CALCIO. PornoTrap

PornoTrap

 

«Mmm! Sii! Aaaahhh! Bravo! Dai! Fallo fallo!». Nel leggere questa serie di esclamazioni, verrebbe da pensare che siamo nel momento di massimo climax orgasmico della scena madre di un film porno. Quella in cui l’amico del figlio, misteriosamente solo nell’altrui casa, riesce a farsi la mamma del compagno di banco che da mesi, segretamente, fantastica su di lui. E invece no. Stiamo guardando una partita di calcio, per essere più specifici, l’amichevole di lusso giocata ieri dalla nazionale Italiana contro la Germania in terra tedesca. Dopo il 4-3 del 1970 (altrimenti nota come “La partita del secolo”), il 3-1 nella finale del 1982 e il 0-2 dei Mondiali del 2006, l’Epica dello scontro tra queste due potenze del Calcio mondiale si è arricchita di un nuovo emozionante capitolo; non tanto per il risultato in campo, un triste 4-1 a favore dei colossi teutonici, quanto per la telecronaca di una delle figure più emblematiche della storia italiana del pallone: Giovanni Trapattoni. Il “Trap”, infatti, è stato scelto come commentatore tecnico delle partite azzurre per conto della Rai.

L’avvento di Sky nel mondo del calcio ha cambiato le regole del gioco per quanto riguarda la narrazione del mondo pallonaro. La rete satellitare infatti, ha fatto del pacchetto “Sport” il fiore all’occhiello della propria proposta commerciale, investendo una montagna di denaro per rendere l’esperienza dello spettatore il più coinvolgente e avvolgente possibile. Non c’è episodio che non possa essere visto da ogni singola angolazione, non c’è telecamera che non catturi anche il minimo dettaglio. Una sorta di “1984” del rettangolo verde, un “Big Brother” che tutto vede e giudica. La stessa evoluzione della natura dello sviluppo del gioco (molto più veloce e dinamico), ha costretto telecronisti e analisti della tattica ad un aggiornamento del linguaggio applicato al racconto del momento sportivo. In casa Rai, fino a qualche anno fa l’unica piattaforma in cui il popolo poteva scoprire le sorti domenicali della propria squadra del cuore, si è dovuto fare i conti con questo quadruplo sorpasso, con la consapevolezza che i mezzi economici e tecnici fossero di gran lunga inferiori. Inoltre la formazione di base dei telecronisti della Tv di Stato, pone le sue radici in un passato ormai remoto, che crea un senso di nostalgia e affetto ma al tempo stesso si scontra fragorosamente con la realtà. La scelta del Trap come esperto tattico è la massima espressione del concetto.

Per chi è cresciuto nei glorosi ’90 a pane e “Mai dire Gol”, Giovani Trapattoni è una sorta di totem. Le sue perle dialettiche sono ormai negli annali della Televisione e del Calcio: da «non dire gatto se non ce l’hai nel sacco» ai numerosi, sconclusionati discorsi, che riempivano le rubriche “Ipse Dixit”, in cui venivano ribattute su un’immaginaria macchina da scrivere, le sue argomentazioni metafisiche. La sublimazione definitiva, si raggiunse nella storica conferenza stampa nel suo periodo tedesco, quando alla guida del Bayern Monaco si lanciò in un’invettiva senza quartiere di fronte ad un gruppo incredulo di giornalisti (quella dello «Strunz!» per intenderci) e concluse affermando «Io sono terminato». Oggi le cose sono cambiate. Il focoso allenatore di un tempo ha lasciato il posto ad un uomo più riflessivo, forse troppo. Nel seguire il match di ieri infatti, si notava come gli interventi del Trap fossero almeno una quindicina di secondi in differita rispetto allo svolgimento dell’azione e non per problemi sulla connessione del segnale. Non certo aiutato dal dinamismo degli 11 azzurri in campo, Trapattoni probabilmente non ha fatto altro che adeguarsi ai ritmi biblici della linea mediana Motta-Montolivo. E così mentre la palla orbitava pericolosamente al limite dell’area italiana, lui concludeva l’intervento sull’innocua azione azzurra che non aveva portato ad altro che alla perdita del possesso palla. Da lì, una lunga serie di «Sii», «Dai», «Bene», «Molto bene», «Andiamo», «Sali», «E’ fuorigioco!”, «Nooo», «Mmm», «Pff», «Aaahh», «Gnn» arricchendo la galleria sonora umana di nuovi versi sconosciuti, arrivando all’apice quando, di fronte ad un’azione pericolosa degli azzurri sfumata sull’ultimo passaggio, un «Porca Putt…» gli resta strozzato in gola. L’Europeo è alle porte e l’Italia vista ieri dovrà impegnarsi molto per recitare un ruolo da protagonista. Se dovesse andar male però avremo almeno una certezza: con il Trap ce la godremo comunque e non poco.

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