Segno positivo per Dop e Igp italiane

Dop e Igp, segno positivo per le certificazioni italiane

Il dato che emerge dal XIII Rapporto Qualivita-Ismea 2015, diffuso ieri nel corso della conferenza che si è svolta a Roma all’Hotel Quirinale in occasione della Giornata nazionale della qualità agroalimentare, è forte. I prodotti certificati con marchio Dop (Denominazione di Origine Protetta) e Igp (Indicazione Geografica Protetta), introdotti e voluti dall’Unione Europea, cui si aggiunge anche la Stg (Specialità Tradizionale Garantita), raggiunge il valore complessivo di 13,2 miliardi di fatturato, in crescita del 4% rispetto al 2013 e pari al 10% del fatturato totale dell’industria alimentare. Una cifra importante che spiega bene quale peso abbiano le produzioni agricole per il Bel Paese. Anche perché ben 7 miliardi provengono dall’export, tra l’altro in forte crescita sull’anno precedente con un netto +8,2%. Un dato che potrebbe essere anche più rotondo se non fosse frenato dalle imitazioni di prodotti italiani che erodono ogni anno importanti quote di mercato alle eccellenze italiane. Emerge che l’Italia è la nazione con più prodotti certificati. Ne conta 805 in totale, ripartiti rispettivamente in 282 per il food e 523 per il wine. E nel 2015 le certificazioni sono cresciute ancora con +9 prodotti di qualità. Anche se le altre nazioni europee non sono state a guardare e hanno fatto segnare alcuni significativi incrementi, specialmente Croazia e Portogallo con ben 8 certificazioni all’attivo ciascuna.

Emerge dal rapporto che in Italia in pratica non esiste un solo comune italiano senza prodotti certificati. Eppure ancora non basta. Da questo punto di vista il commento del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, a margine dell’incontro, è stato chiaro. «Oggi ci siamo riuniti e confrontati con i rappresentanti di Dop e Igp che sono i nostri cavalli di razza sui mercati internazionali. Ma c’è anche un potenziale inespresso, soprattutto al Sud, che è nostro dovere aiutare ad emergere con programmi mirati alla formazione e allo sviluppo organizzativo. Nelle prossime settimane presenteremo un pacchetto di proposte operative che aiuteranno alcune realtà di qualità a emergere meglio». Il senso del discorso è che dalla fiera delle opportunità, che le certificazioni Dop e Igp offrono, una parte dell’Italia, quella Meridionale, è esclusa. O meglio esprime meno potenzialità di altre regioni. Insomma i 13,2 miliardi di fatturato annuo potrebbero crescere ancora, se il Sud potesse dispiegare la sua forza agroalimentare attraverso le certificazioni. E qui ci vuole un netto cambio di mentalità per tante realtà produttive medio piccole. Perché bisogna ricordare che il successo delle certificazioni Dop e Igp sul mercato, ma ricordiamo che la nostra nazione ha anche le Doc e le Docg, è dato dalla richiesta di un innalzamento della qualità delle produzioni agroalimentari. I numeri dicono che quanto più si lavora verso un innalzamento della qualità, tanto più si ottengono riscontri positivi dai mercati. Il trend ormai è chiaro. Il consumatore vuole essere tutelato e vuole essere certo che quello che porta in tavola, non solo è buono ma è anche sano e rispettoso dell’ambiente.

Dop e Igp non devono essere visti come un problema di disciplinare che mette vincoli e paletti e rende più difficile la vita al produttore e che costringe ad erodere il profitto attraverso l’applicazione delle norme. Piuttosto si tratta di una grande opportunità che andrebbe vissuta fino in fondo e che richiede un cambiamento culturale soprattutto per i medio piccoli imprenditori, perché vorrebbe dire consorziarsi, mettersi in rete, lavorare fianco a fianco con altri imprenditori, per raggiungere un grado di eccellenza maggiore. Che però offre visibilità e nuovi sbocchi sui mercati, non soltanto e non solo internazionali ma anche italiani.

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