Calibro 35, Decade. Dieci anni di grosso calibro

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Non c’è molto da dire, o forse pure troppo, per presentare uno dei fenomeni più interessanti e noti della musica strumentale italiana. Partiti da una forte passione e ricerca delle atmosfere Funk e Jazz dei poliziotteschi anni ’70, sulle tracce dei più grandi compositori italiani del ‘900, con grande perizia in pochi anni si sono guadagnati una fama e un rispetto tali da essere acclamati in tutto il mondo. Parliamo con Massimo Martellotta del loro ultimo lavoro.

Allora ragazzi oggi vi presento in diretta differita Massimo dei Calibro 35. Ciao Massimo, ci siamo conosciuti a Villa Ada al vostro concerto: dieci musicisti, una vostra collaborazione interessante con un altro ensemble.
“Ciao, ciao a tutti. Sì, l’ultimo album si chiama appunto “Decade” ed è un disco arrivato dopo dieci anni di attività. In sostanza ci siamo presi il lusso di fare un disco aggiungendo degli elementi orchestrali già in scrittura, a differenza degli altri dove abbiamo aggiunto sonorità sul quartetto registrato, qualche fiato o arco. In questo caso abbiamo deciso già di scrivere tutto il materiale e di registrarlo assieme a degli elementi orchestrali: i marimba, i violini, i fiati eccetera. Abbiamo provato a registrare tutti assieme come si faceva alla vecchia maniera, come abbiamo sempre fatto noi. È stato un esperimento molto gratificante perché comunque abbiamo al nostro solito registrato in pochi giorni, quindi c’è stata una grande preparazione prima, e poi in quattro giorni abbiamo registrato tutto il materiale. Ci siamo divertiti molto, per questo abbiamo deciso, dal primo tour che abbiamo fatto in febbraio, di portarlo in giro il più possibile con questo ensemble allargato, e abbiamo visto che funzionava. Era una cosa che non avevamo mai fatto, di portare un gruppo così grande, anche perché è una versione estesa dei Calibro 35. Visto che l’estate presenta molte occasioni, palchi piuttosto grandi, festival che te lo permettono, abbiamo provato a girare tutto il tour di questa estate facendo così, con dieci elementi sul palco. Una sorta di Calibro allargato: siamo noi quattro soliti, più sei musicisti. Alcuni sono quelli che hanno registrato nel disco, altri sono dei musicisti che abbiamo conosciuto nel percorso.”

Accidenti, bella questa idea di mettersi tutti a semicerchio, tu ed Enrico agli estremi e la musica al centro.
“Ma più che altro perché così è buono per noi musicisti: ci vediamo tutti quanti e ci ascoltiamo bene. Poi soprattutto l’idea era proprio quella di portare un collettivo di personaggi, dato che tutti quanti, secondo me, più che musicisti sono artisti. Nel senso che ogni elemento dell’ensemble oltre a essere un bravo musicista è un ottimo artista. Li cito tutti perché mi sembra doveroso. Abbiamo Sebastiano De Gennaro alle percussioni, che adesso sta suonando anche coi Baustelle, poi c’è Beppe Scardino al sax baritono, Federico Pierantoni al trombone, Mirko Cisilino alla tromba, poi abbiamo Angelo Maria Santisi al violoncello e per quattro data Rodrigo D’Erasmo al violino. Poi al violino ci sarà Roberto Izzo. Infine ci siamo noi quattro: Fabio Rondanini alla batteria, Luca Cavina al basso, Enrico Gabrielli a tastiere e sax e io Massimo Martellotta a tastiere, synth e chitarra.”

Li citiamo e li salutiamo. Ma voi suonate anche altri strumenti, tipo il waterphone, il dan bau. Quindi avete usato anche strumenti un po’ più particolari.
“Sì, abbiamo aggiunto questi elementi orchestrali. In ogni disco di solito abbiamo qualche figlio delle nostre ricerche personali sugli strumenti, e arriva sempre qualche nuovo oggetto. Abbiamo un pezzo “Polymeri” con dentro il waterphone: uno strumento un po’ particolare in cui si mette l’acqua dentro e si crea una sorta di percussione liquida, interessante. Il dan bau è uno strumento vietnamita fatto da una corda, che tra l’altro ci hanno anche rubato nell’ultimo tour che abbiamo fatto in Francia. Ma lo riprenderemo: è un oggetto un po’ difficile da trovare ma poco costoso. Abbiamo inserito questi elementi perché nelle colonne sonore spesso e volentieri si utilizzavano cose particolari, se pensi a Morricone con lo scacciapensieri su “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Questo ti da l’idea di un mondo sonoro, ti apre l’immaginario sonoro anche solo con un timbro, perciò aggiungiamo spesso strumenti bizzarri. Su “S.P.A.C.E.”, il disco precedente, la novità invece sono stati i sintetizzatori, che abbiamo usato come colore aggiuntivo in queste esplorazione dello spazio.”

Tu mi hai anticipato pronunciando correttamente il nome dell’album “Decade”, io ti volevo chiedere se si pronuncia all’inglese o come altro.
“Guarda, è una domanda che ricorre ed è un po’ cercata, dato che ci riferiamo anche a un contesto internazionale, facendo musica strumentale e tour all’estero da sempre. Significa sia decade come dieci anni di attività che anche all’inglese decade che richiama una sorta di decadimento distopico, di un universo un po’ distopico, che viene citato come riferimento in un contesto immaginifico, che abbiamo anche messo con l’architettura radicale dell’immagine in copertina. Quello è stato, come dire, un tassello di immaginario aggiunto per cercare di comunicare qualcosa che non sia solamente degli anni ’70 eccetera, ma qualcosa di cinematografico in senso un filo più ampio.”

Voi avete dieci anni d attività e un pubblico molto vasto. Chi ha sentito i primi Calibro 35 che erano appena sbarcati dal viaggio nel tempo negli anni ’70, può dire che questo album è veramente una svolta, un cambio, un’evoluzione del vostro sound che era più legato a colonne sonore anni ’70. Ci sono ancora, però c’è molta evoluzione e ricerca di nuove sonorità.
“Sì sì, assolutamente: è un’evoluzione abbastanza naturale. C’è sempre ovviamente il Funk citato delle colonne sonore da inseguimento, diciamo così, che ci contraddistingue. Ma ovviamente anche per semplice curiosità ci piace provare sempre delle strade nuove, provare ad ampliare un po’ quel contesto sonoro. Paradossalmente il fatto dell’utilizzo dell’orchestra è una mossa forse più retrò che in avanti, se tu pensi che sul primo disco “Calibro 35” in quartetto noi abbiamo rifatto alcuni pezzi che erano previsti per orchestra. In questo disco appunto abbiamo fatto il contrario: abbiamo messo per orchestra cose che partivano da un’idea di quartetto. Questo in qualche modo, da alcune parti, è un tornare indietro, perché abbiamo citato anche mondi sonori un po’ differenti dal solito: abbiamo due, tre temi d’amore, pezzi un po’ più melanconici come “Travelers”, “Ambienti”, “Agogica” eccetera. Sono brani abbastanza atipici per i Calibro 35: sono molto sentimentali, melodici. E questo è figlio di scegliere di usare una paletta di colori come quella, esiste quando tu hai la possibilità di usare gli archi. Evidentemente c’è venuto di essere un filo più lirici, perché è un colore che non avevamo prima, del quale noi personalmente siamo contenti come indirizzo. Con ciò non è detto che il prossimo disco non possa essere fatto in quattro, a fare solo improvvisazione selvaggia e noise, ecco [ride, ndr].”

Il risultato è ottimo ed è evidente. Siete passati dal vostro primo album a fare le cover dei pezzi di Morricone a fare dei brani che veramente ricordano Morricone, ricordano Bacalov, però sono pezzi vostri.
“Sì, noi già dal secondo disco abbiamo iniziato a scrivere pezzi originali. Anche nel primo ce n’erano un paio, e poi la cosa ha preso sempre più piede. E devo dire che anche in questo album qua, dopo dieci anni che comunque fai questo tipo di repertorio e hai un certo tipo di sound, alcuni pezzi li abbiamo provati a scrivere un po’ alla Calibro, e questo ci ha fatto piacere. Quando abbiamo iniziato a fare la paletta dei colori musicali dei brani che avevamo, a volte ci siamo detti “ok ma un pezzo alla Calibro c’è?”, “bisogna farlo” [ride, ndr]. E allora è venuto fuori “Superstudio”, il secondo pezzo del CD, che lo è molto. Questo significa che c’è un percorso che piano piano ha portato a un’identità di scrittura e di suono abbastanza forte. Questo è un buon risultato, quantomeno un buon punto di partenza per continuare a fare cose.”

Sia di “Superstudio” che di “Psycheground” che abbiamo messo all’inizio ci sono i video: andateli a vedere. Invitiamo tutti ad andare sul loro Facebook a dar loro il like, a vedere le date dei concerti che faranno. Ma se uno volesse questo “Decade” della Record kicks, come può fare per averlo?
Domani suoneremo a Fiesole per il pubblico toscano. Il disco si trova sul nostro store sul sito calibro35.net, oppure sul sito della Record kicks, o anche nei pochi negozi rimasti. La cosa più veloce è venire ai nostri concerti: ce lo abbiamo.”

Nel loro banchetto ai concerti c’è anche l’LP in due versioni: normale e limitata in vinile trasparente. Fatevici pure fare l’autografo se li beccate. Ti ringrazio ancora, ti auguro break a leg per le prossime date, voi siete veramente una nostra gloria nazionale ed è stato un onore parlare con te. Ciao.
“Grazie mille. Piacere mio, veramente, grazie. Ciao a tutti, ciao ciao.”

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