Alessandro Ebuli in “Incastri distanti”

LE SOFFERENZE ARRIVERANNO COMUNQUE, SE COSÌ VUOLE IL DESTINO. ABBIAMO VIAGGIATO TANTO, OSSERVATO LA REALTÀ CON I NOSTRI OCCHI. IL MONDO È COLMO DI SOFFERENZA, NELLA RICCHEZZA COSÌ COME NELLA POVERTÀ. NULLA PUÒ CAMBIARE IL DESTINO DI CIASCUNO DI NOI

Alessandro Ebuli riprende posto tra gli autori del nostro tempo con Incastri distanti, edito da ERETICA.

Questo libro raccoglie una serie di episodi brevi, alcuni di fantasia, altri realmente avvenuti e portati tristemente alla ribalta come reality show.

Questi ultimi – come le tragiche morti di Jeff Buckley, di Maria Fresu o del piccolo Alfredo Rampi – sono stati ricostruiti e adattati con sentimento e rispetto nei confronti di chi ha perso la vita quel giorno.

Incastri distanti è un libro che affascina e conquista, nella sua semplicità quanto nella sua drammaticità. Attraverso gli occhi di persone autentiche, ma anche di personaggi completamente fittizi, l’autore riesce nell’intento di proiettarci nella dolorosa realtà dei fatti: l’imprevedibilità della vita, l’ordine naturale delle cose che può improvvisamente spezzarsi e condurre chiunque – una o più persone – dall’altra parte, lasciando un vuoto in chi era con loro quel giorno. Di certo saranno in molti a ricercare informazioni sui fatti realmente avvenuti dopo aver letto questo libro, ma l’autore punta ancora più in alto: ci ricorda, insieme alla vita, che “non è possibile fuggire dalla realtà, e talvolta ripercorrere la propria storia è necessario”.

In conclusione, si rivela una storia che insegna e che spinge a non dimenticare questi fatti di cronaca.

 

Come nasce quest’opera letteraria?

Incastri distanti nasce idealmente all’inizio del 2016, ma necessita di un intero anno prima di riuscire ad essere costruito con precisione nella mia mente ed un altro anno per la stesura definitiva del libro, che è proseguita senza sosta per tutto il 2017. Era mia intenzione creare un concept di fondo, non una semplice raccolta di racconti, quanto piuttosto dieci capitoli legati tra loro da un unico comune denominatore: l’esperienza generata dalla sofferenza. Per questo ho deciso di scrivere delle storie che prendessero spunto da fatti di cronaca realmente accaduti, fatti che nello specifico avessero significato emotivamente molto per me.

L’attentato alle Twin Towers a New York, la strage di Bologna dell’agosto 1980, la strage di Ustica, la morte straziante del piccolo Alfredino Rampi, l’omicidio della studentessa Marta Russo all’università La Sapienza a Roma ed altre di mia totale invenzione, che vanno a toccare argomenti delicati e socialmente importanti come l’anoressia e la dipendenza dalle droghe e dall’alcool.

I fatti di cronaca utilizzati per le mie storie sono alla base della trama, nella quale i personaggi non sono necessariamente esistiti od esistenti, oppure soltanto alcuni lo sono; il contesto della cronaca è servito per costruirvi intorno una storia che tenta a suo modo di affrontare situazioni e stati d’animo nel quale ognuno di noi può ritrovarsi: il senso di colpa, la solitudine, la paura, la rassegnazione, dentro alle quali non manco di analizzarne alcune attraverso la mia personale interpretazione. Non ho scelto a caso i fatti di cronaca, ma ho voluto romanzare quelli che hanno avuto maggiore impatto emotivo nella mia vita, tra tutte direi in modo particolare il tentativo di salvataggio di Alfredino, che ricordo perfettamente nonostante all’epoca del fatto avessi soltanto cinque anni, la stessa età del piccolo, e l’attentato alle Twin Towers, che ho vissuto intensamente perché avvenuto mentre mi trovavo in un contesto lavorativo molto particolare. Ma sono legato a tutti i tragici avvenimenti narrati nel libro.

 

Quale messaggio vuoi trasmettere a tutti coloro che si ritroveranno tra le mani questo libro?

Il messaggio credo sia abbastanza chiaro e nemmeno troppo nascosto, ovvero le sofferenze che spesso dobbiamo sopportare nel nostro percorso non possono fare altro che segnarci con delle profonde cicatrici, ma l’essere umano sa sempre rialzarsi e combattere e superare i momenti bui. Queste sofferenze lasciano il segno, certo, ma da esse possiamo trarre insegnamento, ricavando quelle esperienze che ci permetteranno di fare meno errori nel futuro, oppure adottare comportamenti che, utopicamente parlando, se tutti adottassero potrebbero rendere migliore questo mondo. C’è la speranza che si possa migliorare la propria condizione guardando in faccia la realtà. Siamo circondati dal dolore, ma se sapremo reagire diventeremo più forti. È il risultato della resilienza.

Mi auguro che i lettori di Incastri distanti possano cogliere questa sfumatura di speranza che ho tentato di far emergere con i miei racconti.

 

Leggi il mio libro perché…

…le storie narrate potranno farti riscoprire importanti fatti di cronaca del tuo passato che avevi dimenticato, rivisitati in chiave romanzata e non per questo totalmente rispondenti alla realtà, perché questo non è un saggio storico. Leggi il mio libro perché tutti noi siamo coinvolti nelle storie narrate anche se non ce ne rendiamo conto. Siamo tutti incastri distanti di un puzzle che quando sarà ricomposto mostrerà la vita di tutti noi. Non è possibile non domandarsi: Perché il destino non ha scelto me?

 

Progetti futuri?

Avevo iniziato la stesura di un thriller psicologico prima che l’idea di scrivere dei racconti legati a storie reali prendesse una forma concreta. Ho sentito l’esigenza di concentrarmi su Incastri distanti e sono totalmente soddisfatto del risultato, ma sento sia giunta l’ora di tornare a lavorare al thriller. Ha già un titolo definito, una trama corposa al suo interno ed ho in mente numerose idee circa il taglio concettuale che intendo dare ai protagonisti della storia. Il prossimo inverno lavorerò sodo nel tentativo di portarlo a termine per la metà del 2019.

 

Alessandro Ebuli merita 5 stelle su 5.

 

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