Che spreco!

che spreco!

Frutta, verdura, latticini, tuberi sono alcuni dei cibi più sprecati dagli italiani e non solo. Ogni anno finiscono tra i rifiuti circa 5 milioni di tonnellate di alimenti commestibili, anche se dal 2008 ad oggi gli sprechi sono diminuiti del 30 %.

In Europa ogni persona getta circa 180 Kg di cibo pro-capite, il 42% di questo è a livello domestico. L’Italia è a metà tra il Paese Europeo che spreca di più, l’Olanda con 579 Kg di cibo e quello che spreca di meno, la Grecia con 44 Kg l’anno. Possiamo distinguere varie tipologie di perdita alimentare, quella che coinvolge l’inizio della filiera di produzione in fase di semina, coltivazione e raccolta, quella che riguarda una prima trasformazione del prodotto e quella che menziona industrie, distribuzione e consumatore finale.

In Italia ogni famiglia getta nella pattumiera circa 25 euro di alimenti al mese. Un paradosso parlare di spreco alimentare quando sappiamo che nei prossimi anni sarà sempre più difficile reperire il cibo e che ci sarà bisogno di incrementare la produzione del 60-70 %. Ma i dati parlano chiaro, l’80% di rifiuti commestibili in Italia sarebbe ancora consumabile, poter recuperare questa quantità di cibo significherebbe sfamare circa 2 milioni di persone. Di certo è inutile produrre alimenti che poi finiscono nella pattumiera, non solo da un punto di vista etico ma anche economico e ambientale. Infatti lo spreco di acqua, terreno, mangimi, fertilizzanti e di conseguenza l’emissione di gas serra contribuisce all’inquinamento atmosferico. Inoltre ogni tonnellata di rifiuti organici rilascia circa 4,2 tonnellate di anidride carbonica. Quindi diminuire i rifiuti significa anche aiutare il Pianeta.

Storicamente la cultura dello spreco risale all’inizio del boom economico, infatti fino ad allora prevaleva una cucina di riutilizzo che è stata sostituita dalla mania della credenza piena. Piccole regole che potrebbero aiutare a ridurre lo spreco sono: diminuire la quantità di cibo da comprare in relazione a quello che realmente si consuma, se possibile acquistare prodotti locali e di stagione, leggere bene le etichette per controllare la data di scadenza e come conservare al meglio gli alimenti, gli scarti e gli avanzi utilizzarli per inventare nuove ricette. I ristoranti e le catene di distribuzione posso offrire la merce che avanza alle associazioni che si occupano di sfamare le persone che non posso permettersi da mangiare, proprio come ha scelto di fare la Francia con una legge che obbliga le grandi catene a ripartire il cibo avanzato alle onlus che si occupano degli indigenti.

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