CALCIO. Se questo è un frocio

gay pride

Il fantastico libro del Calcio italiano si è arricchito ieri di una nuova, emozionante pagina. L’occasione per scrivere questo grande momento di storia è stato l’incontro di Coppa Italia di ieri sera tra Napoli e Inter al San Paolo. Tralasceremo il racconto della partita (terminata 0-2 per l’Inter, che vola in semifinale), preferendo (ahinoi!) scrivere di quanto accaduto in zona panchine. I fatti: dopo l’indicazione dei 5 minuti di recupero stabiliti dall’arbitro, il tecnico nerazzurro, Mancini, si è rivolto al quarto uomo protestando per l’entità del tempo supplementare, giudicato eccessivo. A quel punto, il dirimpettaio partenopeo, Sarri, si è scagliato contro il collega dandogli del “frocio” e del “finocchio”. Ci si potrebbe fermare qui per rendere l’idea della bassezza della scena ma proseguiamo, facciamoci del male. Mancini, nell’intervista post partita, ha reso noti i dettagli dello scontro, poco chiari in presa diretta: «E’ un razzista, uomini come lui non devono stare nel calcio. Ha usato parole razziste, ha inveito contro di me poi mi ha urlato frocio e finocchio». Sulle convinzioni morali del tecnico marchigiano si potrebbe dibattere a lungo poichè sono state spesso mutevoli e poco chiare. Come quando in quel Lazio-Arsenal di Champions League, commentò così gli insulti razzisti che Mihajlovic e Vieira si scambiarono per tutto il corso della partita: «Qualche insulto in campo ci può stare, l’importante è che tutto finisca lì»; o ancora quando in occasione di un Inter-Napoli (anno 2007), dalla curva nerazzurra sbucò lo striscione “Napoli fogna d’Italia” e lui disse: «Era solo uno sfottò, come ce ne sono ogni domenica su tutti i campi. Non è stato bello leggere certe scritte, ma non si è trattato di una cosa così grave». Ma torniamo a ieri sera. Il “Mancio” ha proseguito: «Sono orgoglioso di essere frocio se lui è un uomo. Ha 60 anni non lo accetto, si deve vergognare. Il quarto uomo ha sentito e non ha detto niente». In molti, più che una reale presa di coscienza riguardo ad un tema tanto scottante, hanno visto una mirata strategia. Un allenatore più avvezzo al gioco psicologico dei media, capace di mettere pressione e far capitolare l’ultimo arrivato (primo in classifica in campionato e in rampa di lancio verso lo scudetto), che negli ultimi anni si è fatto notare proprio per uno stile diretto e un pò “rozzo”, della serie “pane al pane, vino al vino” e quindi estraneo alla componente comunicativa che è ormai parte integrante del mondo pallonaro. E se questo fosse il caso, il gioco della “vecchia volpe” Mancini sembra aver funzionato. Le parole di Sarri infatti, più che una difesa, sono suonate come un’ammissione, una fragorosa caduta nella rete tessuta dall’avversario: «Mi sembra un’esagerazione, è stato un momento di rabbia, non ce l’ho con Mancini, ero nervoso, l’espulsione di Mertens mi ha fatto perdere lucidità. Mi è solo sfuggito questo termine, è palese che non sia omofobo». Ed è qui che casca l’asino. Eh già, perchè nella vasta e fantasiosa gamma di insulti che si possono rivolgere, perchè scegliere proprio il termine “frocio”? E il sempreverde “stronzo”? Il classico “merda”? I mai banali “bastardo”, “cornuto” o “figlio di puttana”? Perchè tra tanti soddisfacenti improperi, il tecnico ha scelto proprio “frocio” come massima emanazione della propria frustrazione? Inoltre, Sarri non è nuovo a questo tipo di uscite. Infatti, ai tempi dell’Empoli, in Serie B, dichiarò quanto segue al termine di un match contro il Varese: «Il calcio è diventato uno sport per froci. Abbiamo subìto il doppio dei falli, ma abbiamo avuto più gialli noi. E’ uno sport di contatto e in Italia si fischia molto di più che in Inghilterra con interpretazione da omosessuali» (fonte Tuttosport). Qui non si vuole determinare se Sarri sia o meno omofobo. Tuttavia, il reiterato utilizzo di questi termini in chiave dispregiativa fa sorgere il dubbio che il tecnico non nutra grande stima nei confronti degli omosessuali. Inoltre il concetto di “quello che succede in campo deve restare in campo”, rilanciato prima dallo stesso Sarri e quindi dal suo portiere, Reina, perde di ogni significato di fronte a fatti del genere. Quando si progredirà mai verso una società più aperta e tollerante se questi fatti non vengono mai denunciati? Quando si utilizzerà mai la mano pesante per punire certe manifestazioni retrograde? Purtroppo viviamo in un Paese ancora profondamente radicato nel razzismo, nell’ignoranza, nella cultura dell’odio verso il diverso e finchè tutto questo passerà in cavalleria, nulla potrà mai cambiare. Per questo Carlo Tavecchio è ancora a capo del calcio nonostante le battute sui «mangiabanane scesi dagli alberi» (scandalo da cui è uscito praticamente illeso) e il suo fedelissimo Felice Belloli parlò di «dare soldi a quelle quattro lesbiche» quando era a capo della Lega Nazionale Dilettanti (frase che gli è costata il posto ma sicuramente tra qualche mese una nuova poltrona verrà scaldata dal deretano del suddetto). O ancora quando Antonio Cassano, interrogato sull’omosessualità nel calcio, rispose «Se son froci sono problemi loro». La squalifica di Sarri, secondo le notizie dell’ultima ora, dovrebbe essere piuttosto breve. Secondo quanto scrive gazzetta.it infatti, «come una curva viene chiusa solo quando epiteti razzisti sono rivolti contro giocatori di colore, così essendo l’esternazione di Sarri rivolta a Mancini, notoriamente eterosessuale, l’episodio non viene classificato come razzista, ma soltanto offensivo». Della serie: Mancini non è gay e allora dargli del frocio non è poi così grave. E quindi si va verso un paio di giornate di squalifica da scontare in Coppa Italia e in più nella prossima stagione, vista l’eliminazione del Napoli. E così, nel prossimo turno di campionato, Sarri sarà regolarmente al suo posto, intervverrà ai microfoni nel post partita e, con una bella battuta, l’acqua tornerà a scorrere regolarmente sotto il ponte. Indolore e senza paura. E ci dimenticheremo anche questa. Che froci.

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