Runaway totem, La traccia. Ricerche multi sensoriali

runaway_totem

Il Progressive è un genere musicale a parte, dove nulla si può dare per scontato. È fatto molto da musica sperimentale, di ricerca continua di nuove soluzioni sonore e non solo. Questo concetto è molto ben presente ai membri dei Runaway totem, la cui voglia di innovare ha portato a concepire e realizzare un progetto particolare e interessante. Il loro leader Roberto, o Cahål de bêtêl, ce ne parla.

Eccoci qua, siamo qui con Cahål de bêtêl. Ho sbagliato la pronuncia?
“Buonasera a tutti, no no hai detto giusto. Cahål de bêtêl.”

Ho sbagliato solo l’accento. Terrestrialmente detto Roberto.
“Sì sono Roberto Gottardi, l’alias è Cahål de bêtêl, che è l’Elemento che io vado ad impersonare, perché come sapete ci sono gli Elementi che scendono e scelgono dei musicisti. Ogni volta che un Elemento scende fa parte di Runaway totem, dopodiché entra in quel musicista, e quando quell’Elemento ha finito il suo percorso qua, ritorna da dove viene e il musicista torna al suo mondo [ride, ndr] a suonare.”

E quindi noi ci stiamo collegando con un filo diretto all’Elemento venuto dal cosmo. Parlando di questa ambientazione musicale, non è che un Elemento viene qui per fare Prog, per far Rock.
“Sì, infatti viene per fare, come per la matematica, per creare un linguaggio, un linguaggio che sia capibile da tutti, ma particolare. Che è la musica, non costruita per essere musica di ascolto e divertimento, ma musica proprio per dire delle cose importanti e non solo. Per essere qualcosa che entra in rapporto con il tutto.”

Già, tanto è vero che questo “La traccia” è un CD particolare che non basterebbe da solo per capire quello che stiamo sentendo.
“Direi di sì, hai ragione: questo è un CD che, alla fine di un certo percorso, praticamente ne introduce uno nuovo. Il lavoro si chiama “La traccia”, però i Runaway totem in questo momento sono entrati nel mondo di art phonia, dell’arte della fonia, del suono. Difatti oltre a questo adesso stiamo lavorando a un nuovo album che fa sempre parte dell’art phonia, molto particolare. Cerchiamo di essere sempre innovativi per quello che possiamo essere e i nostri Elementi ci dicono di fare.”

Questa innovazione l’abbiamo sentita nella prima canzone “L’uomo all’incrocio” e quando ci salutiamo la sentiremo in “Qui”. Si sente la complessità dei suoni, del canto, e chi viene ai vostri concerti scopre che non c’è solo voce e chitarra.
“Sì bravissimo, esatto. Io ho intrapreso la strada, il percorso, della liuteria elettronica. Tipicamente la chitarra viene filtrata attraverso dei computer, sia a livello audio che a livello midi, e riesco a creare delle ambientazioni molto molto particolari. Oltre che ad avere una voce importante, Raffaello Regoli alias Re-tuz, è molto importante anche perché lui è stato l’allievo di Demetrio Stratos, gli era molto amico, ha fatto dei lavori anche con Ares Tavolazzi. Ma a prescindere da questo noi continuiamo a fare ricerca. Il lavoro che stai presentando tu “La traccia” è un’operazione particolare perché noi la chiamiamo poesia sonora. Cioè, normalmente la poesia viene adoperata per essere cantata: il cantautore crea una poesia, dopodiché crea la sua musica. Noi invece siamo partiti da un concetto diverso: invece che fare la musica inerente alla poesia, abbiamo fatto che è la poesia stessa che crea le ambientazioni sonore, e non è scritta per essere cantata.”

Sembra un concetto facile ma non lo è, non è banale questo rovesciamento. Sono le parole che creano la musica, non che l’accompagnano.
“No no, assolutamente, perché nel momento in cui la voce in questo caso crea il canto, il canto non è più fatto di parole, ma è fatto di fonemi. Perciò diventa un’altra cosa ancora.”

E non potevate prendere allievo di un maestro migliore per questo. Sappiamo tutti delle ricerche infinite di Demetrio sulla voce. E per sentire questo CD uno si dovrebbe mettere in poltrona e guardare anche il DVD.
“Certo certo la ricerca. Sì, questo CD noi lo abbiamo pensato come un viaggio, un percorso, il trip come negli anni ’70, quando se ne facevano tanti, però questo qua è solo musicale. Cioè è proprio di ascolto: entrare in un mondo, e lasciarsi trasportare in questo mondo.”

Edito dalla Lizard records di Furlan che salutiamo, sul loro sito o quello dei Runaway totem c’è il CD e il CD col DVD, andate a dar loro il like e vedete dove faranno concerti.
“Saluto anche io Loris che è una persona molto molto disponibile e non solo: ha un fiuto non indifferente per le cose particolari musicali. Abbiamo tutto anche ai concerti, così c’è la possibilità di acquistarlo lì. Il 28 siamo a Fidenza a suonare, se volete venire è un festival di musica diversa. Ci hanno contattato e saremo lì a fare il nostro piccolo spettacolo, ci saranno molti altri gruppi.”

Questa poesia che diventa musica è un viaggio che cerca di ricreare quello che un feto sente prima del parto.
“Esatto, esatto, il concetto è questo: l’embrione all’interno del feto materno sente i suoni che stanno all’esterno e vede attraverso la pancia, perciò vede tutta una serie di immagini ovattate e molto virate all’arancio-rosso. È un viaggio, è quello che succede. L’autore dei testi è un filosofo, Eros Olivotto, che ci ha permesso di poter adoperare i suoi scritti per poter fare questo lavoro, diciamo è una sinergia tra poeta, filosofo, musicisti e poi anche ambientazione, teatro. È un po’ tutto un assieme, un cercare di mettere assieme tutto questo, difatti noi lo chiamiamo multi sensoriale proprio perché cerchiamo di dare una visione oltre che acustica, col suono, una visione con gli occhi per vedere immagini e poi sensazioni che vengono a te nel corpo con le vibrazioni.”

Potreste mettere qualcosa anche per il naso.
“Esatto [ride, ndr], potremmo mettere dei profumi e poi qualcosa da toccare. Potrebbe essere qualcosa da fare in futuro, perché no. L’abbiamo già pensata.”

Insomma qui c’è una certa evoluzione musicale, non aspettatevi il solito, tra virgolette, CD Progressive.
“Che già il Prog è una nicchia di mercato, fare ricerca all’interno del Progressive vuol dire andare addirittura in un’altra nicchia, sempre più in profondità.”

Diventa sempre più interessante, da seguire e da stupirsi. Runaway totem, “La traccia”, andate sul loro sito e Facebook: meritano davvero l’attenzione. Ma è il momento dei saluti, ti do un grosso abbraccio, e un ringraziamento per essere stati qui con noi.
“Ti ringrazio tantissimo di questo, un grosso abbraccio a tutti e speriamo di vederci al più presto possibile, magari a Roma il prossimo autunno. Ciao, ciao.”

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>