Cantine San Marzano: vigne nel carcere

Cantine San Marzano: vigne nel carcere

Insegnare un nuovo mestiere, quello del viticultore, per garantire un futuro migliore. È la possibilità che le Cantine San Marzano vogliono dare ai circa 10 detenuti della Casa Circondariale “Carmelo Magli” di Taranto, per un periodo di 3 anni.

«Questo progetto dimostra l’ulteriore impegno della nostra cooperativa in campo sociale e il legame profondo con il proprio territorio e i pugliesi, anche quelli più sfortunati, per cui la cantina sente una responsabilità personale». Sostiene il presidente di Cantine San Marzano, Francesco Cavallo, che ha siglato l’accordo con il direttore del carcere di Taranto, Stefania Baldassari, e il presidente del Centro di ricerca, sperimentazione e formazione in Agricoltura “Basile Caramia” di Locorotondo, Antonio Palmisano.

La coltivazione per la produzione di uva da vino, interesserà i terreni agricoli adiacenti alle mura della struttura circondariale tarantina, attualmente non produttivi. Questa attività avverrà con l’utilizzo di pratiche agricole tradizionali e con un limitato ricorso alla meccanizzazione, grazie a un percorso formativo sulle attività vinicole per il successivo, e qualificato, inserimento lavorativo dei detenuti in un territorio a forte vocazione enologica. Le bottiglie così prodotte creeranno un’etichetta originale e saranno commercializzate da San Marzano.

Un progetto inserito all’interno di un più ampio programma di attività che comprende anche una scuola di sartoria, un catering di cibi precotti e la coltivazione di un orto, finalizzato ad incrementare il tasso di rieducazione dei detenuti attraverso il lavoro penitenziario.

La Casa Circondariale “Carmelo Magli” si era già distinta, lo scorso luglio, per la creazione di un orto sinergico. Un progetto sperimentale che ha coinvolto, e coinvolge, un gruppo di detenuti, nella piantagione di ortaggi e piante officinali per seguirne la crescita giorno per giorno aumentando autostima e capacità di relazionali.

La sperimentazione avviata a Taranto è possibile anche grazie alle modalità di sorveglianza dinamica che permettono ad alcuni detenuti di vivere momenti della giornata senza il controllo pedante degli agenti di custodia. Un ad un controllo più “morbido” consente ai singoli individui di rapportarsi meglio con l’ambiente circostante rendendolo meno costrittivo.

Una bella storia di inclusione sociale che parte e coinvolge il nostro Sud.

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