Phoenix again, Unexplored. Quando il Prog è di famiglia

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La galassia dei gruppi Prog italiani, dagli inizi degli anni ’70 ad oggi non è certo scarsamente popolata, ma trovare un gruppo in cui quattro membri condividono lo stesso cognome è una cosa più unica che rara. Quando la passione per la musica di alto livello riesce a contagiare una famiglia intera, ecco che arrivano i Phoenix again. Parliamone con uno dei fondatori.

Siamo qui con Antonio Lorandi. Ciao Antonio.
“Ciao a te e a tutti gli ascoltatori di Rock Polis. Antonio dei Phoenix again è qui con voi, da Brescia.”

La tua è una band familiare. Salutiamo tutti e facciamo vedere che siete davvero una famiglia.
“Sì esatto. Allora partiamo dai “non Lorandi”, che sono Silvano Silva alla batteria, uno dei fondatori del gruppo, e Andrea Piccinelli alle tastiere e violoncello che non è nei CD di studio. Poi ci siamo io Antonio al basso, mio fratello Sergio Lorandi alla chitarra, anche noi due membri fondatori, i miei due figli Marco Lorandi alla chitarra e Giorgio Lorandi alle percussioni e anche 12 corde quando serve, nei live. Questa è la famiglia.!

Non so quanti nel mondo possano vantare di avere un gruppo Prog che è una famiglia.
“Manca mia moglie ma non sa suonare niente sennò avrei coinvolto anche lei [ride, ndr]. Se vuoi un po della nostra storia, siamo nati nell’81 come è scritto nel nostro sito www.phoenixagain.it, fondati dai tre fratelli Lorandi: io, Sergio e Claudio, che purtroppo è scomparso nel 2007, lui chitarra solista e anche voce, e dal batterista Silvano. Siamo rimasti in tre, ma la scomparsa di mio fratello ci ha dato la forza di ricominciare, di fatto non avevamo mai pubblicato niente, e grazie a lui abbiamo fatto il primo album, dove ci sono le sue tracce di chitarra. Lui c’è sempre nei nostri dischi: nel secondo c’è una voce registrata sua in “Invisible shame”, in “Look out”. In questo, la copertina del disco di “Unexplored” è un suo quadro, lui era un pittore. C’è sempre.”

Unexplored” è il vostro terzo album, quello della maturità.
“Mah, così dicono. Noi tre siamo un po’ su d’età quindi maturi… ma come fai a dire che un musicista è maturo a 59 anni. Abbiamo ancora un sacco di cose da dire, ci sentiamo giovani [ride, ndr].”

Maturità vuol dire che hai raggiunto una forma, e questo rispetto ai primi due si sente che è un’evoluzione che vi distacca dalle forme del Progressive più tradizionali, vi caratterizza.
“Diciamo che a questo hanno collaborato molto anche i nuovi giovani, abbiamo dato in mano a loro i suoni, le sonorità, gli arrangiamenti, proprio per dare una svolta. Avevano già collaborato in “Look out” però solo suonandolo, mentre in questo abbiamo detto “ragazzi vogliamo che voi veniate coinvolti, dovete essere Phoenix a tutti gli effetti”. Ad Andrea “mettici le tue tastiere, decidi tu come vuoi fare gli assoli, i suoni che vuoi usare”, a mio figlio Marco ho detto “usa i suoni di chitarra che preferisci” e a mio figlio Giorgio “usa le percussioni che tu senti utili per questo pezzo”. Quindi abbiamo fatto lavorare molto i giovani, mettendo noi le idee di base, e loro ci hanno lavorato parecchio. Questo è veramente positivo per noi.”

C’è stata una grande riuscita, un’evoluzione. Per esempio nello scorso album c’è una sola traccia cantata, in questo diverse.
“Sì sono due cantate con un testo “That day will come” e “To be afraid”. Poi ne abbiamo due con i cori “Silver” e “Great event”. I cori sono nostri. Quella dell’altro CD è di mio fratello Claudio, voce registrata che usiamo anche dal vivo, per una questione di ricordo: è come se fosse sul palco con noi. E poi anche i canti gregoriani li abbiamo fatti noi personalmente, come in “Adso da Melk” del secondo album. Calcolando che mio figlio è un medievalista, un latinista, ha scelto lui i testi.”

Mettiamo che uno volesse esplorare questo “Unexplored”?
“Ti racconto due piccoli aneddoti. Ad esempio “The bridge of Geese” l’abbiamo composto per il Decameron di Marco Bernard della Finlandia, Musea records Colossus, ci han chiesto di partecipare. È un brano che io ho scritto intanto che andavo in giro col furgone, poi sono arrivato da mio fratello Sergio e gli ho detto “senti: prendi la chitarra, fammi questo pezzettino”, la parte iniziale e finale, medievale e sinfonica, l’ho scritta io e arrangiata tutti insieme, la parte centrale tirata è stata composta da Sergio e Silvano. Invece “Silver”, altro fatto curioso, è un brano che aveva nel cassetto mio fratello Sergio, me la fa sentire e mi dice “che ne pensi di questo brano”, lui ci aveva fatto un “laila laila” come traccia vocale, poi ci scriviamo il testo. E allora gli ho detto “perché ci vuoi scrivere le parole? Ci facciamo laila laila e lo lasciamo così” [ride, ndr]. Poi l’ho fatto sentire ai ragazzi e mi han detto “ehi senti che figata”. Invece “Whisky” è un brano un po’ particolare, io lo spiego dal vivo quando posso parlare in italiano, non lo spiegherò mai in inglese. In questo brano molto particolare che ricorda i King crimson, i Gentle giant in certi punti, la traccia del basso sarebbe un uomo sobrio. In un punto lui perde il lavoro, la moglie. Anche se è strumentale e c’è solo il titolo, racconta una storia, una sceneggiatura. La linea del basso è retta, mentre le tastiere a un certo punto se ne vanno in note discordanti, sembra che il bassista sbagli, ma è voluto.”

Lo avevo notato, c’è una certa dissonanza jazz, non fatta per errore o a caso.
“Fatta appositamente, e sta bene lì. All’inizio avevo seguito il diesis, poi abbiamo detto “ma no, lasciamola così”. Quindi vedi i dischi hanno tante storie, ogni brano ha la sua.”

Ma gli ascoltatori come possono acquistare il vostro album?
“Lo possono trovare sul catalogo della Black widow, la nostra etichetta, oppure possono andare su Bandcamp, phoenixagain. Tra l’altro oltre a poter acquistare i tre album si può anche scaricare due live, uno doppio in Olanda del 2016 e uno in Flero del 2012. Vi invito ad andare a farlo.”

Sì, scaricare i vostri live per 50 centesimi ne vale davvero la pena.
“Poi vi invito ad andare a La claque dove suoneremo, qui a Genova. Quindi lo dico a tutti i genovesi., i lombardi, i liguri. Noi ci saremo sabato sera 11 novembre, chiuderemo la serata con un’oretta e qualcosa di Prog, dove presenteremo 4 o 5 brani del nuovo disco e 4 o 5 dei passati. Poi spererei di venire a Roma, chissà. La prima in Olanda al Parkville in aprile e poi speriamo di venire dalle vostre parti.”

E noi saremo ben contenti di venirvi a vedere. Tenete d’occhio il loro Facebook per sapere dove e quando suoneranno.
“Un abbraccio a te e a tutti gli ascoltatori di Rock Polis e Radio Godot. Ciao dai Phoenix again.”

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