Cannibali, Vampiri e l’ossessione del cibo

The Neon Demon

Tutti oggi osannano l’estetica di Nicolas Winding Refn, regista danese di 46 anni, nelle sale italiane in questi giorni con Neon Demon, e autore di film come Drive e Valhalla Rising. Ne parliamo qui, in una rubrica dedicata al Food, perché nel film il corpo della bella Elle Finning, giovane orfana che prova ad entrare nel mondo delle mannequin non senza un filo di malizia, sarà divorato in un atto di cannibalismo da tre splendide ragazze (vedi qui il trailer del film). Il gesto serve per conservare intatta la bellezza delle donne, con stacco coscia pari a 1,20 m. Refn inscena quello che bene o male tutti immaginano essere uno dei limiti del mondo della moda: l’ossessione per la bellezza. Se vuoi appartenere a questo mondo, se vuoi essere scelta per sfilate di moda o per servizi fotografici da riviste patinate devi essere bella, giovane e magra. Anzi magrissima. Il cibo allora diventa un tabù. Refn nella finzione spinge ad oltranza questa ossessione, creando esseri demoniaci, che si azzannano, si uccidono e si mangiano tra di loro. E la protagonista, che all’inizio sembra giovane e sperduta, di fatto è una di loro. Sa usare le sue leve psicologiche, inscenando una ragazzina ingenua ma bellissima, capace di attirare gli sguardi eccitati degli uomini e di chi detiene le chiavi di accesso al mondo patinato. Neon Demon è un film giocato tra cannibalismo e necrofilia, con una scena esplicita di dubbio gusto. Su questo racconto abbastanza semplice, Refn non ha fatto altro che spingere all’eccesso, estremizzando l’ossessione del cibo tra le giovani indossatrici, secondo una vulgata abbastanza popolare, per creare un’atmosfera di malattia, pervasa da dinamiche perverse, priva di contenuti psicologici (e quale interiorità immaginare per un demone?). Atmosfere solo descritte, mai davvero narrate che si presentano sotto forma di scene slegate fra di loro. Un film criptico perché autoreferenziale, privo di passione e dove la macchina da presa gioca un ruolo decisivo. Le attrici, bellissime, contribuiscono a dare quell’aura di maledizione demoniaca, che il regista rende con lunghe sequenze, lente e esasperanti, dove lo sguardo indugia su questi esseri efebici, impenetrabili, la cui bellezza allontana, mette paura, allarma.

Only Lovers Left AliveDi diverso tenore l’altro film che abbiamo scelto di parlare. Lo splendido Only Lovers Left Alive di Jim Jarmusch, uscito nel 2013. Un racconto politico che si veste di un’estetica decadente, di una bellezza raffinata e difficilmente ravvisabile in altre pellicole e che lascia fermo al palo l’ultima di Refn (vedi qui il trailer). È la storia di una coppia di vampiri, immortali per loro natura, che hanno passato tutte le epoche dell’umanità. Che sono profondamente annoiati. Che devono bere ogni giorno una dose di sangue per sopravvivere. Il sangue è il loro sostentamento, ma anche la loro principale fonte di felicità – come potrebbe esserlo una droga. La coppia potrebbe andarsene in giro a succhiare il sangue dagli umani, con la duplice alternativa di trasformarli in mezzi vampiri o di ucciderli. Invece, nel tempo, si sono ingentiliti, hanno superato le epoche barbariche in cui uccidevano per la sopravvivenza. Nel 2013 il sangue se lo procurano comprandolo o prelevandolo dalle banche del sangue, grazia alla complicità di umani con i quali convivono, sopportandone i limiti. Ma gli umani non sono più gli umani di una volta. Anche loro si sono infettati, e le banche del sangue danno campioni avariati. E così anche per loro il cibo diventa un qualcosa che da piacere estremo si trasforma in un pericolo per la loro stessa esistenza. E in regime di scarsità anche l’essere più raffinato e ingentilito, che il tempo, le usanze e le abitudini hanno reso delicato, attento e comprensivo, tornerà ad essere il vampiro che in fondo è sempre stato e colpirà, arrecando sofferenza e dolore per la propria sopravvivenza. Only Lovers Left Alive è un film politico, e attraverso le categorie politiche della borghesia e del proletariato è possibile trovare il significato profondo ad una pellicola che affascina gli occhi e il cuore per la capacità estetica che Jarmusch ha di narrare la vicenda e mettere sullo schermo simboli che spiegano il suo tempo.

Only Lovers Left AliveLa bellissima e decadente coppia di vampiri di cui si narra la vicenda, Tilda Swinton e Tom Hiddleston, impersonano due annoiati alti borghesi, dai modi gentili, magnanimi verso chi è in basso nella scala sociale (gli umani). Sono due principi borghesi dalla ricchezza immensa, che però nel momento della crisi economica, che nel film è alimentare ed è simboleggiata dal sangue (dei lavoratori), smette le buone maniere e torna ad essere quella rapace borghesia capitalista (finanziaria, industriale, bancaria), liberista nel pensiero, illiberale nei modi di sfruttamento della forza lavoro, da cui proviene e il cui imprinting è impossibile perdere, perché fa parte della sua natura. Il vampiro non è addomesticabile e la natura è quella di colpire e uccidere per mangiare, così come la natura della borghesia capitalista è quella di competere e vincere le sfide del mercato, sfruttando il lavoro e sottopagando gli operai. Vedendo il film di Refn e la pochezza della storia che sta alla base delle immagini, ci è venuto in mente il film di Jarmusch, che lo sopravanza non solo a livello estetico, ma anche per un pensiero, per un’interpretazione della società americana che lo circonda. In entrambi il cibo è centrale ed è un ossessione. Ma solo nel film di Jarmusch diventa un elemento dai molteplici significati. Funzionale al racconto fantastico. Altrettanto funzionale come simbolo, perchè primo e più importante indizio per cogliere il significato politico del film.

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