che non è proprio Cantautorato: è Astrolabio, è Rock degressivo.”

Come vuoi: io l’etichetta non te la do. Ho messo sotto “Sui muri”,
““Sui muri” hai scelto, che canta il buon Paolo Iemmi. Ecco, così abbiamo una testimonianza anche di un vero cantate all’interno di Astrolabio [ride, ndr].”

C’è ancora da dire perché vi chiamate Astrolabio? Come avere il vostro CD?
“Innanzitutto il nome è balzato all’orecchio da un disco dei Garybaldi, detto per chi conosce il buon Bambi Fossati e i Garybaldi, e poi anche perché fondamentalmente anche concettualmente era un nome che ci piaceva tanto. È un antico strumento per la misurazione delle stelle e quindi ci piace questa idea di guardare le stelle dal basso e capire la direzione. Per prendere il CD è molto semplice: basta andare sul nostro sito www.astrosito.it e c’è tutta la nostra discografia acquistabile. Oppure ci contattate sulla pagina Facebook e anche da lì ci si accorda.”

Un grosso abbraccio e un break a leg per il vostro futuro.
“Un grosso abbraccio anche a te e ciao a tutti gli ascoltatori. Ciao grazie!”

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