“Una voce particolare” di Stefania Cenci

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“Siamo in un mondo ricco di informazioni scientifiche e abbiamo la tecnologia che fino a pochi decenni fa potevamo solo sognarla. Ma a livello spirituale siamo rimasti dei trogloditi. Siamo come un enorme gigante che usa solo la forza dei muscoli. La testa e il cuore dove li abbiamo lasciati?”

Stefania Cenci ci travolge con la sua dura realtà fin dalle prime pagine di Una voce particolare, sua opera autopubblicata che offre il suo contributo al collettivo grido di speranza contro l’ennesimo male dell’umanità. Protagonista è Paola, moglie e madre prigioniera di una doppia dipendenza dai cannabinoidi e dal cortisone (quest’ultima per combattere l’asma da cui è affetta); una combinazione pericolosa di sostanze che con il tempo arrivano a provocarle stati di allucinazione radicati alla sua passione per la musica. Così ecco che una “voce particolare” inizia a guidarla, a consigliarla, a spingerla su sentieri oscuri che la allontanano sempre più dal marito e la figlia. E quando il troppo stroppia – quando diventa evidente la causa di queste visioni – resta solo da fare la cosa giusta, pur difficile che sia: smettere.

Scorrevole nella lettura e dettagliato nei fatti, con una protagonista che entra nella storia con tutta la sua personalità, il carattere, il dolore, i sentimenti, la passione per la musica e per due cantautori in particolare. Una voce particolare si rivela una lettura a tratti dolorosa ma indispensabile per chi ricerca l’argomento della tossicodipendenza. Ricordando a tutti che esiste sempre una via d’uscita da questi tunnel.

Come nasce UNA VOCE PARTICOLARE?

Questo libro nasce da una travagliata autobiografia in cui ho estrapolato 14 anni e successivamente è nato un romanzo che è stato riassunto in 3. Scrivendo mi ero accorta che questa vicenda poteva essere interessante per capire il percorso psichiatrico che un paziente può avere, carico di sofferenze e a volte non se ne vuole sentire parlare perché vige ancora lo stigma di essere matti.

Quale messaggio vuoi trasmettere?

Voglio trasmettere al lettore, che sia paziente psichiatrico o meno, che un tratto di vita vissuta può essere di aiuto ad altri che soffrono più o meno degli stessi disturbi e quindi far capire le dinamiche che si instaurano nella famiglia ma anche nel paziente stesso.

Leggi il mio libro perché..

Perchè il lavoro interiore che si fa su se stessi è importante per crescere, leggere ha anche questo scopo e leggendo il mio libro si possono trarre spunti per una riflessione intenta a migliorare la propria vita.

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Progetti futuri?

Ho in progetto un altro libro, è ancora in cantiere e vorrei parlare di depressione stavolta, un disturbo che sta aumentando giorno per giorno.

Concludo dicendo che le autobiografie non sono molto gettonate ma, a parer mio, sono indispensabili per confrontarsi con la realtà. Si possono leggere milioni di romanzi ma si rischia di vivere una vita non propria con il rischio di perdersi in un’esistenza che non ci appartiene.

Il libro merita 4 stelle su 5.

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